Telefonino e giovani, rapporto complicato

Telefonino e giovani, rapporto complicato

GenerationShip 2024, l'Osservatorio annuale sulle nuove generazioni ideato da Unipol, segnala che i cellulari non sono la causa del malessere mentale dei giovani, ma un amplificatore di problemi già esistenti

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“Lo smartphone non è la causa del disagio mentale per i giovani, ma può essere l’amplificatore di problemi preesistenti, dovuti a un’origine di carattere economico, sociale, culturale, familiare. Fare dello smartphone il capro espiatorio delle difficoltà dei giovani è guardare il dito invece che la luna”. Massimo Di Braccio, ceo di Kkienn Connecting People and Companies, sintetizza così i risultati di GenerationShip 2024, l’Osservatorio annuale sulle nuove generazioni di Unipol.

Da tempo, soprattutto alla luce dell’esperienza fatta durante i lockdown pandemici, il tema del benessere mentale dei giovani è al centro dell’attenzione dei mezzi di comunicazione. Nel 2024 la discussione è stata rilanciata dalla pubblicazione negli Stati Uniti di “The Anxious Generation” di Jonathan Haidt, uno studio organico che ha dimostrato che la diffusione dello smartphone è correlata all’aumento delle patologie psichiche dei giovani in molti paesi nel mondo. Questa tesi ha rilanciato il dibattito scientifico sulle conseguenze dell’uso dello smartphone soprattutto sui più giovani.

Partendo dalla pubblicazione e dalle analisi che ne sono seguite, il team guidato da Di Braccio ha curato lo studio “GenerationShip 2024”, dal quale emerge che il 91% delle persone tra i 16 e i 34 anni in Italia possiede un cellulare e lo utilizza in modo intenso (la versione integrale della ricerca è disponibile su changes.unipol.it). Un livello cresciuto rapidamente grazie al lancio dei social, all’ampliamento esponenziale di nuovi servizi e app, nonché all’abbattimento delle tariffe telefoniche e dei prezzi dei device.

Metà dei giovani ha reagito a questo ciclo di innovazioni aumentando progressivamente le attività svolte online e il tempo di collegamento. Solo un ragazzo su sei (16%) ha ridotto l’utilizzo, in ragione dei problemi generati dallo smartphone: l’assorbimento eccessivo di tempo, la percezione di dipendenza, l’ansia, lo stress. "Venendo al giorno d’oggi, un giovane su cinque dichiara di essere sempre, o quasi sempre, collegato e il 43% lo usa in modo frequente anche se non continuo. In definitiva, il 44% dei giovani è molto o abbastanza dipendente da questo dispositivo e ne è consapevole”, sottolinea Di Braccio.

Di Braccio tiene comunque a specificare che "il concetto non è necessariamente negativo. Sia i giovani che gli adulti svolgono ormai sullo smartphone molte delle attività più importanti della loro vita. La dipendenza indica il legame forte tra utilizzatori e smartphone, un concetto che vale per tutte le tecnologie importanti, che diventano letteralmente estensioni della nostra mente e del nostro corpo. Basti pensare agli occhiali, relativamente a chi ha problemi di vista”, precisa.

Al contempo, l’esperto non nasconde che l’utilizzo assiduo spesso si traduce in numerosi comportamenti critici, che hanno effetti negativi soprattutto sulla qualità della vita dei giovani. Il 90% segnala almeno una situazione problematica, come l’ansia da interazione generata dalla necessità di controllare continuamente messaggi e notifiche, la riduzione della socialità e il peggioramento delle prestazioni, a scuola, nel lavoro e nelle relazioni, la perdita di sonno. Fra giovani e gli adulti sono diversi i contenuti della dipendenza: per i ragazzi si tratta prevalentemente di social media, per gli adulti in egual misura di social e di messaggistica; per i ragazzi sono più importanti le app di intrattenimento, per gli adulti le notizie.

Ma se lo smartphone induce dipendenza possiamo dedurre che è la causa della sofferenza mentale che colpisce i giovani? A giudizio degli intervistati, giovani e adulti, assolutamente no. Le cause maggiori vanno ricercate anzitutto nel declino economico del nostro Paese, che ha portato insicurezza economica, precarietà del lavoro, retribuzioni povere, incertezza sul futuro. "In un quadro di questa portata, il ruolo dello smartphone è di essere un fattore di amplificazione di problemi, che hanno origine altrove”. Senza sottovalutare l’ambivalenza dello strumento, che da un lato supporta il desiderio di visibilità dei giovani, necessaria per farsi strada e trovare un posto nella società, dall’altro restituisce loro la visibilità delle qualità, vere o fake, del resto del mondo, con il rischio di ciascuno si riconosca come meno adeguato, attraente e competitivo di quanto non sia.

Tirando le fila di quanto emerso, il ceo di Kkienn Connecting People and Companies segnala che "il deterioramento del benessere mentale dei giovani è determinato da dinamiche profonde della nostra società. Lo smartphone è una concausa da non sottovalutare ma non certo la spiegazione principale”. Per limitarne l’impatto negativo, conclude, “servirà una regolamentazione degli aspetti più insidiosi (uso alla guida, in classe e così via), quando la libertà personale degli utilizzatori si scontra con la sicurezza e il benessere degli altri”.

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