Tra i molti aspetti che un investitore in criptovalute deve valutare con attenzione c’è sicuramente anche il tema del trattamento fiscale di questi strumenti, si parla anche di un possibile provvedimento di “voluntary disclosure” riguardante le criptovalute. Un primo interrogativo è come dovrebbe procedere un risparmiatore che volesse far emergere oggi criptovalute non dichiarate. “In primo luogo, va considerato l’adempimento degli eventuali obblighi di monitoraggio fiscale (quadro RW). Nonostante le criptovalute rappresentino un fenomeno a-territoriale, l’Agenzia delle Entrate tende, a determinate condizioni, a inquadrarle nella categoria delle attività “detenute all’estero”. Sotto il profilo reddituale (Irpef), a fronte di un quadro normativo ancora incerto, occorre valutare che il prelievo di criptovalute dal wallet può, secondo l’Agenzia, dare luogo a un evento impositivo”, rispondono Antonio Martino e Alberto Sandalo dello studio legale e tributario Dla Piper. “Qualora si desideri regolarizzare un portafoglio di criptovalute si può procedere mediante ravvedimento operoso (regolarizzazione ‘spontanea’ con sanzioni ridotte) o, in alternativa, attraverso un’autodenuncia all’Amministrazione finanziaria. Anche nel secondo caso è possibile ottenere una riduzione delle sanzioni, ma con il vantaggio di una regolarizzazione ‘guidata’ dall’Ufficio che potrebbe porre il contribuente al riparo dal rischio di accertamenti successivi”.
Avete già un’indicazione di quale potrebbe essere la portata della voluntary disclosure sulle criptovalute?
“Allo stato regna una grande incertezza. Il fenomeno delle criptovalute va compreso prima di tutto sotto il profilo tecnico, solo a quel punto è possibile tentare un inquadramento tributario. Il rischio, diversamente, è di creare confusione e disorientamento negli operatori, che si trovano in balia di regole poco chiare e d’interpretazioni arbitrarie. Chiaramente una procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure), se ben congeniata sotto il profilo della modulazione degli effetti premiali tributari e penali e accompagnata da regole certe sulla determinazione del reddito imponibile e sugli obblighi di monitoraggio, potrebbe avere un sicuro successo. Una cosa è certa: le criptovalute sono realtà e rappresentano un fenomeno che non può essere ignorato. Neanche dal Fisco”.
Quali problematiche normative e fiscali si andrebbero a risolvere con la procedura di voluntary?
“La procedura di collaborazione volontaria, nelle passate edizioni, è stata una procedura di regolarizzazione di tutti gli imponibili sottratti a tassazione in Italia e all’estero. La procedura copriva tutti i periodi d’imposta che, al momento della regolarizzazione, risultavano ancora accertabili. Si consentiva così la completa regolarizzazione della propria posizione fiscale ottenendo sconti solo in termini di sanzioni oltre a effetti premiali in campo penale tributario. Allo stato, ci pare che prima d’introdurre una voluntary disclosure sulle criptovalute, sarebbe necessario chiarire, a livello legislativo, il corretto trattamento tributario associato al fenomeno. La procedura di regolarizzazione avrebbe senso non come intervento isolato ed estemporaneo, ma come iniziativa da inserire in un più ampio disegno di sistematizzazione dell’universo delle criptovalute. A fronte di un quadro normativo chiaro, vi sarebbe senza dubbio un grande interesse a regolarizzare passate violazioni, come accaduto per le precedenti edizioni della voluntary disclosure”.