La novità era attesa da tempo e finalmente dal prossimo 30 dicembre gli italiani potranno cominciare a beneficiare di nuove cure a carico del Servizio sanitario nazionale. Con l’entrata in vigore del decreto Tariffe sarà infatti possibile usufruire in regime pubblico di un ampio ventaglio di prestazioni. Tra le altre, si spazia dalla procreazione medicalmente assistita alle visite ed esami per oltre un centinaio di patologie inserite nell’elenco delle malattie rare, per l’endometriosi e per tenere sotto controllo disturbi alimentari come bulimia e anoressia, dalla diagnosi molecolare a quella per la celiachia, fino alla possibilità di usufruire dell’adroterapia, un nuovo tipo di radioterapia innovativa per la cura di tumori inoperabili o resistenti ai trattamenti tradizionali.
Si tratta di una buona notizia per la nostra sanità pubblica, in un momento che resta complicato, tra calo dei fondi disponibili, progressivo invecchiamento della popolazione, carenza di personale e lunghe liste d’attesa. Tutti fattori che rendono per gli italiani sempre più difficile curarsi con il Sistema sanitario nazionale. Tanto che, secondo un recente rapporto della Fondazione Gimbe, sono 4,5 milioni quelli che lo scorso anno hanno dovuto rinunciare a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno.
In questo contesto cresce il numero di persone costrette a pagare di tasca propria le prestazioni sanitarie e non a caso la spesa out-of-pocket, quella pagata direttamente dai cittadini, lo scorso anno è cresciuta del 10,3% rispetto al 2022, raggiungendo quota 40,6 miliardi di euro.
La crisi è frutto della stretta ai finanziamenti al Ssn attuata negli ultimi 15 anni. E non migliorerà: la spesa sanitaria sul Pil per il 2024 e per il 2025 si attesterà al 6,3% (per poi ridursi ulteriormente al 6,2% nel 2026-2027), meno di vent’anni fa, e ben al di sotto sia della media Ocse (6,9%), sia della media Ue (6,8%). A contribuire in negativo è anche il fatto che gli italiani vivono sempre più a lungo (la speranza di vita è cresciuta da 80 anni nel 2002 a 83,1 nel 2023), ma non sempre in buona salute. L’ultimo rapporto annuale Meridiano Sanità, realizzato da The European House – Ambrosetti, spiega che gli anni vissuti in cattiva salute sono aumentati, passando da quasi undici anni nel 2004 a quasi 16 nel 2023, a causa di una elevata prevalenza di patologie causate da una molteplicità di fattori di rischio, tra i quali spiccano la sedentarietà,l’obesità e il fumo.
Secondo il rapporto “Health at a Glance: Europe 2024” dell’Ocse, la popolazione italiana ha uno dei tassi più bassi di attività fisica tra i Paesi dell’Ue. Solo il 19% degli adulti dichiara di soddisfare il livello minimo raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di almeno 150 minuti a settimana di attività fisica. Questo dato è allarmante se confrontato con la media Ue del 32%.
Una survey realizzata da Meridiano Sanità con Swg si sofferma sul tema della prevenzione, ancora troppo trascurata dagli italiani: solo il 23% sostiene di impegnarsi regolarmente per uno stile di vita sano e di sottoporsi a controlli medici periodici. Tra le ragioni figurano le barriere economiche tra i senior e il senso di benessere percepito e di mancanza di tempo, soprattutto tra i giovani. Tutti fattori che, con il timore di fare scoperte negative, contribuiscono a ridurre la frequenza dei controlli.
Guardando agli screening, il 30% dei cittadini di età compresa tra 50 e 70 anni ha dichiarato di non aver mai eseguito lo screening del colon-retto; preoccupante anche che circa il 40% dei cittadini non esegua gli screening oncologici da più di un anno. Non aiuta che la spesa per la prevenzione delle malattie sia stata progressivamente ridotta negli ultimi anni: secondo il rapporto della Fondazione Gimbe nel 2023 quest’ultima ha visto un calo del 18,6% rispetto al 2022. Una scelta che “avrà un costo altissimo in termini di salute negli anni a venire”.
Occorre mettere in pratica una strategia mirata - si legge nel rapporto che vada ad agire sui fattori di rischio, sulle vaccinazioni e sugli screening, permettendo così di migliorare la salute dei cittadini, ma anche di contribuire alla sostenibilità del Ssn, con costi evitati pari a circa 544 miliardi di euro in dieci anni.
Un aiuto per migliorare la situazione del sistema sanitario nazionale è atteso anche dagli investimenti (16,29 miliardi di euro) previsti nell’ambito della Missione Salute del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Tra gli obiettivi, potenziare la capacità del Ssn in risposta alle tendenze demografiche e epidemiologiche; modernizzare l’infrastruttura strutturale e tecnologica per migliorare l’efficienza e la qualità dell’assistenza sanitaria; sviluppare le competenze tecniche e professionali del personale sanitario; aumentare i servizi di assistenza domiciliare e di telemedicina; riorganizzare la rete dell’assistenza territoriale; promuovere la ricerca.