Mercati privati, tra interesse crescente e nuovi strumenti

Mercati privati, tra interesse crescente e nuovi strumenti

Al Salone del risparmio, due conferenze dedicate ai private markets. Galli (Assogestioni): “Offrono grandi opportunità perché una quota sempre più rilevante della creazione di valore avviene al di fuori dei mercati quotati e perché questi strumenti possono convogliare risorse verso progetti di lungo periodo dell’economia reale”

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La mattina del secondo giorno del Salone del Risparmio si è aperta in Sala Assogestioni con due conferenze dedicate al crescente interesse degli investitori per i private markets e le relative nuove opportunità per il sistema finanziario europeo, grazie all’emergere di strumenti e soluzioni capaci di collegare in modo più diretto il risparmio privato con le esigenze di finanziamento del tessuto imprenditoriale.

Asset management e insurance: un’alleanza per l’economia reale

La prima, intitolata “Asset management e insurance: un’alleanza per l’economia reale”, ha preso il via con i saluti iniziali di Cinzia Tagliabue, presidente Comitato Private Markets e Alternativi di Assogestioni, che ha messo in evidenza come in prospettiva, i mercati privati rappresentino un’opportunità strategica tanto per i risparmiatori quanto per gli operatori: “Offrono una fonte ulteriore di diversificazione dei portafogli, l’accesso ai premi per l’illiquidità e un collegamento più diretto con l’economia reale. Tutto questo, però, richiede prodotti correttamente strutturati e una piena consapevolezza dei rischi e degli orizzonti temporali da parte degli investitori”.

Alessandra Balbo, responsabile della Cabina di Regia per il Mercato dei Capitali del Mef, ha commentato: “Per canalizzare il risparmio verso gli investimenti, il sistema delle regole per i mercati finanziari deve costituire un fattore abilitante per lo sviluppo dell’intero ecosistema finanziario e soprattutto per i private markets. Il percorso avviato con la Riforma del Testo Unico della Finanza è il primo passo di un percorso virtuoso di dialogo e confronto con il mercato”.

A seguire, nella tavola rotonda moderata da Roberta D’Apice, Direttore Affari Legali e Regolamentari di Assogestioni, hanno partecipato, insieme a Cinzia Tagliabue, Silviana Chielli, amministratore delegato e direttore generale di Eurizon Capital Real Asset, Rèmi Cuinat, director of Unit-Linked Asset di Generali France, Dario Focarelli, Direttore Generale Ania.

Catturare il valore dei mercati privati, una svolta per il Wealth

La seconda conferenza, intitolata “Catturare il valore dei mercati privati, una svolta per il Wealth”, moderata da Luca Giorgi, vicepresidente del Comitato Private Markets e Alternativi di Assogestioni, e introdotta da Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni, ha visto confrontarsi un nutrito panel di professionisti: Chiara Calì (head of Group Funds (Public, Private & Fund Selection) & Portfolio Management di UniCredit), Guglielmo De Martino (Senior Investor, Alternative Portfolio Solutions di BlackRock), Karim Leguel (Emea Private Markets Specialist di J.P. Morgan Asset Management), Andrea Perlini (responsabile Fund Selection & Alternative Investments di Fideuram), Mauro Sbroggiò (amministratore delegato di Finint Investments), Greta Teot (executive director e head of Private Markets di Mediobanca Private Banking) e Federico Vettore (european head of Private Markets for Wealth di Morgan Stanley).

“Il wealth management si trova, oggi, di fronte a una svolta: i mercati privati non sono più una nicchia, ma una componente essenziale per costruire portafogli più resilienti e maggiormente allineati alle esigenze di un investitore che guarda al lungo termine e alla creazione di valore reale”, ha sottolineato Giorgi nel corso del dibattito.

A rimarcare il valore sistemico di questa trasformazione è stato anche Galli, che ha evidenziato: “I mercati privati offrono grandi opportunità perché una quota sempre più rilevante della creazione di valore avviene al di fuori dei mercati quotati e perché questi strumenti possono convogliare risorse verso progetti di lungo periodo dell’economia reale. La sfida decisiva è però culturale: l’illiquidità non è un dettaglio tecnico, ma una caratteristica intrinseca di questa asset class. Per questo sono indispensabili consapevolezza, criteri di adeguatezza chiari e una comunicazione efficace”.

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