Banche e imprese, il dialogo possibile

Banche e imprese, il dialogo possibile

Caselli (Bocconi): “Gli istituti lavorino per l’investimento dei risparmi sulle aziende”

2 minuti di lettura

Esattamente come succede in ogni fase di politica monetaria restrittiva, anche in quella attuale si è riacceso il dibattito su quale sia il più equilibrato rapporto fra banche e imprese e su quali aspetti si possa lavorare per migliorarlo. La restrizione del credito, sia essa dettata dalle decisioni delle autorità monetarie o dall’avversione al rischio delle banche, porta infatti con sé un deterioramento della salute finanziaria delle imprese che, a loro volta, tenuto conto dei capitali già presi in prestito, rischiano di indebolire le banche stesse. Un circolo vizioso che, stando ai dati raccolti da Bankitalia, potrebbe aver già iniziato a muovere i primi passi. “Nel secondo trimestre del 2023 i criteri di offerta sui prestiti alle imprese hanno registrato un nuovo irrigidimento, ma di entità inferiore rispetto a quelli segnalati nei tre trimestri precedenti - scrivono gli analisti di via Nazionale nel documento 'Indagine sul credito bancario nell’area dell’euro - Principali risultati per le banche italiane' - L’ulteriore stretta ha continuato a riflettere una maggiore percezione del rischio e una minore tolleranza verso di esso. È proseguito, seppur attenuandosi lievemente, l’inasprimento dei termini e delle condizioni generali applicati ai finanziamenti, mentre si è interrotto l’ampliamento dei margini sui prestiti più rischiosi”. Per parte loro, le imprese hanno ridotto la domanda di credito sia per l’aumento dei tassi sia per il calo degli investimenti fissi. La contrazione della domanda ha riguardato imprese di diverse dimensioni, nonché prestiti a breve e a lungo termine.

Provando ad allungare il periodo di analisi, Stefano Caselli, professore della Bocconi, rileva come negli ultimi dieci anni le banche italiane abbiano lavorato sulla robustezza patrimoniale, che rappresenta un argine contro ogni tipo di incertezza e crisi. "La sfida vera per i prossimi anni è quella di indirizzare la straordinaria quantità di risparmio delle famiglie italiane, le cui attività finanziarie oggi ammontano a circa 5.300 miliardi di euro, di cui un terzo è rappresentato da liquidità, verso le piccole e medie imprese e l’economia reale più in generale - afferma l’esperto - L’obiettivo è quello di rafforzare la struttura patrimoniale delle piccole e medie imprese, non solo per metterle in condizione di affrontare le prossime crisi, ma anche per accedere ai finanziamenti con migliori condizioni. In questa partita le banche giocano un ruolo fondamentale di facilitatore attraverso i servizi di advisory, sia dal lato delle imprese, sia dal lato degli investimenti".

Per Lorenzo Macchi, head of financial services di Kpmg, è il progresso tecnologico ad offrire una grande opportunità di migliorare il rapporto banca e impresa “in termini di maggiore efficienza dei processi, risparmio di costi, ma anche di maggiore efficacia, aprendo nuove opportunità di confronto con il mondo imprenditoriale”.

Secondo l’esperto nell’attuale contesto, caratterizzato da un elevato livello di incertezza, le sfide per il settore bancario sono tre: la gestione del rischio di credito, a fronte della possibilità di una nuova ondata di Npl (non performing loans), la gestione del funding, con il termine delle operazioni di Tltro a novembre e la necessità di reperire nuove fonti di finanziamento sul mercato adeguando i costi di raccolta, e il mantenimento della redditività, rinnovando il business model in ottica digitale e Esg.

I commenti dei lettori