I fondi sostenibili giocano in Difesa

I fondi sostenibili giocano in Difesa

Un allentamento delle restrizioni favorirebbe afflussi fino a 119 miliardi

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Lo scenario geopolitico sta influenzando la posizione dei fondi sostenibili sul comparto della Difesa. In passato le aziende del settore sono state spesso escluse da questo tipo di investimenti, per le considerazioni etiche legate alla produzione di armi e proiettili. Più di recente, la guerra tra Russia e Ucraina, il timore di un disimpegno Usa sul Vecchio Continente, e ancora il piano ‘ReArm Europe’ per rivitalizzare la difesa dell’Ue hanno contribuito a una discussione e rivalutazione del comparto nell’ambito dei portafogli Esg, oltre a favorire la crescita del valore dei titoli del segmento. In un contesto di instabilità, il dilemma viene affrontato alla luce dell’importanza strategica della Difesa nel salvaguardare sovranità e sicurezza nazionale.

La legislazione europea sulla finanza sostenibile non impone limitazioni onnicomprensive sugli investimenti in questi titoli, ma definisce restrizioni per le aziende coinvolte nella produzione di armi controverse, tra cui mine antiuomo, bombe a grappolo, armi chimiche e biologiche, fa notare un’analisi di Silvia Merler pubblicata dal think tank Bruegel. In ogni caso, i gestori di fondi sostenibili hanno adottato un approccio cauto nei confronti del comparto della Difesa in generale, per preoccupazioni legate al rischio reputazionale e alla scarsa chiarezza normativa, per considerazioni relative ai diritti umani e all’impatto sull’ambiente dei loro processi produttivi. Inoltre, tra il 2015 e il 2021, la penetrazione di limitazioni introdotte con politiche di esclusione relative al settore è cresciuta nei fondi di investimento europei. Ora alcuni asset manager stanno rivedendo le loro strategie di esclusione, tra cui Allianz Global Investors e il ramo di gestione patrimoniale di UBS. Secondo il report Morningstar Industry Landscape Defense, un cambio di percezione è favorito dagli sviluppi normativi, come la Tassonomia sociale del gruppo europeo Platform on Sustainable Finance: questa specifica che solo le armi controverse sono considerate dannose dal punto di vista sociale, escludendo attività della Difesa come aerei, veicoli, navi, elettronica e cybersicurezza.

A questa considerazione, si aggiunge il driver delle performance dei titoli, su una traiettoria ascendente tra incertezze geopolitiche ed economiche. Una ricerca di Morgan Stanley raccontata da Bloomberg spiega che un allentamento delle restrizioni agli investimenti in armamenti per i fondi Esg classificati come articolo 8 e 9 potrebbe portare dai 53 ai 119 miliardi di dollari di flussi verso l’Aerospazio e la Difesa (A&D) in Europa. Tuttavia, un cambiamento delle politiche di esclusione richiederebbe tempo, e un allentamento su vasta scala è difficile, soprattutto per le armi controverse, considerando l’esistenza di trattati internazionali e la ratifica nella legislazione nazionale. Morgan Stanley evidenzia che i gestori di fondi che dichiarano di perseguire obiettivi ambientali, sociali e di governance stanno aumentando le loro partecipazioni in asset del settore Difesa. Attualmente, l’esposizione media al segmento A&D europeo dei fondi articolo 8 e 9 è equivalente al 2% della capitalizzazione di mercato del comparto.

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