“In un contesto internazionale sempre più segnato da tensioni geopolitiche, incertezza, rallentamento della crescita e nuove spinte al protezionismo, l’Europa è chiamata a rafforzare la competitività del proprio sistema produttivo accompagnando le transizioni ambientale, energetica, industriale e digitale”. È la convinzione di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, che domani interverrà al Salone del Risparmio, nel corso della plenaria di Assogestioni (ore 10.00, Sala Gold).
“Restare competitivi, per garantire un futuro di crescita e stabilità ai lavoratori, alle famiglie e ai territori è la missione dell’industria italiana, che continua a essere motore dell’occupazione, dell’innovazione e della creazione di valore, contribuendo in modo determinante alla crescita economia e al benessere collettivo”, aggiunge Orsini.
Le parole del presidente di Confindustria delineano una roadmap per il sistema-paese. In un momento in cui le catene del valore globali vengono ridisegnate da logiche geopolitiche, la competitività non è solo un obiettivo economico, ma un imperativo sociale. Tuttavia, la capacità delle imprese di farsi carico di questa missione dipende da un supporto che non può essere solo normativo, ma deve diventare finanziario e strutturale. “Servono scelte della politica in tema di regole, politica fiscale e incentivi in grado di imprimere accelerazione alla competitività della nostra economia. Ma serve anche il supporto della finanza paziente per accompagnare le imprese nelle transizioni in atto”, aggiunge. A questo proposito evidenzia l’importanza in alcune sfide cruciali che sono al tempo stesso opportunità: “La crescita dimensionale, anche attraverso operazioni di m&a, e il passaggio generazionale”.
Per Orsini, la maturità del sistema industriale passa per un salto culturale nell’approccio al capitale di rischio. “Questo richiede anche la capacità delle imprese di aprirsi a capitali di terzi e accedere ai mercati dei capitali e di realizzare operazioni di finanza straordinaria. Negli ultimi 15 anni vi è stato un progressivo rafforzamento dei bilanci delle imprese italiane che ha portato ad accrescerne la capitalizzazione e l’accesso ai mercati e a ridurne la dipendenza dal credito bancario”.
Questo percorso di emancipazione dal bancocentrismo necessita di un quadro regolatorio di supporto. La competitività si gioca infatti anche sulla capacità di attrarre capitali attraverso mercati efficienti, trasparenti e accessibili anche a chi non ha le strutture legali delle multinazionali. “Ancora molto però resta da fare per favorire l’accesso delle imprese ai mercati dei capitali”, aggiunge.
Un altro tema cruciale è relativo al potenziale offerto dalle enormi riserve di risparmio privato degli italiani per sostenere l’economia reale. Per Orsini, la leva fiscale dovrebbe agire come un magnete per orientare la liquidità verso investimenti di lungo periodo. “Serve innanzitutto una politica fiscale che favorisca il finanziamento della crescita e la patrimonializzazione delle imprese, anche attraverso operazioni di aggregazione. È anche essenziale utilizzare la leva fiscale per mobilitare la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane e degli investitori istituzionali a beneficio del sistema produttivo e infrastrutturale del Paese”, aggiunge.
In vista della prossima manovra economica, Confindustria si aspetta segnali per il rilancio di strumenti che in passato hanno dimostrato la loro validità, pur necessitando di correttivi. “Fermo il rispetto delle regole europee, sarà opportuno riflettere sia su come rilanciare i Pir o misure simili, in linea con le raccomandazioni europee in materia”.
Per il numero uno degli imprenditori la previdenza complementare è un capitolo fondamentale “l’introduzione dei comparti life-cycle rappresenta un’innovazione decisiva: consente di modulare il profilo di rischio in funzione dell’orizzonte temporale dell’iscritto, liberando risorse per investimenti di lungo periodo nell’economia reale”. “Un aumento significativo dell’esposizione degli enti previdenziali a classi di attivo complesse, come private equity, private debt, infrastrutture e venture capital”, spiega il presidente di Confindustria, “richiede parallelamente un ulteriore salto di qualità nell’architettura di governance e nelle competenze tecniche degli enti”.