Il nuovo team del pulito di 'Upro' per realizzare prodotti innovativi e sostenibili

Il nuovo team del pulito di 'Upro' per realizzare prodotti innovativi e sostenibili
La divisione del Centro R&D di Casalpusterlengo di Unilever opera nel settore delle pulizie professionali, un mercato che potrebbe sfiorare nel 2026 i 55 miliardi di dollari
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“Siamo andati dentro i ristoranti, abbiamo osservato lo sporco, lo abbiamo analizzato e ricreato in laboratorio”, racconta Sandro Annese, Consumer Insight Lead for R&D. Perché sì, anche la pulizia è una scienza. Realizzare prodotti sempre più innovativi, efficaci e sostenibili è la missione del team Upro – Unilever Professional che opera all’interno del Centro R&D di Casalpusterlengo di Unilever, una delle principali aziende di beni di consumo a livello mondiale.

La multinazionale è presente in 190 Paesi al mondo ma ha riconosciuto in Italia un terreno fertile dell’innovazione già quando 30 anni fa inaugurava il Centro di Casalpusterlengo. Con la costituzione del team Upro l’azienda punta a un mercato in forte crescita: si stima che il settore delle pulizie professionali possa sfiorare nel 2026 il tetto dei 55 miliardi di dollari.

I prodotti ideati da Upro sono destinati ai settori della ristorazione, dell’hospitality, lundry e uffici. Come spiega Serena Pezzia, responsabile del Centro Ricerca&Sviluppo Unilever di Casalpusterlengo: “Vi siete mai chiesti quanto una valutazione positiva sulla pulizia di un ambiente abbia influenzato le vostre scelte di prenotazione di un hotel o di un ristorante? Avere la possibilità di aiutare queste realtà a prosperare anche grazie a soluzioni di pulizia sempre più efficaci e sostenibili, è una nuova ed entusiasmante scommessa per un centro R&D che dopo 30 anni, amplia i suoi orizzonti e sviluppa un set di competenze totalmente unico per la Categoria Home Care”.

Ma come opera il team ‘del pulito’? Innanzitutto un modello lavorativo agile e uno spirito da startup che vede una stretta collaborazione con i colleghi del centro R&D di Portsunlight (UK) e con quello di Bangalore in India. Poi la ricerca sul campo: in un anno il team ha raggiunto 300 ore di ascolto degli operatori e 240 ore di osservazione seguendo un approccio operator-centric.

Questo modello ha permesso di raggiungere importanti risultati che non possono prescindere dall’analisi di fattori culturali e sociali. In molti Paesi infatti il grado di alfabetizzazione del personale dedicato alla pulizia è purtroppo ancora molto basso, tanto che spesso sono state riscontrare delle difficoltà nel leggere le istruzioni d’uso dei prodotti. Per questa ragione sono stati messi a disposizione video, icone e codice colore.

Non da ultimo c’è l’attenzione verso l’ambiente. I detergenti possono essere molto inquinanti, una delle missioni imprescindibili resta quindi quella di ideare formule sostenibili per risparmiare acqua, energia e materiali, nonché quella di tutelare la salute di chi li adopera: “Gli operatori usano i prodotti per tanto tempo e per più ore al giorno; basti pensare che un addetto lavapiatti può svolgere questa attività per 4 o 5 ore consecutive. Diventa quindi fondamentale valutare l’impatto che i prodotti possono avere sulla salute”, conclude Annese.