Pnrr, l'attesa è finita: sei missioni per digitalizzare l'Italia

Pnrr, l'attesa è finita: sei missioni per digitalizzare l'Italia
Il piano di rilancio dell'economia nel post-Covid punta sulla transizione tecnologica del Paese. Non solo attraverso risorse economiche, ma scommettendo anche sull'ammodernamento della Pa
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"Per colmare il gap digitale e competitivo rispetto al resto dell'Europa occorrono investimenti e nuovi processi, ma soprattutto competenze". Vittorio Colao, ministro per l'Innovazione tecnologica e la transizione digitale, ha ripetuto spesso questo concetto negli ultimi mesi. Non stupisce allora constatare come il 27% delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) riguardi il tema della transizione digitale, che interessa trasversalmente tutte le sei missioni del piano. A cominciare dalla prima, non a caso denominata "Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo".

I filoni di intervento

Dalle infrastrutture per le telecomunicazioni al fisco, dal turismo all'istruzione, dalla ricerca alla sanità, la scommessa è far sì che le risorse messe in campo grazie anche al contributo decisivo dell'Ue possano fare da detonatore per innescare quello che deve essere soprattutto un cambiamento culturale. Perché in un'epoca in cui le tecnologie diventano una commodity, a fare davvero la differenza è la possibilità di contare su professionisti in grado di farle rendere al meglio delle loro potenzialità.

Da qui l'attenzione riservata al tema della formazione, che coinvolgerà tra gli altri anche le strutture burocratiche, chiamate ad assumere un atteggiamento più "smart" rispetto alle abitudini consolidate. Il che significa una Pubblica amministrazione più vicina ai cittadini (quindi con meno richieste di documentazione già in suo possesso), capace di fornire risposte adeguate in tempi rapidi e grazie anche a un rafforzamento delle competenze digitali del personale (tra le altre cose è prevista la creazione di una piattaforma unica per il reclutamento nelle amministrazioni centrali)

Anche l'Ocse lo ha sottolineato nel suo ultimo Studio economico sull'Italia, ricordando che "accrescere l'efficacia del settore pubblico italiano è una necessità impellente per rilanciare gli investimenti e la produttività e per migliorare l'accesso a servizi pubblici di qualità da parte dei soggetti più vulnerabili".

 

 

Ritardo da recuperare

Partendo dalla consapevolezza che a livello europeo l'Italia è nelle posizioni di coda per diffusione del digitale nell'economia e nella società, con tutto ciò che ne deriva in termini occupazionali e di produttività, la prima missione del Pnrr punta a ridurre i divari strutturali destinando circa 40 miliardi di euro, più della metà dei quali per l'innovazione e la competitività nel sistema produttivo. Il resto tra digitalizzazione e sicurezza nella Pa e turismo e cultura. Tra le altre cose il Piano transizione 4.0 eredita alcune misure del Piano industria 4.0 e le rafforza. Ad esempio l'iper ammortamento viene sostituito da crediti d'imposta di entità variabile a seconda degli investimenti compensabili con altri debiti fiscali e contributivi.

L'impegno abbraccia anche buona parte della missione due dedicata alla transizione ecologica, con la digitalizzazione della logistica e della rete di distribuzione di energia elettrica considerate fondamentali per minimizzare il consumo di materia prima, ridurre gli sprechi e aumentare l'efficienza delle infrastrutture. Il Pnrr punta ad aumentare il grado di affidabilità, sicurezza e flessibilità del sistema energetico nazionale, aumentando la quantità di energia prodotta dalle fonti rinnovabili immessa nella rete di distribuzione e promuovendo una maggiore elettrificazione dei consumi.

 

 

Un discorso simile vale per il tema della mobilità sostenibile (è il caso della digitalizzazione dei documenti di trasporto, così come della necessità di creare un terreno adatto allo sviluppo del cosiddetto "internet of things", che consente agli oggetti di comunicare tra loro senza necessità di un intervento dell'uomo) e per quello dell'istruzione e ricerca (competenze digitali da sviluppare sia tra gli studenti, che tra il personale scolastico), che costituiscono rispettivamente la missione tre e la quattro.

 

 

Il potenziamento dei centri di trasferimento tecnologico è poi considerato strategico per promuovere gli obiettivi di inclusione e coesione, insieme con l'interoperabilità dei sistemi informativi dei centri per l'impiego e la creazione di una piattaforma per il sistema nazionale di certificazione della parità di genere (missione cinque). Per concludere, la digitalizzazione è ritenuta cruciale per promuovere una nuova concezione della sanità (missione sei) che metta davvero al centro i pazienti, favorendone l'assistenza a domicilio, grazie anche alla possibilità di monitoraggio del loro stato di salute da remoto. Così, oltre un miliardo di euro è destinato a progetti di telemedicina e altrettanto andrà allo sviluppo del fascicolo sanitario elettronico.