Il welfare alla prova dell'invecchiamento

Il welfare alla prova dell'invecchiamento

L'equilibrio italiano è messo alla prova da invecchiamento, denatalità e debito pubblico. E crescono le spese a carico delle famiglie

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L’allungamento della vita media è una delle conquiste più significative della scienza e della tecnologia, ma pone anche nuove sfide in termini di sostenibilità del welfare pubblico. Questo vale in Italia per l’enorme peso del debito pubblico. La denatalità, l’invecchiamento della popolazione e una maggiore mobilità sociale hanno eroso le basi tradizionali di un sistema che si reggeva su una popolazione attiva più numerosa rispetto a quella anziana. Oggi, la spesa pubblica destinata a sanità, previdenza, politiche sociali e istruzione rappresenta la principale voce del bilancio statale, all’incirca il 58% della spesa complessiva, di cui la metà è assorbita dalla previdenza.

Tra le grandi economie europee, l’Italia è quella con la maggiore incidenza della spesa previdenziale rispetto al Pil: il 16,2% quest’anno, secondo stime dell’Ocse, contro il 12,3% della media tra Germania, Francia e Spagna. Questo squilibrio sottrae risorse ad altri settori cruciali, come l’istruzione (4,1% del Pil, mezzo punto sotto la media dell’Eurozona) e la sanità (7,1% contro il 7,9% europeo). Non solo. Il tasso di sostituzione, ovvero il rapporto tra l’ultimo stipendio e l’assegno pensionistico, è oggi intorno al 70%, ma secondo le proiezioni dovrebbe scendere di circa dieci punti percentuali entro quindici anni, per poi attestarsi intorno al 50% a metà secolo. In sostanza, la mano pubblica sempre meno sarà in grado di garantire prestazioni adeguate, in un contesto di popolazione sempre più anziana e di riduzione della base contributiva dovuta alla denatalità.

Secondo il Think Tank “Welfare, Italia”, per garantire la sostenibilità del sistema sarebbero necessari 176 miliardi di euro addizionali. Gli analisti sottolineano come la spesa sia “troppo sbilanciata sulla gestione del presente”, mentre solo un quinto è destinato a investimenti per le nuove generazioni e la prevenzione. Leggendo l’ultimo rapporto di Itinerari Previdenziali, relativo al consuntivo 2023, emerge che la spesa lorda delle famiglie destinata all’integrazione delle prestazioni pubbliche per pensioni, sanità e assistenza è stata di circa 108 miliardi di euro, che si traducono in 83 miliardi e mezzo al netto delle deduzioni e detrazioni. La prima voce (quasi metà del totale) è relativa ai costi sostenuti direttamente da famiglie e individui per la spesa sanitaria. La “non autosufficienza”, intesa come oneri sostenuti per l’assistenza domiciliare o residenziale, è la seconda voce, per una quota del 31,7% del totale ed è in crescita.

"Qualsiasi politica che abbia a cuore la protezione e l’assistenza dei cittadini nelle fasi più fragili della loro esistenza non può non considerare l’importante contributo che le assicurazioni possono dare nella gestione complessiva del welfare e, in particolare, come fornitori di soluzioni finanziarie, ma anche potenzialmente di servizi di assistenza che svolgano un ruolo integrativo e complementare alla mano pubblica”, ha sottolineato di recente Giovanni Liverani, presidente dell’Ania (l’associazione delle compagnie operanti in Italia).

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo 

Le soluzioni assicurative hanno una caratteristica peculiare. Come rilevato di recente dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, il welfare pubblico è molto efficace nel ridurre le disuguaglianze economiche e sociali, ma funziona bene nell’ipotesi di un’economia che cresce e che genera gettito fiscale. L’assicurazione – e, più in generale, il welfare privato – consente anch’essa, grazie al principio di mutualità, di mitigare le disuguaglianze, ma funziona a prescindere dal ciclo economico.

"Le assicurazioni possono svolgere un ruolo chiave nel cosiddetto welfare integrativo, in particolare in tre ambiti: la previdenza integrativa, la sanità e la gestione della non-autosufficienza”, ha ricordato Liverani. Sul primo fronte, il riferimento è alla gestione di una ampia fetta dei fondi pensione complementari, dei piani individuali pensionistici (Pip) e all’erogazione delle rendite pensionistiche complementari. Nel settore della sanità, le imprese assicuratrici operano principalmente attraverso polizze collettive, sottoscritte in prevalenza tramite fondi sanitari e polizze individuali. I premi del ramo malattia sono in crescita e hanno superato il 70% della spesa sanitaria intermediata, che rimane però molto contenuta rispetto alla cosiddetta spesa out of pocket, cioè quella sostenuta direttamente dai cittadini.

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo 

“In sostanza sono uno strumento ancora poco utilizzato. Infine, in un contesto in cui la protezione contro la non autosufficienza è poco diffusa, le polizze Long term care (coperture assicurative pensate per sostenere i costi dell’assistenza in caso di perdita dell’autosufficienza, ndr) possono rappresentare una soluzione sostenibile ed efficace”, è l’analisi di Liverani. Le famiglie italiane, spesso lasciate sole di fronte a questi bisogni, hanno speso nel 2023 circa 108 miliardi di euro lordi per integrare le prestazioni pubbliche.

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