Reddito fisso, l’importante è selezionare

Reddito fisso, l’importante è selezionare

Le previsioni degli analisti e le ipotesi legate a taglio dei tassi e inflazione: “Meglio non esporsi ai rischi di un singolo Paese, ma preferire un approccio globale

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Da poco meno del 5% di metà ottobre al 3,6% circa di oggi. A guardare il rendimento del Btp decennale, è evidente che il mercato si è portato avanti, scontando nelle quotazioni un allentamento monetario che la Bce non ha ancora avviato. Giovedì l’Eurotower tornerà a riunirsi, ma con ogni probabilità non vi sarà il primo taglio, atteso dalla maggior parte degli analisti nella riunione del 6 giugno, quando sarà più chiara la dinamica salariale nell’Eurozona e si capirà se l’inflazione avrà rialzato la testa o meno.

Sta di fatto che, alla luce della rivalutazione registrata dai titoli obbligazionari già in portafoglio, viene da chiedersi quanto spazio vi sia di ulteriore rivalutazione. Con la risposta complicata dal fatto che anche l’azionario e l’oro vengono da una lunga corsa, per cui optare per uno switch di portafoglio è tutt’altro che semplice.

Martin van Vliet, global macro strategist di Robeco, invita alla prudenza. Premesso che il restringimento dello spread tra Btp e Bund non è sorprendente, a fronte della robusta ripresa economica registrata dal nostro Paese dopo la crisi-Covid, da qui in avanti non sono escluse turbolenze. “Guardando in una prospettiva fino a 24 mesi, molto dipenderà dallo stato delle finanze pubbliche italiane. Se queste non miglioreranno in modo significativo e la crescita economica sarà zavorrata da un contributo minore dell’edilizia, gli investitori esteri potrebbero mostrare segnali di nervosismo verso i Btp”.

Da qui l’invito a valutare con attenzione le strategie di diversificazione. Un concetto condiviso da Stefania Paolo, country head Italia di Bny Mellon Im: “Attenzione a evitare un’eccessiva concentrazione dei rischi in portafoglio. I titoli governativi sono attraenti in termini di rendimento, ma prevediamo che saranno soggetti a una forte volatilità nei prossimi anni. Guardando all’universo governativo globale, tra il 2022 e il 2024 la volatilità si è attestata a 118 punti di media contro i 71 punti del periodo 2010-2020. Un aumento importante, accompagnato da picchi ancora più ampi, che crediamo sia destinato a permanere ora che non c’è più l’effetto calmierante delle politiche monetarie accomodanti”.

Il riferimento è al fatto che la Bce, dopo aver irrorato liquidità nel sistema finanziario a partire dalla crisi dei debiti sovrani, ha cambiato rotta di fronte all’impennata dell’inflazione nel corso del biennio 2022-2023. “I mercati hanno già incorporato nei prezzi uno scenario di calo dei tassi immediato, che potrebbe vedere tre o quattro tagli da parte di Fed e Bce entro la fine dell’anno o il primo trimestre del 2025”, avverte. Un’indicazione che vale per tutto il reddito fisso e non solo le emissioni governative.

Questo non porta, comunque, l’esperta ad abbandonare l’interesse per il comparto obbligazionario, piuttosto ad agire con selettività da qui in avanti. “Per quanto concerne il reddito fisso, la nostra indicazione è di non esporsi eccessivamente al rischio governativo di un singolo Paese, preferendo piuttosto un approccio globale”. In quest’ottica, Bny Mellon considera anche i corporate bond investment grade (le emissioni aziendali con buoni rating e quindi rendimenti inferiori alla media), “tornati a livelli che non vedevamo da prima della crisi finanziaria globale, pari al 4,7% se si considera l’universo globale. Quanto all’azionario, la preferenza va alle aziende che distribuiscono dividendi più elevati della media, che scontano valutazioni più contenute dei titoli tecnologici ad alta capitalizzazione, che hanno guidato la corsa delle Borse negli ultimi mesi”.

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