Security token, affare da 50 miliardi

Security token, affare da 50 miliardi
Asset e wealth management, rivoluzione big data e intelligenza artificiale
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La transizione digitale ha investito in pieno la nostra economia, dal lavoro ai processi produttivi. Una trasformazione che ha interessato anche il comparto finanziario e, nello specifico, l’asset management: l’innovazione tecnologica ha permesso di sfruttare i big data per migliorare la gestione dei portafogli con l’intelligenza artificiale; e al contempo di sviluppare e sperimentare nuovi asset basati su blockchain, la tecnologia di registro distribuito che punta a garantire efficienza dei processi, elevata tracciabilità, e riduzione degli intermediari e dei costi collegati: un esempio sono i security token, che rappresentano forme digitali di strumenti finanziari, tra cui azioni e obbligazioni.

Per quanto riguarda l’applicazione di Ia e machine learning, uno studio di Consob - “L’intelligenza artificiale nell’asset e nel wealth management” - ricorda che queste tecnologie consentono di rafforzare le operazioni di raccolta, gestione e analisi dei dati, storici e prospettici, incorporando i risultati nel processo di ottimizzazione del portafoglio, e contribuiscono a migliorare la gestione del rischio: un esempio sono le tecniche di natural language processing, che estraggono contenuti informativi da fonti diverse, inclusi i bilanci societari.

Sul piano dei security token, invece, il white paper di Assogestioni - “Oltre le criptovalute” - sottolinea che il mercato totale potrebbe superare i 50 miliardi di dollari di capitalizzazione: questi strumenti possono rappresentare la proprietà di asset finanziari e sono emessi secondo regole e parametri definiti attraverso smart contract - protocollo informatico che viene eseguito al verificarsi di un dato evento - che ne permettono l’esecuzione automatica.

Tra i principali casi d’uso vi sono i progetti di tokenizzazione di azioni e quote societarie di aziende, e quelli relativi a bond governativi e obbligazioni societarie. I security token possono essere nativi, quindi rappresentare attività nativamente emesse su blockchain senza un corrispettivo al di fuori di queste piattaforme, oppure strumenti finanziari esistenti nel mondo reale e successivamente tokenizzati. Dal punto di vista normativo, sono idealmente coperti dalla disciplina tradizionale sugli strumenti finanziari, con l’ampliamento della definizione di “financial instrument”, contenuta nella direttiva europea Mifid II, con la nuova categoria di “strumenti emessi mediante tecnologia a registro distribuito (Dlt)”. Inoltre, il Regolamento 2022/858 (Dlt pilot regime) consentirebbe ad alcune istituzioni regolamentate di sviluppare e testare un’infrastruttura basata sulla tecnologia a registro distribuito per la negoziazione, la custodia e il regolamento dei titoli.

In Italia il regolamento è stato attuato con il decreto legge 17 marzo 2023, n. 25, con l’obiettivo di disciplinare l’emissione e la circolazione mediante Dlt, evitando così che “gli operatori italiani si trovino in svantaggio competitivo rispetto ad altri operatori stabiliti in Stati membri”: queste disposizioni si applicano a diversi strumenti, tra cui azioni o quote di organismi d’investimento collettivo del risparmio italiani. La norma stabilisce i requisiti dei registri per la circolazione digitale e gli obblighi del responsabile del registro, riconoscendo poteri di vigilanza a Consob e Banca d’Italia. Infine definisce il regime di responsabilità per il risarcimento danni e prevede anche sanzioni.