Da una parte ci sono le restrizioni agli spostamenti, più evidenti durante il lockdown, ma comunque non del tutto superate dopo; dall’altra il timore che maneggiare le banconote possa favorire la trasmissione del virus. Sta di fatto che la pandemia di Coronavirus sta spingendo l’utilizzo della moneta elettronica. Con numerosi consumatori che, una volta provate la comodità e la sicurezza dei nuovi sistemi di pagamento, difficilmente torneranno indietro quando l’emergenza sarà superata. Uno scenario positivo per le aziende che operano nel settore dei pagamenti, a patto però di riuscire a tenere il passo che sta caratterizzando l’ambito della domanda.
Lo studio
L’ultimo World Payments Report 2020, realizzato da Capgemini, stima che il tasso composto di crescita annuale (il cosiddetto Cagr) per le transazioni non-cash si attesterà al 12% a livello globale nel periodo 2019-2023. Un livello di espansione di poco inferiore al 14% messo a segno tra il 2018 e il 2019, quando si è raggiunto a livello internazionale quota 708,5 miliardi di euro.
Asia in testa
Quanto alle aree geografiche, l’Asia-Pacifico ha superato l’Europa e il Nord America diventando leader in termini di volume delle transazioni non-cash nel 2019 (ben 243,6 miliardi). Diversi i motori di questa affermazione: l’impiego sempre più frequente degli smartphone per i pagamenti, il boom dell’e-commerce, l’adozione dei digital wallet e le innovazioni nei pagamenti mobile e tramite QR code, specie in mercati come Cina e India.
“Il Covid 19 ha accelerato il processo di innovazione nell’universo dei pagamenti per arrivare a definire una nuova normalità, in cui le aziende del settore dovranno padroneggiare il digitale”, spiega Monia Ferrari, financial services director di Capgemini in Italia. “I consumatori sono alla ricerca di velocità, convenienza e di una migliore customer experience, quindi i fornitori di servizi di pagamento devono offrire prodotti e servizi che rispondano a queste richieste”.
Evoluzione dell’offerta
In questo scenario, spiega l’esperta, “le banche e le società di pagamenti più lungimiranti da un lato stanno dando priorità alla trasformazione tecnologica, per ottenere un back-end più snello e agile che possa stare al passo con un front-end digitale, e dall’altro stanno adottando un approccio collaborativo con nuovi player, per creare organizzazioni più agili”.
Dunque le aziende attive nel settore dei pagamenti sono spinte verso una rapida trasformazione, proprio nel momento in cui si trovano a gestire volumi più consistenti e devono fronteggiare una maggiore concorrenza e fattori di rischio più elevati, amplificati dalla pandemia. I dirigenti intervistati affermano che le aziende sono esposte a rischi relativi a cybersecurity (42%), regolamentazione (37%), operatività (35%) e business (30%).
Non solo pericoli, comunque. Lo studio di Capgemini sottolinea che la tecnologia e la collaborazione possono aiutare le aziende del settore a crescere, in modo da tenere il passo della domanda.
Lo studio
L’ultimo World Payments Report 2020, realizzato da Capgemini, stima che il tasso composto di crescita annuale (il cosiddetto Cagr) per le transazioni non-cash si attesterà al 12% a livello globale nel periodo 2019-2023. Un livello di espansione di poco inferiore al 14% messo a segno tra il 2018 e il 2019, quando si è raggiunto a livello internazionale quota 708,5 miliardi di euro.
Asia in testa
Quanto alle aree geografiche, l’Asia-Pacifico ha superato l’Europa e il Nord America diventando leader in termini di volume delle transazioni non-cash nel 2019 (ben 243,6 miliardi). Diversi i motori di questa affermazione: l’impiego sempre più frequente degli smartphone per i pagamenti, il boom dell’e-commerce, l’adozione dei digital wallet e le innovazioni nei pagamenti mobile e tramite QR code, specie in mercati come Cina e India.
“Il Covid 19 ha accelerato il processo di innovazione nell’universo dei pagamenti per arrivare a definire una nuova normalità, in cui le aziende del settore dovranno padroneggiare il digitale”, spiega Monia Ferrari, financial services director di Capgemini in Italia. “I consumatori sono alla ricerca di velocità, convenienza e di una migliore customer experience, quindi i fornitori di servizi di pagamento devono offrire prodotti e servizi che rispondano a queste richieste”.
Evoluzione dell’offerta
In questo scenario, spiega l’esperta, “le banche e le società di pagamenti più lungimiranti da un lato stanno dando priorità alla trasformazione tecnologica, per ottenere un back-end più snello e agile che possa stare al passo con un front-end digitale, e dall’altro stanno adottando un approccio collaborativo con nuovi player, per creare organizzazioni più agili”.
Dunque le aziende attive nel settore dei pagamenti sono spinte verso una rapida trasformazione, proprio nel momento in cui si trovano a gestire volumi più consistenti e devono fronteggiare una maggiore concorrenza e fattori di rischio più elevati, amplificati dalla pandemia. I dirigenti intervistati affermano che le aziende sono esposte a rischi relativi a cybersecurity (42%), regolamentazione (37%), operatività (35%) e business (30%).
Non solo pericoli, comunque. Lo studio di Capgemini sottolinea che la tecnologia e la collaborazione possono aiutare le aziende del settore a crescere, in modo da tenere il passo della domanda.