Mercato dei capitali, l’unione non va

Mercato dei capitali, l’unione non va

L’integrazione delle piazze finanziarie si scontra con fiscalità e regole diverse

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È uno dei progetti più importanti per l’Europa, ma l’Unione dei mercati dei capitali (Cmu, Capital markets union) procede a rilento. Avviata nel 2015, mira a integrare i mercati finanziari europei, ridurre la dipendenza dalle banche e favorire gli investimenti transfrontalieri. Ad oggi, però, solo il 25% dei finanziamenti alle imprese Ue proviene dai mercati dei capitali, contro il 75% degli Usa. I passi avanti fatti - armonizzazione delle regole sugli emittenti obbligazionari, passaporto europeo per i fondi d’investimento e norme più semplici per le quotazioni in Borsa - sono pochi rispetto a quelli che ancora devono essere fatti. Le differenze fiscali tra i Paesi membri restano significative, le regolamentazioni nazionali sono frammentate e l’integrazione dei sistemi di pagamento è scarsa. La Brexit ha ulteriormente complicato il processo, facendo uscire dall’Ue uno dei mercati più sviluppati. Le recenti proposte della Commissione (2023), che puntano a standardizzare i prestiti garantiti, creare un “mercato unico” per i dati finanziari e facilitare gli investimenti in infrastrutture sostenibili, sono state portate avanti solo in parte. Nel maggio dell’anno scorso il Consiglio Ue ha adottato conclusioni ufficiali sull’alfabetizzazione finanziaria, riconoscendola come leva strategica per incentivare una maggiore partecipazione dei cittadini ai mercati finanziari. A novembre è stato adottato un regolamento per riformare il quadro della compensazione (Emir), volto a rendere i servizi di clearing nell’Ue più attrattivi e resilienti.

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo 

Nello stesso mese è stato anche approvato un regolamento sui fornitori di rating Esg, che attribuisce all’Esma poteri di autorizzazione e vigilanza, con l’obiettivo di aumentare la trasparenza e la comparabilità di tali rating. Nel mese di dicembre, il Consiglio Ue e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sul regolamento relativo all’accesso ai dati finanziari (Fida), che mira a facilitare la condivisione sicura dei dati tra istituzioni finanziarie per favorire la concorrenza e ampliare l’accesso al credito, in particolare per le Pmi. Sempre nello scorso dicembre, è stato raggiunto un accordo anche sulla revisione del regolamento sui benchmark, con l’obiettivo di semplificare il quadro normativo e rafforzare il ruolo dell’Esma nella supervisione dei benchmark di Paesi terzi. A livello italiano sono state prese iniziative che vanno nella stessa direzione. Fra queste rientra il Fondo nazionale strategico, che condivide alcuni obiettivi chiave della Cmu in quanto opera come strumento di sostegno alla capitalizzazione delle imprese italiane.

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