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Sanità: non aumenta il personale, ma il ricorso ai convenzionati

(ansa)
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Il “male” si nasconde nei dettagli. E di male ce n’è tanto in questa Nadef 2024. Cominciamo col dire che 136 miliardi stanziati per curare 60 milioni di italiani, dei quali oltre un quarto ha più di 65 anni, palesemente non bastano. Senza aggiungere che spendiamo il 6,4% del Pil per la sanità, mentre tedeschi e francesi sono al 10% e oltre: questo ci condanna a essere curati sempre peggio o a spendere di tasca nostra. Ma tant’è: il progressivo definanziamento del Servizio sanitario nazionale non comincia oggi. Oggi, però, nei dettagli, cominciano a delinearsi i contorni di quello che la maggioranza ha in mente.

Tre miliardi in più, dunque. Ma destinati allo scopo principe di ridurre le liste di attesa, come se il resto delle funzioni del Servizio potesse andare a ramengo senza soldi. Ma: come intende il governo tagliare le liste? In primis, col rinnovo del contratto di lavoro dei sanitari che comunque andava rinnovato, e con la detassazione degli straordinari e dei premi da dare a que…

Il “male” si nasconde nei dettagli. E di male ce n’è tanto in questa Nadef 2024. Cominciamo col dire che 136 miliardi stanziati per curare 60 milioni di italiani, dei quali oltre un quarto ha più di 65 anni, palesemente non bastano. Senza aggiungere che spendiamo il 6,4% del Pil per la sanità, mentre tedeschi e francesi sono al 10% e oltre: questo ci condanna a essere curati sempre peggio o a spendere di tasca nostra. Ma tant’è: il progressivo definanziamento del Servizio sanitario nazionale non comincia oggi. Oggi, però, nei dettagli, cominciano a delinearsi i contorni di quello che la maggioranza ha in mente.

Tre miliardi in più, dunque. Ma destinati allo scopo principe di ridurre le liste di attesa, come se il resto delle funzioni del Servizio potesse andare a ramengo senza soldi. Ma: come intende il governo tagliare le liste? In primis, col rinnovo del contratto di lavoro dei sanitari che comunque andava rinnovato, e con la detassazione degli straordinari e dei premi da dare a quelli che vorranno lavorare di più per smaltire le liste. Gli stessi medici che già fanno gli straordinari per tenere in piedi il Servizio. Quindi, la vera novità è che indirizzeranno i loro sforzi verso l’obiettivo delle liste di modo da guadagnare di più, lasciando scoperto il resto.

La seconda idea di Meloni per accorciare le liste è sfondare il tetto imposto alle strutture convenzionate dal governo Monti allo scopo, quello sì utile, di non assecondare la tendenza dei medici (magari operanti nella stessa struttura convenzionata) a prescrivere esami costosi quando non servono. La cosiddetta “inappropriatezza”, che genera una buona parte delle liste d’attesa e che genera fatturato alle convenzionate.

Certo, le liste vanno abbattute, ma assumendone altri medici visto che ne mancano 15 mila. E non aprendo la porta a ulteriori inappropriatezze. Ma a ben guardare queste due misure fanno di peggio: incrinano la governance unitaria del Ssn (vincolando soldi a un obiettivo definito, sgangherando così la macchina) e mandando gli italiani nel privato ancor più di quanto non accada. Che di per sé non è un male assoluto; ma, visto che le convenzioni sono pagate con le nostre tasse, sarebbe bene che fosse il Ssn a decidere cosa vuole dalle cliniche.

Ma il male profondo è la assoluta assenza di un finanziamento alla medicina territoriale, che tutti sanno essere il vero salvavita. I finanziamenti, dice il governo, arriveranno nel 2025.

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