Pensioni, la Fornero “resiste”. Ma i tagli sono pesanti, soprattutto per le donne
di Valentina ConteLa stretta sulle pensioni arriva ed è forte. Non stupisce perché è la voce più alta di spesa pubblica, attorno al 16% del Pil. Meraviglia perché per il secondo anno la dieta dimagrante viene prescritta da un governo di destra in cui tutte le sue componenti hanno sempre annunciato di voler cancellare la legge Fornero perché iniqua, in primis la Lega. Non solo questo non avviene, neppure nel 2024. Ma tutte le forme di flessibilità inventate negli anni per attenuare le rigidità di quella legge vengono inasprite, quasi scongiurate.
Le misure in scadenza a fine 2023
Parliamo delle tre misure che scadranno il prossimo 31 dicembre: Quota 103, Opzione donna e Ape sociale. Nessuna verrà riconfermata. Opzione donna, dopo lo stravolgimento dell’anno passato a…
La stretta sulle pensioni arriva ed è forte. Non stupisce perché è la voce più alta di spesa pubblica, attorno al 16% del Pil. Meraviglia perché per il secondo anno la dieta dimagrante viene prescritta da un governo di destra in cui tutte le sue componenti hanno sempre annunciato di voler cancellare la legge Fornero perché iniqua, in primis la Lega. Non solo questo non avviene, neppure nel 2024. Ma tutte le forme di flessibilità inventate negli anni per attenuare le rigidità di quella legge vengono inasprite, quasi scongiurate.
Le misure in scadenza a fine 2023
Parliamo delle tre misure che scadranno il prossimo 31 dicembre: Quota 103, Opzione donna e Ape sociale. Nessuna verrà riconfermata. Opzione donna, dopo lo stravolgimento dell’anno passato a opera proprio del governo Meloni che ne ha peggiorato i requisiti a tal punto da renderla inutile, viene del tutto abolita. Quota 103, l’uscita anticipata con 41 anni di contributi e 62 di età, figlia di Quota 100 e Quota 102, non sarà rinnovata e questa è una sorpresa. Alla vigilia della manovra sembrava un punto fermo, anche perché quest’anno le domande sono state meno della metà delle 42 mila preventivate. Spunta invece Quota 104. Ma anche qui c’è un giallo. Come per Ape sociale, la cui sopravvivenza è molto in dubbio.
In campo previdenziale, dal prossimo anno, nulla sarà come oggi. Il ministro leghista dell’Economia Giancarlo Giorgetti, seduto in conferenza stampa accanto al suo segretario di partito nonché vicepremier e anti-Fornero d’antan Matteo Salvini, ha parlato in modo esplicito di «misure rafforzate e restrittive» per le pensioni. Ha detto che «Ape sociale e Opzione donna saranno sostituite da un fondo per la flessibilità», in uscita. Senza mai confermare una Quota 104 “piena”, a 41 anni di contributi e 63 di età. Facendo intendere che il governo conta molto sul bonus Maroni introdotto l’anno scorso e rinnovato quest’anno. E cioè sulla scelta dei lavoratori di non andare in pensione, con la possibilità di incassare in busta paga la quota dei contributi previdenziali da loro versata all’Inps (9,19%), abbassando però la pensione futura.
Chi esce prima paga
Il ministro ha evidentemente in testa un quadro previdenziale in cui chi esce prima paga. Sulla scia della riforma delle pensioni che stava per chiudere il premier Draghi prima che saltasse il suo governo: flessibilità sostenibile per i conti, stesse regole dei giovani di oggi e quindi ricalcolo col metodo contributivo per tutti. Una sorta di “Opzione tutti” sulla scia di quanto avvenuto sin qui solo per le donne che uscivano a 58-59 anni con 35 di contributi, ma il ricalcolo in base a quanto versato e non agli ultimi stipendi, come nel metodo retributivo. Una penalizzazione che solo loro in questi anni hanno pagato, con tagli fino a un terzo dell’assegno.
Senza più scivoli
Ecco quindi che i tre scivoli - Quota 103, Opzione donna e Ape sociale - spariscono, forse anche nei nomi, per essere sostituiti da forme anticipate, rispetto ai 67 anni della legge Fornero, ma con qualche sacrificio da fare. Non proprio quanto il segretario Salvini auspicava quando indossava le magliette: “No Fornero”. Il requisito contributivo dell’Ape si alzerà per tutte le categorie svantaggiate - disoccupati, invalidi e caregiver - a 36 anni dai 30 attuali, come già succede per i lavoratori gravosi. In questa cornice le donne forse avranno uno sconto a 35 (al massimo si scende a 33 in presenza di figli), ma l’età di uscita sarebbe quella dell’Ape e cioè 63 anni, più alta di quella prevista per Opzione donna. Soglia anagrafica a cui il governo sembra guardare anche per Quota 104, come livello standard per anticipare il pensionamento.
Maglie strette per chiudere il portafoglio
Il quadro, visto così, sembra per sua natura destinato ad avere poco successo in termini di adesioni. E forse questo è l’obiettivo cercato dal governo per stringere la spesa. Le platee si assottiglieranno al punto da far avanzare le poche risorse stanziate. Per contro, il governo ha intenzione di affondare ancora la scure sulla rivalutazione all’inflazione delle pensioni esistenti così da fare cassa: l’anno scorso ricavò 10 miliardi in 3 anni. Di sicuro vengono prorogate le minime a 600 euro per gli over 75, misura che scade a fine dicembre. Forza Italia spera ancora in qualcosa in più e di scendere con l’età. Per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1996, i Millennials totalmente contributivi, il governo toglie il vincolo introdotto dalla Fornero di 1,5 volte l’assegno sociale per accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni. Ma per questa generazione, non essendoci l’integrazione al minimo, si rischiano pensioni molto basse e il ricorso all’assistenza.