Capuano (Conai): "Valore dal riciclo"

Capuano (Conai): "Valore dal riciclo"

L'uso di materia di secondo utilizzo in sostituzione di materia prima vergine ha ripercussioni importanti sul nostro sistema economico. Il consorzio ha generato un giro d'affari di 3,3 miliardi

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Lo sviluppo economico può andare di pari passo con la tutela dell’ambiente e l’attività del consorzio Conai ne è un ottimo esempio. E per evidenziare questo aspetto più strettamente legato alla green economy, al tradizionale Rapporto di sostenibilità è stato aggiunto un capitolo che evidenzia come la tutela dell’ambiente possa fungere da “moltiplicatore economico”: “Ogni euro di contributo ambientale versato dalle imprese ne genera oltre quattro e mezzo per l’economia”, ha certificato uno studio The European House - Ambrosetti (Thea).

“È ormai evidente - spiega Ignazio Capuano, presidente di Conai - come l’uso di materia di secondo utilizzo in sostituzione di materia prima vergine abbia ripercussioni importanti sul nostro sistema economico. Il nostro impegno per la sostenibilità è un mandato istituzionale, ma anche la visione su un futuro in cui le risorse del pianeta vengono usate in modo più efficiente, tutelando l’ambiente. Per la prima volta, abbiamo adottato una nuova metodologia di calcolo per rendicontare il valore generato dalla corretta gestione degli imballaggi: i benefici sono di natura sia economica sia ambientale”.

Secondo lo studio Thea, nel 2023 Conai ha generato un giro d’affari di oltre 3,3 miliardi di euro, cifra che è la somma di tre valori: un volume d’affari diretto di 1,3 miliardi, provenienti dal Contributo ambientale Conai (Cac) e dai ricavi da vendita dei materiali; un impatto indiretto pari a 1,7 miliardi legato all’attivazione delle filiere di fornitura e uno indotto di 346 milioni di euro derivante dai consumi delle famiglie dei lavoratori e delle aziende fornitrici. “I ricavi da Cac - afferma Capuano - sono stati pari a 718 milioni di euro: significa che ogni euro di contributo ambientale ha un moltiplicatore pari a 4,6 in termini di valore generato per l’economia italiana”.

In termini occupazionali, invece, il sistema Conai ha sostenuto un totale di 23.199 posti di lavoro, tra occupazione diretta, indiretta e indotta. "A partire dall’edizione di quest’anno del nostro Rapporto di sostenibilità abbiamo anche istituito un comitato tecnico di indirizzo in una logica di miglioramento continuo. Il compito del comitato è infatti quello di spronarci a fare sempre meglio - prosegue il presidente di Conai - Ne fanno parte il fisico Guido Tonelli e il già ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, dalla cui iniziativa è nato il sistema di consorzi di filiera. Nel comitato figurano anche la vicepresidente di Confindustria Lara Ponti con delega all’ambiente e il professor Bellavite Pellegrini, docente universitario esperto della tematica degli Esg applicata al mondo delle imprese”.

Oggi fra i principali obiettivi di Conai c’è quello di aumentare la percentuale di riciclo della plastica, il materiale la cui lavorazione presenta maggiori complessità. “Molti materiali possono andare abbastanza facilmente a riciclo; non richiedono lavorazioni difficili e questo spiega il fatto che la loro percentuale di recupero sia molto alta - dice Capuano - Le cose stanno diversamente per quanto riguarda le plastiche: esse comprendono varie tipologie di materiale che richiedono differenti tecnologie di riciclo. Per questo gli imballaggi in plastica hanno prima necessità di essere suddivisi in categorie omogenee, ciascuna delle quali per essere valorizzata deve essere indirizzata a un diverso riciclatore. Su questo fronte bisogna migliorare l’impiantistica e questo è particolarmente vero in alcune aree del Mezzogiorno, nonostante i grandi progressi messi a segno negli ultimi anni”.

La plastica è, non a caso, l’unico materiale per il quale l’Italia non ha ancora superato il target al 2025 fissato dall’Unione Europea. Nel 2023 siamo arrivati al 48%, a fronte del 50% fissato per l’anno prossimo. “Ma siamo ottimisti sulle possibilità di raggiungerlo”, precisa Capuano.

Secondo uno studio redatto da Conai, il Sud Italia avrebbe bisogno di investimenti in impianti per circa 2,1 miliardi di euro per poter raggiungere autonomamente gli obiettivi Ue di riciclo al 2030 (non solo quelli relativi alla plastica). Le opere più importanti andrebbero realizzate nell’ambito dei termovalorizzatori - ne servono tre per un costo stimato di 600 milioni - e degli impianti di compostaggio combinato, ovvero aerobico e anaerobico - su questo fronte ne mancano 55 per un costo complessivo di quasi 670 milioni. Mancano infine 24 discariche di servizio, per realizzare le quali servono 515 milioni.

"Per alcune regioni del Mezzogiorno è sempre stato più difficile raggiungere standard di raccolta differenziata paragonabili a quelli di molte aree del Nord, anche se non mancano esempi di Comuni che sono arrivati a risultati eccellenti - conclude Capuano - Oggi è sempre più necessario che la trasformazione dei rifiuti avvenga il più possibile vicino al luogo in cui essi vengono raccolti”.

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