Nel 2024 l’Italia ha quasi centrato, con un anno di anticipo, uno degli obiettivi più ambiziosi fissati dall’Ue: il 50% di riciclo degli imballaggi in plastica. Un traguardo che non arriva per caso, ma è il frutto di un sistema costruito negli anni attorno al lavoro dei consorzi di filiera. Tra questi, Corepla: il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica con la sua rete di oltre 2.500 imprese. Parlano i numeri: oltre 931mila tonnellate avviate a riciclo nel 2024, con un incremento di oltre il 4% rispetto all’anno precedente. Se si considera anche il recupero energetico, il tasso complessivo supera l’88%. Numeri che posizionano il nostro Paese tra i più virtuosi d’Europa, dove la media di riciclo resta ancora intorno al 40%.
"Abbiamo raggiunto il nostro primo obiettivo – racconta il presidente Giovanni Cassuti – ma non intendiamo fermarci qui. Nel 2025, vogliamo migliorare la percentuale di raccolta e il tasso complessivo di recupero”. L’asticella ora si alza. Il numero uno di Corepla parla di nuove iniziative per sensibilizzare cittadini e amministrazioni locali, puntando su educazione ambientale, tecnologia e strumenti come il progetto Recopet, che “prevede l’installazione di un centinaio di eco-compattatori per la raccolta selettiva delle bottiglie in Pet".
Ma se la media nazionale di raccolta ha toccato i 26 chili per abitante all’anno, i divari regionali restano marcati. La Sardegna, con 36,4 chili pro capite, guida la classifica davanti al Veneto (30,9). In coda, Molise e Trentino-Alto Adige faticano a superare i 18 chili. Le grandi aree metropolitane del Centro-Sud, nonostante alcuni segnali positivi, continuano a registrare livelli inferiori alla media.
"In alcune aree del Paese, specialmente nel Centro-Sud – spiega Cassuti - si continuano a affrontare sfide legate a infrastrutture non ancora adeguate, ma anche a resistenze culturali e difficoltà nella gestione logistica della raccolta. Tuttavia, i progressi sono tangibili".
Ma c’è anche una questione di consapevolezza: in certi contesti, la raccolta differenziata non è ancora percepita come un dovere collettivo. "Per questo, stiamo intensificando le campagne di sensibilizzazione per far sì che ogni regione raggiunga il massimo potenziale nella gestione dei rifiuti degli imballaggi in plastica".
A complicare il quadro, però, è l’imminente entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (Ppwr - Packaging and Packaging Waste Regulation), previsto per il 2026. Un testo ambizioso che punta a rafforzare l’economia circolare e a ridurre in modo drastico la produzione di rifiuti. Ma che in Italia ha suscitato più di una perplessità. "Inizialmente – sottolinea Cassuti – ci aspettavamo che il modello italiano del riciclo, costruito in trent’anni e basato sull’efficienza dei consorzi di filiera, potesse diventare un benchmark europeo. Invece, nell’impostazione iniziale del regolamento stavano prevalendo ragioni politiche dettate da altri Paesi, un approccio puramente ideologico, i cui effetti dannosi sono stati limitati dall’interlocuzione con i rappresentanti del governo e degli stakeholders".
Secondo Corepla, il vero nodo è l’applicabilità uniforme in 27 Paesi molto diversi tra loro. "Armonizzare il sistema è una sfida complessa – spiega Cassuti - soprattutto attraverso lo strumento normativo del regolamento, di immediata applicabilità, perché i 27 Paesi Ue hanno caratteristiche, sistemi e stadi di sviluppo molto differenti. Ma siamo pronti a lavorare per un recepimento che tenga insieme obiettivi ambientali e sostenibilità economica".
Più che la finalità – promuovere la circolarità – a preoccupare è l’approccio. Troppo poco realistico, secondo Cassuti, e troppo punitivo verso la plastica, senza un reale confronto con i dati scientifici. "Nel testo iniziale – segnala – si è dato per scontato che la plastica sia sempre la scelta peggiore. Ma non è così. In molte applicazioni, gli imballaggi alternativi hanno un impatto ambientale peggiore se si considera l’intero ciclo di vita". Al centro della polemica c’è il principio della gerarchia tra riuso e riciclo: "Il riuso è stato indicato come preferibile al riciclo, ma non sempre è praticabile. Ci sono problemi legati all’igiene, al consumo di acqua e detergenti, alla logistica. È un’opzione da valutare caso per caso, non da imporre per legge in modo generalizzato".
Corepla invoca un cambio di passo: "Serve un approccio scientifico e graduale, non ideologico. Le imprese hanno bisogno di tempo per adeguarsi, senza compromettere investimenti già fatti". Il dialogo con Bruxelles resta aperto: "Siamo convinti che la normativa possa essere corretta in corsa per rendere la transizione ecologica una possibilità concreta per tutti".