Le azioni cinesi un'opzione per diversificare

Le azioni cinesi un'opzione per diversificare
Andamento decorrelato rispetto a quelli dei listini occidentali, valutazioni basse. E ora il governo comincia ad aprire ai capitali esteri
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La Cina è una seria minaccia alla leadership mondiale degli Stati Uniti in campo economico, ma le cose cambiano radicalmente se si guarda alla finanza, e in particolar modo alle Borse. Su questo fronte Pechino è solo un Paese di secondaria importanza, da cui gli investitori si tengono per lo più alla larga. Basti pensare che il colosso asiatico non trova posto nell’indice Msci World, mentre l’esposizione verso le azioni statunitensi è pari al 67%. La spiegazione fornita da Msci per questa decisione è molto semplice: trattandosi di un indice che include i Paesi sviluppati, la Cina ne resta esclusa perché considerata un Paese in via di sviluppo. Almeno dal punto di vista borsistico. Essa trova invece spazio nell’indice Msci Emerging Markets, dove nell’ultima revisione si è vista assegnare una quota del 31%, il valore più importante davanti alla piccola Taiwan che occupa la seconda posizione con il 15%.

Le ragioni del nanismo finanziario della seconda economia al mondo vanno cercate nella chiusura del mercato interno dei capitali voluta dal governo di Pechino per controllarne i movimenti, dalle complicate regole che normano gli scambi borsistici, dalla scarsa trasparenza delle piazze finanziarie e dai frequenti interventi delle autorità politiche che hanno pesanti ripercussioni sulle quotazioni. Le vicissitudini di Alibaba e del suo fondatore Jack Ma ne sono un perfetto esempio: pur avendo un fatturato che è il doppio della rivale statunitense Amazon, la sua capitalizzazione è solo un quarto della società guidata da Jeff Bezos.

A penalizzare a lungo le azioni cinesi è stato anche il complicato sistema borsistico. Esistono infatti le azioni “onshore”, ovvero trattate sui listini continentali (Shenzen e Shanghai), e quelle “offshore”, che vengono scambiate sulle Borse di Hong Kong e degli Stati Uniti. A loro volta i listini continentali ospitano le contrattazioni delle azioni A e delle azioni B e le prime, fino a non molto tempo fa, non erano acquistabili dagli investitori stranieri. Peccato però che siano proprio le azioni A, quotate in renminbi, a dare la migliore esposizione alla forte crescita economica cinese.

C’è poi un problema di performance. Nonostante negli ultimi trent’anni il Pil cinese abbia messo a segno una crescita strabiliante (è passato dai 444 miliardi di dollari del 1993 ai 19.900 miliardi del 2022), nello stesso arco di tempo il listino di Shanghai è poco più che triplicato. Negli Stati Uniti il rapporto è stato quasi inverso: il Pil è poco più che triplicato (è passato dai 6.800 miliardi di dollari del 1993 ai 25.300 miliardi del 2022), mentre l’indice S&P500 è quasi decuplicato.

Nonostante tutte queste premesse, le azioni cinesi potrebbero risultare un investimento interessante per i risparmiatori. Innanzitutto le loro valutazioni sono basse: sono state a lungo penalizzate dalle rigide restrizioni imposte all’economia dettate dalla politica Zero Covid voluta dal governo di Pechino. Le azioni cinesi garantiscono poi un’ottima diversificazione del portafoglio. Il loro andamento è fortemente decorrelato rispetto a quello dei listini occidentali e questo rappresenta un vantaggio non da poco in un momento in cui le obbligazioni hanno smesso di svolgere questa importante funzione.

Ci sono poi sforzi messi in atto dalle autorità della Repubblica Popolare per attirare finalmente gli investitori stranieri, un atteggiamento diametralmente opposto rispetto a quello tenuto fino a non molto tempo fa. La piattaforma Stock Connect, che collega gli investitori di Hong Kong con il mercato azionario cinese, ha visto l’aggiunta di oltre 1.000 titoli e oggi il 90% dei titoli cinesi è accessibile ai capitali esteri. Questa riforma ha favorito l’arrivo di investimenti per oltre 4 miliardi di dollari, una cifra piccola se paragonata al totale degli investimenti che avvengono sulle Borse cinesi, ma che indica comunque un cambio di registro.

La via più semplice per i risparmiatori per prendere esposizioni sull’azionario cinese restano i fondi, sia quelli a gestione attiva che passiva. I benchmark di riferimento sono il già citato Msci Em e l’ancora più specifico Msci China, che include esclusivamente azioni cinesi. Grazie a 717 componenti riesce a coprire l’85% del mercato azionario cinese.

Le due aziende più importanti sono la Tencent Holding (con un peso del 12% sull’indice), attiva nel settore dell’intrattenimento digitale, e Alibaba (9%).