Alcune sono già arrivate sul tavolo del Comitato speciale del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Altre arriveranno a breve. Sono le relazioni tecniche che accompagnano i progetti delle 12 grandi opere con cui Autostrade per l'Italia (Aspi) promette di potenziare i principali snodi autostradali del Paese. Opere che, dopo il recente via libera alla norma sblocca-lavori inserita nel Dl Aiuti Quater, sono pronte a partire. Nell'elenco ci sono, oltre alla Gronda di Genova e al Passante di Bologna, altri 10 progetti oggi alle ultime fasi dell'iter approvativo. Sono tutte tratte autostradali, 4 su 12 in Toscana dove circa da un anno è entrato in esercizio il nuovo tracciato di A1 tra Calenzano e Barberino con la più grande galleria a tre corsie d'Europa.
Al momento, i progetti sono ad uno stadio di dettaglio esecutivo e hanno espletato tutti gli iter autorizzativi, tra cui Valutazione di impatto ambientale e Conferenza dei servizi. "Ora dobbiamo aspettare i tempi tecnici per il parere del Comitato speciale che ha 45 giorni per decidere dopo aver ricevuto le relazioni. Prevediamo che tutti i progetti siano approvati nel corso dei prossimi mesi", spiega Luca Fontana, direttore Ingegneria e Realizzazione di Autostrade per l'Italia, la società che gestisce circa 3000 km di rete autostradale in concessione fino al 2038, circa 4.200 tra ponti e viadotti e oltre 580 gallerie. Solo sulla rete Aspi ogni giorno entrano 4,5 milioni di persone, come parte di quel circa 80% di trasporto passeggeri e merci movimentate su gomma in Italia.
Sono dati che restituiscono la dimensione esatta del tema cruciale delle infrastrutture per il nostro Paese. La scommessa di Aspi è di dare un nuovo volto alla rete autostradale italiana, uno dei sistemi viari più vecchi d'Europa, con un piano di investimenti da oltre 21 miliardi di euro al 2038, di cui circa 14,5 miliardi per le grandi opere e 7 miliardi per l'ammodernamento della rete, le opere maggiori come gallerie, ponti, viadotti, barriere di sicurezza e antirumore.
Dal 2020 al 2023, Aspi informa che sono stati messi a terra circa 3,5 miliardi di euro di investimenti del Piano, di cui la parte destinata all'ammodernamento della rete è stata la più preponderante, circa 2,0 miliardi. Di questi soldi, poco meno di 1 miliardo è stato speso per adeguare il 50% delle gallerie. Nel complesso, fa notare ancora Aspi, tutti gli interventi sono stati portati avanti lavorando ogni anno meno del 50% del tempo disponibile, visto che i lavori si fermano durante le feste o i ponti festivi, e massimizzando i turni notturni e le operazioni ha24 nelle gallerie.
La parte restante degli investimenti del Piano, circa 1,5 miliardi di euro, è stata invece destinata alle grandi opere. "Qui i veri investimenti partiranno nel momento in cui i 12 progetti, all'esame del Consiglio superiore dei lavori pubblici, verranno definitivamente approvati perché i grandi cantieri si possono aprire subito", spiega Fontana. Nel frattempo, Aspi da gennaio ha deciso di scommettere sull'avvio dei lavori di realizzazione delle grandi opere anticipando dove possibile le attività cosiddette dei "Lotti 0", ovvero cantieri già operativi per l'esecuzione delle attività propedeutiche ai veri e propri interventi strutturali come risoluzioni di interferenze (ossia il riposizionamento di reti elettriche, idriche, fognarie), bonifiche da ordigni bellici, costruzione di campi base e indagini archeologiche.
"Queste attività, che hanno una durata media di circa 12 mesi, consentiranno di poter entrare nella piena operatività dei cantieri di realizzazione delle nuove infrastrutture non appena completato l'iter approvativo dei progetti. Per dare continuità al nostro Piano, sfruttando al meglio i tempi previsti dall'iter approvativo, ci siamo impegnati ad anticipare i 'Lotti 0' con una previsione di spesa di 100 milioni di euro", puntualizza Fontana.
Tuttavia, il direttore osserva che i progetti di ampliamento dei nodi autostradali di Bologna, Milano, Genova e Firenze rappresentano la soluzione a criticità storiche della rete autostradale del Paese. "Questi progetti rappresentano l'ossatura del nostro Piano industriale perché già oggi queste tratte autostradali, le principali della rete, sono in una condizione di saturazione: la capacità di queste autostrade, a due o tre corsie, è limitata rispetto agli attuali flussi di traffico. In più, sono state progettate 50 o 70 anni fa. L'obiettivo è di decongestionarle portando avanti la realizzazione delle grandi opere e ammodernarle per consentire alla nostra rete di restare operativa per altrettanto tempo, adeguandola anche ai più recenti standard ingegneristici, tutto questo nell'ottica di una mobilità sempre più sostenibile", conclude Fontana.