I produttori di automobili sono fra i principali attori della transizione ecologica grazie allo sviluppo dei veicoli elettrici. Primeggiare in questo comparto non è dunque un’impresa facile. Acquista quindi particolare valore il primo gradino del podio occupato dalla Ferrari, che è riuscita a battere la concorrenza di Bmw (80,3) e di Volkswagen (78). Per quel che riguarda la componentistica l’Istituto Tedesco Qualità e Finanza ha individuato in Pirelli, Bosch (78,8) e Brembo (66,3) le società più green. Nel campo delle macchine agricole il primato va a Cnh Industrial, che ha nettamente staccato Stiga (59,7) e Laverda Agco (54,2). Nel comparto dell’elettrotecnica, infine, spicca Schneider Electric, che relega al secondo posto Prysmian (80,3) e al terzo Bticino (66,1).
Fra i produttori di beni di consumo le imprese green sono veramente numerose. Fra i nomi più conosciuti ci sono Gucci, che nel campo dell’abbigliamento batte Armani (79,7) e Prada (68). Decathlon è il numero uno degli articoli sportivi, davanti ad Adidas (99) e Nike (87,5). Nella cosmetica la sfida è fra i grandi conglomerati stranieri: la statunitense Johnson&Johnson si aggiudica il primo gradino del podio, davanti alla connazionale Procter&Gamble (95,8) e all’inglese Unilever (75,1).
Nei “mobili e complementi d’arredo” la giovane azienda pugliese Happy Casa (51,8) arriva seconda dietro il colosso svedese Ikea. Nel comparto dei “gioielli e orologi” spicca il nome di Bulgari, che relega Pomellato (90,5) in seconda posizione e Pandora (78) in terza.
Nell’occhialeria, infine, l’azienda più green risulta essere De Rigo Vision, che ha la meglio (per poco) sulla tedesca Carl Zeiss Vision (99,4) e sull’italiana Luxottica (79,9).
L’indagine di Itqf riserva da ultimo una particolare attenzione agli specialisti del packaging, che spesso sono poco noti ma rivestono un ruolo fondamentale nella riduzione dell’inquinamento dovuto ai consumi. In questo campo la numero uno è l’inglese Ds Smith Packaging, seguita da Smurfit Kappa (89,4) e da Verallia Italia (83,1).