Rendimento e impatto positivo

Rendimento e impatto positivo

Mario Costantini, ceo e general manager di Neva (Sgr di Intesa Sanpaolo) racconta caratteristiche e potenzialità delle life sciences per il comparto del venture capital. Aspettative di ritorno per i gestori e benefici per tutti

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“Investire nelle scienze della vita consente di abbinare all’obiettivo del rendimento la possibilità di contribuire a migliorare la qualità della vita di molte persone. Per questo si tratta di uno dei settori d’investimento più affascinanti”. Così Mario Costantini, ceo e general manager di Neva, società di gestione del risparmio del gruppo Intesa Sanpaolo che, con i suoi fondi di venture capital, investe nello sviluppo delle startup e delle imprese più innovative e promettenti al mondo. Un lavoro che richiede competenze avanzate e l’assunzione di un certo grado di rischio perché, se da una parte le startup partono da valorizzazioni molto basse, dall’altra non sono tante le nuove esperienze imprenditoriali che riescono ad affermarsi sul mercato. “Per lo più gli investimenti sono destinati alle tecnologie di frontiera”, spiega Costantini. Il quale racconta come la scelta societaria sia di puntare su quattro filoni: transizione energetica, digitale, aerospazio e appunto life science.

In quest’ultimo ambito rientra l’ultimo investimento. Si tratta di Nuclidium, società biotecnologica svizzero-tedesca specializzata in radiofarmaci di nuova generazione per malattie oncologiche. Con l’ingresso dell’investitore istituzionale nel capitale, l’azienda punta ad accelerare lo sviluppo della sua piattaforma “radioteranostica” proprietaria a base di isotopi del rame, che offre un approccio integrato, utilizzabile sia per la diagnostica, che per la terapia in ambito oncologico e in grado di ridurre i danni ai tessuti sani, rispetto ai trattamenti tradizionali. Nel medesimo ambito opera l’italiana BetaGlue Technologies, che ha sviluppato una piattaforma di radioterapia localizzata per il trattamento dei tumori solidi. La nuova soluzione consente di rilasciare la dose terapeutica direttamente all’interno della massa tumorale, riducendo al minimo la dispersione nel resto dell’organismo, proteggendo quindi i tessuti sani circostanti.

L’efficacia di questo approccio apre nuove possibilità terapeutiche, soprattutto per il carcinoma duttale pancreatico, una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare. “Questa azienda è l’esempio di come i ricercatori italiani, grazie alla loro preparazione, possano contribuire a rivoluzionare l’industria farmaceutica e a cambiare in meglio il futuro delle nostre vite”, sottolinea Mario Costantini, che rivendica il ruolo degli investitori istituzionali nel fare da ponte tra chi ha idee innovative e chi può apportare capitali per portare le invenzioni sul mercato e aiutarle ad affermarsi.

Altri importanti investimenti nell’ambito delle scienze della vita hanno riguardato Kamau Therapeutics (specializzata nell’editing genomico per curare malattie genetiche, come l’anemia falciforme), Tr1x (che si basa su cellule del sistema immunitario regolatorie ingegnerizzate per contrastare e curare malattie infiammatorie o autoimmunitarie, come il morbo di Crohn), Neophore (- le cui attività sono volte allo sviluppo di small-molecules in grado di rendere i tumori più riconoscibili e aggredibili da parte del sistema immunitario) e Stylus Medicine (generazione in vivo di cellule dette Car-T capaci di combattere diverse malattie, tra cui tumori).

“Le scienze della vita sono probabilmente il settore che meglio si sposa con le caratteristiche del venture capital”, racconta il ceo di Neva Sgr. “Sia la ricerca, sia la produzione di nuovi farmaci sono per lo più appannaggio di team di scienziati che danno via a start-up. A un certo livello di sviluppo queste realtà entrano nel mirino delle grandi cause farmaceutiche, che apportano capitali e know-how, portandosi in casa l’innovazione. I fondi si pongono a metà del percorso, investendo in realtà che non hanno ancora sviluppato il proprio potenziale, ma che dimostrano di avere le basi per raggiungere il successo”, aggiunge. “L’obiettivo è consentire anche ai privati dotati di patrimoni importanti di diversificare i propri investimenti, puntando sulle migliori società innovative in Italia e nel mondo che affrontano le grandi sfide per il futuro del pianeta”, spiega Costantini. I fondi Neva II hanno già raccolto 187 milioni di euro dal lancio del settembre scorso e puntano a raggiungere quota 400 milioni. In un mercato fortemente globalizzato come quello della ricerca scientifica, Neva Sgr si muove con una prospettiva internazionale nella scelta delle imprese target, fermo restando la particolare attenzione all’Italia. “Non apportiamo solo equity, ma anche un network di contatti utili per una crescita sostenibile nel tempo, grazie al supporto del nostro gruppo”.

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