La bottiglia di acqua, di latte o di bibita che, una volta consumata, non diventa rifiuto ma rientra in circolazione sotto forma di un’altra identica, è l’immagine più concreta del riciclo “bottle to bottle”. È un processo che riduce l’inquinamento plastico, risparmia risorse e taglia le emissioni. A spingere in questa direzione è soprattutto l’Europa, che ha fissato obiettivi stringenti, anche se l’Italia è ancora lontana dal traguardo.
La direttiva Sup (Single Use Plastics) impone una serie di obiettivi vincolanti sulla raccolta e sul riciclo delle bottiglie in Pet, polietilene tereftalato, la plastica più diffusa negli imballaggi alimentari: raggiungere il 77% di raccolta sul totale immesso a consumo entro la fine dell’anno in corso e il 90% entro il 2029. Sempre da quest’anno, inoltre, le bottiglie devono contenere almeno il 25% di Pet riciclato (r-Pet, cioè il materiale decontaminato e lavorato fino a tornare idoneo al contatto alimentare), quota destinata a salire al 30% entro il 2030. Secondo le stime di Coripet, consorzio volontario riconosciuto dal ministero dell’Ambiente che riunisce produttori, riciclatori e trasformatori di Pet, nel 2024 la raccolta in Italia ha raggiunto il 68%. “I dati del primo semestre 2025 non mostrano miglioramenti, anzi in alcuni casi un lieve arretramento”, osserva Corrado Dentis, presidente di Coripet.
“Con il porta a porta e i cassonetti stradali abbiamo raggiunto risultati importanti, ma questo modello ha esaurito il suo potenziale”, prosegue Dentis. “L’unica strada per crescere sono le raccolte selettive tramite ecocompattatori”, precisa. Si tratta di macchine per la raccolta del Pet che riconoscono le bottiglie, le comprimono e le raccolgono separatamente, consentendo di ottenere Pet più pulito e facilmente riciclabile. In molti casi sono collegate a sistemi di premialità che trasformano ogni conferimento in buoni o punti fedeltà. Oggi Coripet gestisce circa 1.800 ecocompattatori installati in tutta Italia, dalla Sicilia al Trentino, posizionati in supermercati, scuole, ospedali e altri luoghi pubblici. Il rispetto degli obiettivi sulla raccolta è vigilato da Bruxelles e chi non li raggiunge rischia procedure di infrazione e l’obbligo di introdurre sistemi cauzionali già attivi in 16 Paesi europei (Drs) per bottiglie e lattine. “La normativa prevede che se gli stati membri raggiungono entro il 2026 un tasso di raccolta differenziata dell’80%, possono chiedere una deroga al deposito cauzionale, a condizione che presentino un piano per raggiungere il 90% entro il 2028, che lo raggiungano e che poi lo mantengano”, spiega Dentis.
Il meccanismo prevede che il consumatore paghi una piccola somma aggiuntiva quando acquista una bottiglia e la riottenga restituendo il vuoto in un punto di raccolta. In pratica, un’evoluzione del vuoto a rendere pensata per aumentare il tasso di recupero e migliorare la qualità del materiale raccolto.
“In Germania il sistema Pfand funziona da oltre 20 anni: il consumatore paga 25 centesimi al momento dell’acquisto e li riottiene quando riporta la bottiglia vuota. Grazie a questo modello il tasso di raccolta supera il 98%”, sottolinea Dentis. Come anticipato, la Sup prevede che da quest’anno almeno il 25% delle bottiglie contenga Pet riciclato. “Oggi siamo sotto il 16% e c’è un problema enorme: la legge obbliga ma non sanziona. Il nostro Paese ha scelto di non prevedere controlli né penalità per chi non rispetta l’obbligo”, evidenzia il presidente di Coripet.
A mettere in difficoltà il sistema è anche il differenziale di costo tra materia vergine e riciclato. “Chi usa r-Pet oggi paga fino al doppio rispetto ai polimeri vergini importati dall’Asia, che molti operatori continuano a utilizzare perché costano meno”, fa notare Dentis. “I produttori che aderiscono a Coripet rispettano già la quota del 25% di r-Pet nelle bottiglie, lo fanno pagando un materiale più caro del polimero vergine e un contributo ambientale più alto. Se altri operatori non fanno lo stesso, si crea un effetto dumping che mette fuori mercato chi agisce correttamente”.
A complicare il quadro, c’è la tenuta industriale del settore. In una lettera indirizzata al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, Assorimap – l’associazione che riunisce i riciclatori di plastiche – ha denunciato le difficoltà che stanno colpendo la filiera del Pet riciclato. A rischio, secondo il presidente Walter Regis, ci sono oltre 350 imprese che impiegano più di 10 mila addetti e garantiscono una capacità di riciclo di circa 1,8 milioni di tonnellate l’anno. L’associazione chiede interventi urgenti di sostegno, analoghi a quelli già introdotti in Paesi come Francia e Spagna.