“Gli oceani aiutano a mitigare alcuni degli effetti più gravi del cambiamento climatico… in quanto assorbono quasi il 90% delle emissioni legate al riscaldamento globale e producono la metà dell’ossigeno che respiriamo, stimolando al contempo il progresso economico e la creazione di posti di lavoro”. In un recente report intitolato “Quattro strade per investire in una blue economy sostenibile”, Morgan Stanley indica i settori dell’economia destinati a trarre i maggiori vantaggi dalla valorizzazione degli oceani. Si tratta di: decarbonizzazione dell’industria marittima, in relazione soprattutto al trasporto di merci; soluzioni marine per proteggere gli ecosistemi, a cominciare da eventi naturali estremi come tempeste e inondazioni; energia rinnovabile marina, a cominciare dai parchi eolici offshore; infine acquacoltura sostenibile, con gli allevamenti di pesci che possono limitare la pesca in mare.
Già oggi, ricorda l’investment bank, ci sono 500 azionari a livello globale che investono sulla blue economy e anche il reddito fisso sta crescendo su questo fronte, con i blue bond che finanziano iniziative di salvaguardia e valorizzazione degli oceani.
Secondo My-Linh Ngo, head of Esg Investment di Rbc BlueBay Asset Management, finora le strategie di sostenibilità ambientale si sono focalizzate soprattutto su deforestazione e perdita della biodiversità, sottovalutando il potenziale degli ecosistemi marini e di acqua dolce. Per l’esperta, una gestione sostenibile di questi ambienti è una via obbligata per centrare gli obiettivi globali di decarbonizzazione e questo farà affluire enormi investimenti sulle aziende che mettono in campo soluzioni innovative nella blue economy.
Uno studio di Euronext (il network di listini che - tra gli altri - comprende Borsa Italiana) riferito al consuntivo 2021 ha censito la presenza di 162 aziende quotate attive nella blue economy, in tre casi su quattro Pmi. Proprio questo spiega la difficoltà di approcciare il settore con il fai da te, a meno di non possedere competenze finanziarie avanzate. L’alternativa è costituita dagli strumenti del risparmio gestito, che offrono peraltro il vantaggio della diversificazione dei sottostanti. Nei mesi scorsi Cpr Am (gruppo Amundi) ha lanciato il fondo Blue Economy, strategia a gestione attiva che seleziona le aziende in base all’approccio votato alla preservazione e utilizzo sostenibile delle risorse marine. Tra i titoli più “pesanti” in portafoglio ci sono Veolia Environnement (gestione dell’acqua e dei rifiuti) ed Ecolab (trattamento e purificazione dell’acqua). Quanto ai gestori italiani, Arca Blue Leaders è il fondo di Arca che investe nel settore, puntando "sulle imprese con maggiore potenziale, soprattutto in funzione degli stanziamenti ingenti e della grande attenzione verso la riduzione delle emissioni legate alle attività costiere", racconta Giorgio Bortolozzo, head of equity di Arca Fondi Sgr. Il quale mostra interesse verso i settori dei trasporti marittimi e l’acquacoltura. Il primo, ricorda l’esperto, vale il 70% di tutto il trasporto merci globale e "la crescente attenzione verso la sostenibilità e l’impatto ambientale richiederà lo sviluppo e l’introduzione di navi più efficienti». Mentre, quanto al secondo, «sta diventando sempre più importante per la sicurezza alimentare globale". Tra i titoli in portafoglio ci sono Maersk ("Una delle più importanti compagnie di trasporto marittimo al mondo, sta investendo in tecnologie innovative per migliorare l’efficienza e la sostenibilità della sua flotta", sottolinea Bortolozzo) e Mowi, il più grande produttore mondiale di salmoni d’allevamento ("Grazie agli investimenti in tecnologie innovative ha una grande efficienza operativa e un controllo puntuale sulla sostenibilità della produzione").
Mentre tra gli Etf, strumenti che replicano passivamente l’andamento del paniere di sottostanti a fronte di commissioni più contenute dei fondi attivi, c’è il Bnp Paribas Easy-Ecpi Global Esg Blue Economy, composto da 50 titoli a grande capitalizzazione attivi nell’uso sostenibile delle risorse oceaniche, tra cui Hapag-Lloyd (trasporti navali) e Kuehne + Nagel International (spedizioni marittime).