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La Manovra per le famiglie. Aiuti per chi ha figli, ma nulla per i single e poco agli anziani

Tra gli altri provvedimenti sono previsti il rafforzamento del fondo asili nido e il rifinanziamento della Carta “dedicata a te”
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Decontribuzione per le madri lavoratrici, rafforzamento del fondo asili nido, rifinanziamento della Carta “dedicata a te” e il 60% della retribuzione per il secondo mese di congedo parentale.

Gli incentivi alla natalità

La manovra destina un miliardo agli «incentivi alla natalità» più che alle famiglie, come del resto precisa la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa: i fondi vengono infatti indirizzati al sostegno dei genitori e in particolare delle madri con almeno due figli, meglio ancora se con tre, mentre nulla arriva per i single, le coppie senza figli o per chi si fa carico del lavoro di cura a sostegno di anziani e disabili. Non c’è un euro per far partire la riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti, nonostante il Pnrr calcoli che nel 2030 saranno 5 milioni, un peso insostenibile per le famiglie e soprattutto per le donne. E non c’è nulla neanche per le famiglie che vivono in affitto: c’è uno stanziamento di 380 milioni per il 2024 per le coppie under 36 c…

Decontribuzione per le madri lavoratrici, rafforzamento del fondo asili nido, rifinanziamento della Carta “dedicata a te” e il 60% della retribuzione per il secondo mese di congedo parentale.

Gli incentivi alla natalità

La manovra destina un miliardo agli «incentivi alla natalità» più che alle famiglie, come del resto precisa la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa: i fondi vengono infatti indirizzati al sostegno dei genitori e in particolare delle madri con almeno due figli, meglio ancora se con tre, mentre nulla arriva per i single, le coppie senza figli o per chi si fa carico del lavoro di cura a sostegno di anziani e disabili. Non c’è un euro per far partire la riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti, nonostante il Pnrr calcoli che nel 2030 saranno 5 milioni, un peso insostenibile per le famiglie e soprattutto per le donne. E non c’è nulla neanche per le famiglie che vivono in affitto: c’è uno stanziamento di 380 milioni per il 2024 per le coppie under 36 che intendono acquistare la prima casa, ma non vengono rifinanziati il Fondo di sostegno all’affitto e il Fondo per la morosità incolpevole, nonostante le oltre 140 mila famiglie colpite da un provvedimento di sfratto, con un aumento del 200% delle richieste di esecuzione nel 2022.

L’importanza di fratelli e sorelle

Il sostegno alla natalità nella legge di Bilancio scatta a partire dal secondo figlio. È alle madri di almeno due figli, fino a quando il secondogenito non ha compiuto i dieci anni di età, che è destinata la decontribuzione: «La misura più significativa riguarda la decontribuzione per le madri con due figli o più. - spiega Meloni in conferenza stampa - Queste non pagheranno i contributi a carico del lavoratore, li pagherà lo Stato. Una donna che mette al mondo almeno due figli ha già offerto al Paese un grande contributo».

Una misura, certo, destinata a far crescere in modo sostanzioso le buste paga delle lavoratrici madri, in un Paese in cui le donne tendono ad abbandonare il lavoro soprattutto dopo la nascita del secondo figlio: il tasso di occupazione delle madri in Italia è del 58,1 per cento, contro l’80,7 per cento delle donne senza figli, ma scende al 42,4 per chi ha tre o più figli. E quindi, dichiara la premier, la decontribuzione ha proprio l’obiettivo di «smontare la narrativa per cui la natalità è un disincentivo al lavoro. Vogliamo incentivare chi mette al mondo dei figli e voglia lavorare». Le risorse però sono più che limitate, per cui in realtà il taglio totale dei contributi è finanziato solo per un anno, ed è invece definitivo soltanto dai tre figli in poi. In questo caso vale però fino a quando il figlio più piccolo non compie i 18 anni.

Delusione asili nido

Ancora più deludente l’impatto del sostegno al pagamento delle rette degli asili nido, che sia da Meloni che successivamente dalla ministra delle Pari Opportunità e della Famiglia Eugenia Roccella viene annunciato come «asilo nido gratis dal secondo figlio». Ma una precisazione informale successiva di Palazzo Chigi spiega che quello che in effetti la legge di Bilancio prevede è solo un incremento di 150 milioni del Fondo per il bonus asili nido: ne potranno beneficiare le famiglie con un Isee inferiore a 40 mila euro. Stanziati inoltre 50 milioni per incrementare il fondo per gli asili nido paritari. Non viene confermato il taglio dell’Iva sui prodotti per la prima infanzia, neutralizzato dall’inflazione e quindi inutile, spiega la premier.

Aumentano congedo parentale e fringe benefit

A favore delle madri (ma anche dei padri) che lavorano arriva l’aumento dell’indennità di congedo parentale, che passa dal 30 al 60 per cento dello stipendio. Un ulteriore passo in avanti rispetto alla scorsa legge di Bilancio, che aveva previsto un aumento fino all’80 per cento dell’indennità per il primo mese di congedo. Le famiglie con figli vengono favorite anche rispetto ai fringe benefit, anche se si accorciano le distanze rispetto agli altri lavoratori rispetto ai parametri di quest’anno. Per i lavoratori con figli la soglia arriva a 2 mila euro, mentre per tutti gli altri si ferma a 1000 euro. Si potranno utilizzare anche per pagamenti di affitto e mutuo prima casa.

Confermata la Carta “dedicata a te”, per un sostegno all’acquisto dei beni di prima necessità: vengono stanziati 600 milioni. Rinnovato ma solo per il primo trimestre il contributo straordinario per il caro energia e il bonus sociale elettricità (200 milioni di euro) per sostenere le fasce più deboli della popolazione.

Rimane dunque al palo la riforma per l’assistenza agli anziani non autosufficienti, approvata nell’ambito del Pnrr, ma non finanziata. Le associazioni che fanno capo al “Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza” avevano lanciato un appello per un primo stanziamento da 1,3 miliardi, per mettere a terra la riforma. Si dovranno accontentare, spiegano fonti vicine al dossier, di alcune “rimanenze” di fondi del welfare, che la viceministra del Lavoro Maria Teresa Bellucci ha chiesto alla Ragioneria di quantificare e di indirizzare agli interventi previsti dalla riforma.

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