Pir, una spinta dalle nuove regole

Pir, una spinta dalle nuove regole

Ma per incentivare la raccolta sono possibili ulteriori modifiche alle normative

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I mercati privati continuano a esercitare il loro fascino, le modalità per investirvi sono diverse e variano in funzione delle risorse a disposizione. Fondi di private equity, di venture capital e di private debt, altri fondi alternativi e “club deal” sono appannaggio di chi dispone di patrimoni molto consistenti, chi ha meno mezzi può utilizzare i Pir e gli Eltif.

I Pir non sono strumenti finanziari a sé stanti, ma contenitori fiscali che prevedono l’esenzione dall’imposta di successione e dalla tassazione dei redditi di natura finanziaria a patto che una quota del portafoglio sia investita, per un periodo non inferiore ai cinque anni, in azioni e obbligazioni di medie e piccole imprese e la forma più comunemente adoperata per i Pir è quella del fondo comune di investimento. I Pir sono stati oggetto di numerosi cambiamenti normativi, non sempre felici; nella loro terza versione devono investire almeno il 17,5% del portafoglio in titoli a media o piccola capitalizzazione e almeno il 3,5% esclusivamente in small cap; il limite massimo di investimento è fissato in 40 mila euro all’anno e 200 mila euro complessivi.

Nel 2020 sono stati introdotti i Pir alternativi che possono investire maggiormente in piccole imprese e società non quotate e per questo motivo utilizzano come veicolo perlopiù fondi di tipo chiuso, Eltif inclusi; il limite di investimento è più elevato, 300mila euro annui e 1,5 milioni complessivi. Ci sono poi, al di là di quelli adoperati nei Pir, gli Eltif, i fondi di investimento europeo a lungo termine che hanno un orizzonte temporale più lungo, tra i 5 e i 10 anni; dal 10 gennaio sono in vigore nuove norme che prevedono una riduzione dal 70 al 55% del limite minimo investito in attività ammissibili che includono anche attività reali e l’eliminazione della soglia minima di accesso di 10 mila euro.

In termini di raccolta e patrimonio questi strumenti giocano ancora un ruolo marginale, le masse gestite dai fondi Pir complaint sono pari a 20 miliardi circa e a raccogliere sono solo i fondi Pir alternativi di tipo chiuso, i fondi Pir ordinari hanno registrato riscatti per cinque miliardi negli ultimi cinque anni, evidentemente i sottoscrittori preferiscono monetizzare i guadagni conseguiti ed esenti da tassazione appena possibile. Gli interventi normativi non sono però conclusi: con la conversione in legge del decreto Anticipi è stato rimosso un ostacolo, è ora possibile detenere più Pir ordinari presso uno stesso intermediario, e potrebbe essere innalzato il tetto all’investimento di 200 mila euro, una decisione, ha spiegato il sottosegretario del Mef Federico Freni, verrà presa dopo aver verificato i dati di raccolta successivi alla rimozione dell’univocità del possesso.

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