Il fintech spinge l'attrattività italiana

Il fintech spinge l'attrattività italiana

Cito (Ice): "Le nostre startup stanno cercando attivamente gli investimenti dei venture capital"

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Cresce l’attrattività dell’Italia fuori dai confini nazionali. Nel 2024, infatti, il nostro Paese ha visto aumentare del 5% gli investimenti diretti esteri (Ide). Il dato ha una certa rilevanza considerando un contesto europeo che nello stesso periodo ha registrato una diminuzione complessiva. A metterlo nero su bianco è stato l’EY Attractivness Survey, che riporta per lo scorso anno 224 progetti Ide annunciati, contro i 214 del 2023. “Questa vivacità si fa particolarmente sentire nel mercato del Venture Capital, con un focus specifico sul settore Fintech, decisamente in fermento: nel primo semestre del 2024, gli investimenti hanno registrato un aumento del 26% rispetto all’anno passato. Abbiamo visto un incremento del 30% nei ricavi e del 45% nei fondi raccolti dalle startup, con oltre 250 milioni di euro assicurati solo nel 2024. Milano continua a essere l’hub principale, ospitando il 40% delle aziende attive e i due unicorni del settore, mentre i pagamenti digitali emergono come il segmento più maturo”, le parole di Marco Cito, direttore Ufficio Attrazione Investimenti Esteri di ICE Agenzia.

Un dato che merita attenzione è l’interesse da parte di Paesi che tradizionalmente non guardavano alla Penisola. Nazioni come Corea del Sud, Singapore e Arabia Saudita sono sempre più attratte dall’ecosistema italiano, spinti da fattori come l’innovazione, gli incentivi e le opportunità di reshoring. A questi si aggiungono investitori consolidati, come quelli provenienti da Stati Uniti e Germania. "L’ambizione del Fintech italiano sta vivendo un momento di grande slancio, muovendosi lungo due direttrici strategiche. La prima riguarda l’attrattività per i capitali esteri. Stiamo assistendo a un cambiamento significativo: le nostre startup stanno cercando attivamente investimenti da Venture Capital internazionali, con una propensione che è quasi raddoppiata – ha aggiunto il dirigente Ice - Circa il 32% delle startup si rivolge a operatori esteri per i prossimi round di finanziamento. Questo dimostra che l’Italia non è più vista solo come un mercato di sbocco, ma come un ecosistema capace di generare innovazione che merita attenzione globale. Non sorprende quindi che Milano sia oggi l’ottavo hub europeo per VC. La seconda direttrice è l’espansione oltre confine. Non si tratta solo di attrarre, ma anche di esportare. Un dato interessante è che il 41% delle startup Fintech italiane offre già i propri servizi all’estero. A guidare questa spinta ci sono le nostre realtà più consolidate, come gli unicorni e le scaleup, che stanno replicando i loro modelli di business in altri mercati”.

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo 

Questa crescita è stata supportata da alcuni passi fondamentali. In primis una maggiore apertura ai capitali internazionali, con un aumento del +88% nell’uso di VC esteri. Poi l’istituzione del Regulatory Sandbox (Milano Hub) da parte di Banca d’Italia e Ivass, che ha accresciuto la nostra credibilità. Infine, lo sviluppo di hub di eccellenza, come il Fintech District, e il successo dei nostri unicorni nel settore dei pagamenti, che ha dimostrato che è possibile competere a livello internazionale, fungendo da traino per l’intero settore. “Nonostante questo rapido sviluppo, il potenziale del Paese non è ancora del tutto svelato - ha continuato Cito - Per allinearsi alla maturità di altri hub europei, è fondamentale potenziare le politiche di accesso al capitale e promuovere la scalabilità delle aziende”, ha concluso Cito.

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