A scuola di educazione finanziaria

A scuola di educazione finanziaria

In Italia, il livello delle competenze dei giovani è medio basso

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Da quest’anno l’educazione finanziaria è materia didattica e viene insegnata nelle scuole di primo e secondo grado durante l’ora settimanale di Educazione civica. L’obiettivo è di far comprendere agli studenti i concetti base dell’economia - come l’inflazione o il rendimento - e spiegare il funzionamento del mercato finanziario. Ad introdurre l’educazione finanziaria nel sistema italiano - a partire dall’anno scolastico 2024/2025 - è stata la legge Capitali. L’obiettivo del provvedimento è quello di “educare la cittadinanza alla conoscenza finanziaria sin dalla scuola, elevandone il livello fino a farne diventare un argomento quotidiano in famiglia”.

La legge prevede che l’insegnamento avvenga in collaborazione tra il ministero dell’Istruzione e del merito, un comitato predisposto per l’elaborazione dei contenuti, la Fondazione per Educazione Finanziaria e Risparmio, la Banca d’Italia, la Consob e altri soggetti del settore come assicurazioni e fondi pensioni.

A spingere le istituzioni a prendere un provvedimento di questo genere sono stati (anche) i risultati conseguiti dagli italiani nell’ambito del “Programme for International Student Assessment” (Pisa), uno studio internazionale iniziato nel 1997 dall’Ocse con lo scopo di valutare in tutto il mondo i sistemi di istruzione, testando le competenze degli studenti di 15 anni.

Le indagini in tema di educazione finanziaria, alle quali il nostro Paese ha partecipato, hanno evidenziato nei nostri studenti un livello di competenze medio basso. Le ragioni che possono spiegare questo andamento sono sostanzialmente tre. La prima di queste componenti è culturale: nelle famiglie italiane si parla poco di denaro, soprattutto dove reddito e livello di istruzione sono meno elevati. Il ruolo della scuola è quindi particolarmente importante poiché i divari di competenze finanziarie tendono a riprodurre le differenze socioeconomiche del Paese. Parlarne a scuola non solo supererebbe i divari socioeconomici ma produrrebbe un effetto catalizzatore verso un aumento delle competenze dei genitori.

La seconda componente è il livello delle capacità matematiche, che spiega quasi l’80% delle differenze tra livelli di competenze finanziarie. Un peso significativo però lo ha anche lo stile di insegnamento: in Italia sono meno diffuse strategie basate sulla cosiddetta attivazione cognitiva, che pone maggiore enfasi sulla fertilizzazione incrociata con altre materie nella ricerca di soluzioni, sulla discussione relativa agli errori, sull’approccio sfidante che chiede allo studente di usare le competenze per risolvere problemi reali. Queste strategie di insegnamento assicurerebbero un maggiore trasferimento delle competenze matematiche su quelle finanziarie.

L’ultima componente è la continuità, con l’inserimento dell’educazione finanziaria tra le materie curriculari. Nei contesti in cui è avvenuto, gli studenti hanno potuto sviluppare le relative competenze mantenendole e accrescendole nel tempo. In definitiva, le raccomandazioni dell’Ocse e le esperienze in giro per il mondo mostrano come la scuola sia fondamentale per garantire un’esperienza nella formazione dei giovani, in grado un giorno di partecipare pienamente alla vita economica del Paese.

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