“Negli ultimi dieci anni il dialogo con il pubblico è cambiato radicalmente. Un tempo limitato e difficile, oggi è attivo e costruttivo con la maggior parte degli Stati membri dell’Unione Europea. Le discussioni non si limitano più alla sola tassazione, ma riguardano un’ampia gamma di temi: dall’impatto sulla salute pubblica e sulla riduzione del danno, a quello economico e occupazionale, fino all’innovazione e agli investimenti industriali, così come il quadro normativo e la regolamentazione”. Queste le parole di Massimo Andolina, presidente Regione Europa Philip Morris International, in occasione della presentazione del report di EY Parthenon, che conteggia l’impatto economico, sociale e cognitivo della multinazionale nel Vecchio Continente. Il contesto è quello delle sfide profonde che l’Europa ha bisogno di affrontare per ritrovare la propria competitività attraverso investimenti in tecnologia, scienza e risorse umane. Ma quale può e deve essere il ruolo di grandi aziende e multinazionali?
Per quanto riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo, Philip Morris ha speso, nei cinque anni (2019-2023), oltre 2,3 miliardi di euro, con l’obiettivo di trasformare la propria linea di business, orientata sempre più verso prodotti senza fumo. Secondo Andolina, la ricerca di una soluzione alle esternalità negative generate dal fumo e ai suoi impatti sulla salute dei cittadini deve essere affrontata in sinergia tra pubblico e privato: “Perché non si può pensare che chi ha creato il problema non possa far parte della soluzione. Come i motori a combustione, anche le sigarette non dovrebbero avere più spazio nella società”, sostiene.
"Dal 2008, abbiamo investito oltre 14 miliardi di dollari a livello globale per sviluppare, validare scientificamente, produrre e commercializzare i nuovi prodotti con un obiettivo ambizioso: porre fine all’era delle sigarette. Oggi, oltre il 40% dei nostri ricavi netti globali proviene da prodotti senza fumo, realizzati in 15 dei nostri 19 stabilimenti europei”, spiega Andolina. Tra questi, anche l’Italia, con la fabbrica di Crespellano, in provincia di Bologna. “L’Italia ha un peso strategico. Abbiamo realizzato una fabbrica all’avanguardia con un investimento di 1,5 miliardi di euro. Da qui è nata una filiera integrata, che va dalla coltivazione del tabacco al riciclo dei device tecnologici. Questo modello ha generato 44.000 posti di lavoro (diretti e indiretti) e una nuova categoria di esportazione (gli stick di tabacco prodotti a Bologna sono infatti commercializzati da Philip Morris Italia nel Paese ed esportati in 60 mercati, per un valore di oltre 1,8 miliardi di euro nel 2023, ndr) il cui peso specifico è paragonabile al valore delle esportazioni italiane di olio di oliva. Tutto questo ci permette di contribuire allo 0,5% del Pil nazionale”.
Allargando il campo all’Europa, l’analisi fotografa come il contributo all’economia dell’Unione generata dalla multinazionale, tra il 2019 e il 2023, è stato di 289 miliardi di euro (nel 2023 il contributo ha raggiunto i 65,8 miliardi). Le entrate fiscali nelle tasche dei governi sarebbero almeno 181,3 miliardi di euro, di cui 38,2 miliardi nel 2023. Oltre 33 miliardi di euro in esportazioni Ue, di cui 8,4 miliardi solo nel 2023. L’occupazione indiretta si attesterebbe a un milione di posti di lavoro, con circa 21.500 dipendenti.
Gli Stati dell’Unione, non hanno tutti lo stesso approccio verso i prodotti alternativi alle sigarette. Secondo Andolina: “L’approccio italiano è saggio perché bilancia i controlli necessari con la libertà di informare i consumatori. I tabaccai, ad esempio, rappresentano un punto di accesso controllato che garantisce che la vendita di questi prodotti sia soggetta a determinate regole. Allo stesso tempo, il paese ha adottato un clima regolatorio che permette di dare alcune informazioni fattuali ai consumatori adulti, aiutandoli a compiere scelte più consapevoli. Questo modello si potrebbe replicare per tutte le categorie innovative a base di nicotina, ed è cruciale per la transizione. Paesi che proibiscono la comunicazione, come la Francia, rendono difficile per i fumatori cambiare abitudine”.
Ma cosa dovrebbe fare l’Europa, dal punto di vista di una multinazionale come Philip Morris International, per favorire gli investimenti in ricerca e sviluppo e, più in generale, in innovazione? “Gli investimenti di cui sopra sono stati resi possibili grazie al quadro normativo e fiscale stabilito da precedenti direttive europee, che hanno promosso l’innovazione e consentito all’Italia di rafforzare la filiera. Ora, è fondamentale mantenere l’attenzione sugli asset strategici. L’Europa deve fare il possibile per soddisfare le aspettative dei cittadini e gestire la volatilità globale. Ciò significa plasmare un ambiente normativo che continui ad attrarre investimenti, incoraggi l’innovazione e favorisca una crescita sostenibile. La nostra trasformazione verso un futuro senza fumo è un segnale chiaro del nostro impegno, ma l’Europa ha bisogno di una regolamentazione che sostenga l’innovazione a lungo termine”.