Transizione digitale, l'analisi Auditel-Censis: così la televisione porta il Paese nel futuro

Transizione digitale, l'analisi Auditel-Censis: così la televisione porta il Paese nel futuro
Dal Dopoguerra resta protagonista dei progressi della popolazione: è presente con 43 milioni di apparecchi nelle case del 97,3% delle persone
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Italiani e televisione, un amore che non tramonta. Complessivamente le Tv, tradizionali o smart, sono 43 milioni, e si trovano nelle case del 97,3% delle famiglie italiane. Anche le Nazioni Unite ne hanno ribadito l’importanza per la democrazia, la libertà di informazione, lo sviluppo sociale e culturale. E non a caso, da quando è sbarcata in Italia nel 1954, la televisione ha dimostrato di saper svolgere un ruolo centrale nella società, anche a fronte dei rapidi cambiamenti degli ultimi lustri. 

Prima si è rivelata infatti uno straordinario fattore di democratizzazione, capace ad esempio di svolgere un ruolo fondamentale nella diffusione della lingua italiana e nell’alfabetizzazione della popolazione. E ancora oggi è un elemento di aggregazione per le famiglie e una compagna di vita per chi abita da solo, soprattutto se anziano. Negli ultimi anni, con l’irruzione sul mercato di nuovi mezzi di comunicazione legati all’avvento di internet, ha inoltre dimostrato di sapersi innovare nei contenuti e nella tecnologia, contribuendo alla transizione digitale del Paese. In particolare, attraverso la crescente diffusione dei televisori smart, divenuti dei veri e propri hub dinamici tramite i quali gestire varie attività e usufruire di molteplici contenuti, da quelli dei canali tradizionali all’offerta on demand, fino all’accesso a internet.

Un ruolo ribadito anche dal 5° Rapporto Auditel-Censis, intitolato “La transizione digitale degli italiani”, che è stato presentato presso la Sala Zuccari del Senato, a Roma, al quale hanno partecipato tra gli altri: Andrea Imperiali, presidente Auditel, Giuseppe De Rita, presidente Censis, Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria, Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat.

Andrea Imperiali, presidente Auditel
Andrea Imperiali, presidente Auditel 

Dal rapporto, ha spiegato Imperiali, “emergono la centralità della tv che fa da motore al processo di trasformazione del Paese in chiave digitale, una crescente adesione alla banda larga, che si configura sempre più come bene di prima necessità e non più accessorio e che sotto la spinta del Pnrr avrà uno sviluppo decisivo, un ulteriore aumento delle dotazioni (in particolare degli smartphone e degli smart Tv) che innalza il numero degli schermi connessi al picco di circa 100 milioni”. Mentre Giuseppe De Rita ha evidenziato che “negli ultimi cinque anni il digitale è definitivamente entrato a far parte della quotidianità degli italiani, e noi con Auditel lo abbiamo raccontato, e abbiamo anche ribadito la centralità della televisione, che oggi è Smart Tv. I prossimi cinque anni - ha proseguito - saranno decisivi per promuovere l’inclusione di chi è rimasto fuori dal digitale: per questo è fondamentale portare ovunque la banda larga e sostenere la domanda di connessione dei più fragili”.

In base all’indagine, complessivamente le Tv, tradizionali o smart, sono 43 milioni, e si trovano nelle case del 97,3% delle famiglie italiane. Tra queste ultime, quelle che hanno almeno un apparecchio sono poco più di 23 milioni; di queste, 9 milioni hanno un solo apparecchio e 14 milioni ne hanno più di uno. 

Come già accennato, l’indagine evidenzia l’avanzata delle smart Tv, un fenomeno che è stato accelerato dal passaggio al digitale terrestre di seconda generazione. Basti pensare che cinque anni fa una famiglia su quattro possedeva questo tipo di apparecchio, mentre oggi è nelle case del 55,6% delle famiglie italiane, più di una ogni due. Peccato però che l’intelligenza dei nuovi dispositivi non venga sempre utilizzata al meglio delle sue possibilità. Su 18 milioni e 400 mila apparecchi presenti nelle case degli italiani, solo 14 milioni e 800 mila risultano effettivamente collegate al web. Numeri attesi in miglioramento, considerato che, a partire dallo scorso 20 dicembre, la ricezione delle trasmissioni televisive è possibile solo con apparecchi di nuova generazione oppure dotati di apposito decoder. Intanto la tv che viaggia su internet ha conquistato le nuove generazioni, e non solo, perché consente di creare un palinsesto personalizzato per tempi, modi e contenuti di visione e di ascolto. 

Infine, il Rapporto ha rappresentato anche l’occasione per analizzare come sta evolvendo la società italiana e i risultati non sono confortanti. Lo studio evidenzia infatti la riduzione della popolazione residente che si accompagna con una tendenza analoga delle famiglie. Inoltre, anche per effetto della pandemia e della guerra in Ucraina, negli ultimi tre anni sono cresciuti i nuclei che si collocano su di un livello di capacità di spesa medio basso e si sono ridotti quelli benestanti e di livello medio. A questo proposito, Gian Carlo Blangiardo ha ricordato che, “in prospettiva le famiglie saranno sempre meno numerose e si accentuerà il fenomeno di progressivo invecchiamento della popolazione. In tal senso, il feeling con gli strumenti tecnologici di persone sempre più anziane rimarrà un problema”. Quindi ha ricordato che un altro tema da monitorare riguarda la crescita delle famiglie in povertà assoluta, una situazione che rischia di aggravarsi con il rallentamento del ciclo economico e a fronte di un’inflazione elevata.