“ImaGIne the future”. È il titolo scelto da Takeda Italia, multinazionale biofarmaceutica giapponese, presente nella Penisola dal 1982 con circa 1.100 persone, tra l’headquarter di Roma, il territorio e i due siti produttivi di Rieti e Pisa, per l’evento organizzato nei giorni scorsi a Milano, dedicato a fare il punto sul passato, il presente e il futuro dei trattamenti in gastroenterologia dell’azienda.
I frutti dell’esperienza
“Siamo attivi in quest’area terapeutica da 30 anni esatti e questo ci ha consentito di rendere disponibili soluzioni innovative, che mettiamo al servizio della comunità scientifica, dei pazienti e dei loro familiari”, ha spiegato Annarita Egidi, general manager di Takeda Italia, raggiunta a margine dell’iniziativa.
Ospite d’eccezione dell’appuntamento è stato Chinwe Ukomadu, senior vice president and head della Gastrointestinal and Inflammation Therapeutic Area Unit: “La scienza sta facendo progressi enormi nel campo della gastroenterologia e come Takeda siamo fortemente impegnati in quest’area, anche grazie a partnership di valore e importanti acquisizioni”.
Spinta dall’m&a
L’ultima operazione in tal senso ha riguardano l’accordo con Nimbus Therapeutics per il Tak-279, farmaco che ha il potenziale per dimostrare l’efficacia e la sicurezza nella psoriasi e in numerose altre malattie immuno-mediate, tra cui le malattie infiammatorie croniche intestinali, l’artrite psoriasica e il lupus eritematoso sistemico. “Questa acquisizione rafforza la nostra pipeline, portando nuove conoscenze e competenze, che ci supporteranno nel processo di sviluppo a livello globale”, è l’analisi di Ukomadu. “Questo si integra con la nostra strategia e competenza nelle malattie immuno-mediate”.
I numeri del gruppo
La gastroenterologia è una delle eccellenze del gruppo giapponese, che a livello globale conta un fatturato superiore ai 30 miliardi di dollari e opera anche nelle aree dell’oncologia, delle neuroscienze, delle terapie derivate dal plasma, dei vaccini, nonché delle malattie rare. Queste ultime sono tra i filoni della ricerca a più alto potenziale di sviluppo nei prossimi anni. “Si tratta di patologie ciascuna delle quali conta un numero limitato di casi, ma che nel loro complesso coinvolgono due milioni di italiani e le loro famiglie”, ha ricordato Egidi. “La maggior parte di queste malattie non ha ancora un trattamento. Stiamo quindi lavorando per portare presto soluzioni terapeutiche per alcune di queste patologie, tra le quali la celiachia”, ha aggiunto la manager.