Il private banking italiano gestisce quasi 1.000 miliardi di euro. Per la precisione sono 950 miliardi, un valore in calo rispetto a quello di fine 2021 (1.039 miliardi) a causa del simultaneo crollo di azioni ed obbligazioni, ma che può comunque vantare una raccolta positiva nel corso degli ultimi dodici mesi. "La fotografia del private banking in Italia è quella di una industria attiva e in forma che ha saputo crescere in modo importante negli ultimi anni e che gestisce oggi una ricchezza pari alla metà degli investimenti finanziari delle famiglie italiane - afferma Andrea Ragaini, presidente di Aipb (Associazione italiana private banking) - Anche in un anno estremamente complesso come il 2022, siamo riusciti a generare una raccolta netta positiva, a conferma del forte rapporto di fiducia che lega consulenti e clienti all’interno del nostro settore. La crescita registrata dal 2007 a oggi è frutto della capacità dell’industria di superare le fasi critiche dei cicli economici e la volatilità dei mercati finanziari".
Secondo una ricerca Deloitte, l’Italia è uno dei Paesi con la maggior penetrazione del canale private banking (61%), superiore di dieci punti all’area Emea (Europe, Middle East e Africa), di quasi 30 rispetto all’Asia-Pacifico e di ben 40 punti rispetto alle Americhe.
Per Ragaini nei prossimi anni il settore dovrà confrontarsi con quattro grandi sfide. La prima è quella di diventare attrattivi per le giovani generazioni di professionisti; la seconda nel servire con successo le future generazioni di clienti private che hanno esigenze di investimento molto differenti dai loro genitori; la terza è la capacità di usare i dati e la tecnologia per fare evolvere il modello di servizio basato sulla consulenza. "L’ultima è far evolvere il concetto di protezione che ci ha accompagnato negli anni: da protezione del patrimonio finanziario a protezione della famiglia e della ricchezza complessiva", conclude il presidente dell’associazione di categoria. Analogamente al risparmio gestito, anche nel wealth management si sta registrando uno spostamento delle preferenze d’investimento verso soluzioni Esg e digital assets.