Da qui al 2028 in Italia vi sarà un trasferimento patrimoniale alle generazioni più giovani nell’ordine di 180 miliardi di euro, cifra destinata a raggiungere i 300 miliardi entro il 2033. Le stime, elaborate dall’Associazione italiana private banking (Aipb) e dalla società di consulenza Kpmg, evidenziano l’importanza del passaggio generazionale in un Paese come il nostro che stenta a generare nuova ricchezza.
Perché, se anche solo una parte di queste cifre andrà dispersa a causa di contrasti legati alla successione o a scelte errate degli eredi, potrebbero prodursi danni consistenti all’economia nazionale. Mentre se verranno impiegate al meglio, non necessariamente destinando le risorse alla creazione di nuove imprese, ma magari anche attraverso investimenti nel made in Italy, si potrà creare un effetto virtuoso in grado di generare benessere, nuova occupazione e in definitiva spingere la crescita.
Eppure, uno studio Aidaf/Bocconi stima che solo in due imprese di medie dimensioni su tre il cambio di testimone avviene durante la vita dell’imprenditore, in quelli rimanenti solo all’apertura della successione, con tutto ciò che ne deriva quando si tratta di fare scelte affrettate. Nella Penisola, dove le aziende familiari contribuiscono per il 68% al Prodotto interno lordo (cioè alla ricchezza generata ogni anno), la questione ereditaria è più urgente che altrove, ricordando che il passaggio generazionale non riguarda solo trasferimenti di quote o di cariche, ma anche, di know how e valori, di un patrimonio di conoscenze e competenze aziendali. Il che spiega – tra le altre cose – la diffusione della family constitution, che nasce nel mondo anglosassone oltre un secolo fa, con la finalità di riassumere, in un unico documento, i valori fondanti della famiglia e disciplinare il rapporto dei suoi componenti con il patrimonio e il family business, nonché delineare gli obiettivi di quest’ultimo, a beneficio delle future generazioni. Questo a integrare gli istituti giuridici più adatti alla singola situazione, dalla holding di famiglia al patto di famiglia, al trust, con la scelta che dipende dalla complessità dei patrimoni e delle situazioni familiari.
Secondo stime di Ubs, l’età media dei 56 miliardari italiani è di 67 anni e continua a crescere, una dinamica che riguarda anche i milionari, in un Paese in cui i giovani faticano ad accumulare fortune importanti. Diversi studi internazionali segnalano che il patrimonio delle famiglie facoltose nel 70% dei casi non sopravvive alla seconda generazione e in ben il 90% dei casi alla terza generazione. Il passaggio generazionale richiede una lunga programmazione, con l’intervento di figure specialistiche in grado non solo di puntare sulla protezione (e, se possibile, anche valorizzazione) in termini reali del patrimonio nel tempo attraverso scelte d’investimento oculate, ma anche capaci di gestire i conflitti che si creano tra gli eredi, a maggior ragione se in presenza di famiglie allargate. Occorrono, dunque, competenze in materia di psicologia e anche di problem solving per cercare punti di convergenza in presenza di differenti visioni strategiche e priorità dei singoli membri della famiglia.
Il bisogno di mercato genera grande interesse nel mondo della consulenza finanziaria, legale e tributaria, data la grandezza della posta in gioco. Destinata per altro a crescere ulteriormente, considerato che dalla pandemia in avanti si assiste a un’accelerazione nel passaggio di testimone delle imprese. Da una parte ci sono le dinamiche demografiche, con la generazione dei baby boomers che si avvicina sempre più alla pensione, dall’altra la complessità crescente dei mercati che rende poco competitive le aziende non strutturate.
Non è solo una questione di dimensioni, comunque fondamentali per generare economie di scala a fronte della crescente pressione sulla marginalità, ma soprattutto di organizzazione, il che significa dotarsi di funzioni in grado di prevenire e gestire al meglio i rischi, diventati ormai una costante per chi fa business.
E poi ci sono gli investimenti nelle persone, asset cruciale proprio ora che è in atto la transizione digitale con le sue sfide di rinnovamento per le organizzazioni. Di fronte alle novità che si presentano a ritmo accelerato, sono tanti gli imprenditori che decidono di mollare per passare all’incasso o anche solo aprono il capitale ad altri imprenditori o a investitori istituzionali per accelerare la crescita e preparare l’impresa affinché sopravviva al fondatore.
Scelte con differenti implicazioni, ma accomunate dalla necessità di puntare su una consulenza professionale e da una capacità di programmazione pluriennale per evitare di disperdere quanto seminato negli anni. E lo stesso vale per l’eredità, che richiede un’attenta pianificazione considerato che le quote di legittima pongono vincoli stringenti in merito alla destinazione del patrimonio, ma soltanto quanto al suo valore economico.
Nulla vieta, infatti, al genitore di adottare ad esempio schemi per concentrare i poteri di gestione dell’azienda nelle mani di un solo erede o di manager esterni alla famiglia. L’aspetto davvero decisivo è che vengano prese decisioni chiare, e nell’arco di tempo necessario a essere “digerite” dalla famiglia e dall’azienda, per evitare di depauperare la ricchezza.