Prevenire è la prima forma di cura. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la salute non è solo assenza di malattia, ma uno “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”. Eppure, gli indicatori italiani raccontano una realtà diversa: un adolescente su quattro è in sovrappeso se non obeso, il 15% dei giovani tra 18 e 24 anni pratica il cosiddetto binge drinking (consumo eccessivo e rapido di alcolici in un’unica occasione) e quasi un ragazzo su cinque non svolge attività fisica regolare. A questi comportamenti si sommano nuove forme di vulnerabilità digitale, come la “cybercondria”: otto italiani su dieci cercano online la causa dei propri sintomi e spesso improvvisano diagnosi e rimedi, con il rischio di affidarsi a fake news sanitarie o influencer non qualificati.
È in questa cornice che l’Associazione italiana tra le imprese di assicurazione per il tramite di Fondazione Ania, la onlus nata nel 2004 per promuovere la sicurezza e la cultura della protezione, ha deciso di ripartire dai giovani per rimettere la prevenzione al centro. Il progetto si chiama “Meglio Ora. La prevenzione è una sana abitudine” e rappresenta la nuova tappa del percorso per coniugare educazione civica, salute e cultura assicurativa. Concretamente si tratta un talk radiofonico itinerante che, nel mese di novembre, sta attraversando tre città — Torino, Milano e Napoli — coinvolgendo circa 1.500 studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Il format prevede due sessioni per ogni tappa, della durata di 90 minuti ciascuna, riconosciute come attività di alternanza scuola-lavoro (Pcto). Ogni incontro trasforma l’aula in un vero studio radiofonico: musica, dialogo e partecipazione diventano strumenti per stimolare il confronto su salute, benessere e corretti stili di vita. A condurre gli appuntamenti sono le speaker di Rds Petra Loreggian e Samara Tramontana, figure familiari al pubblico under 20.
Con loro salgono sul palco medici, psicologi, esperti, creator e testimonial sportivi che dialogano con i ragazzi su temi chiave: alimentazione equilibrata, attività fisica, gestione dello stress, relazioni e benessere psicologico, prevenzione dalle dipendenze, uso consapevole delle fonti informative. Gli studenti partecipano con domande, sondaggi e chat in diretta, trasformando l’incontro in un laboratorio di idee. “Il progetto nasce da un’esigenza che sentiamo sempre più urgente: rimettere al centro la cultura della prevenzione e farlo partendo dai più giovani, che saranno i protagonisti del cambiamento che vogliamo promuovere”, afferma Maria Bianca Farina, presidente di Fondazione Ania. "Proteggere la vita non significa solo evitare incidenti, ma imparare a prenderci cura del nostro corpo e della nostra mente giorno dopo giorno. Con questo progetto vogliamo rinnovare la nostra missione, parlando ai ragazzi nella loro lingua e costruendo insieme a loro una nuova consapevolezza: la salute è un valore che si costruisce ogni giorno”.
Il progetto è partito da Torino ed è proseguito a Milano martedì, sarà a Napoli giovedì 20 novembre e si concluderà a Roma il 3 dicembre. Dietro il linguaggio radiofonico e il dinamismo del format c’è un obiettivo: avvicinare i giovani alla cultura della prevenzione e della protezione, due concetti che, secondo Fondazione Ania, condividono la stessa logica. Come un’assicurazione tutela dai rischi futuri, la prevenzione è una forma di assicurazione per il benessere individuale e collettivo. Nel corso degli anni, la Fondazione ha promosso progetti sulla sicurezza stradale, sull’inclusione e sul welfare, collaborando con istituzioni, università e associazioni. L’ultima iniziativa abbraccia il tema della salute a 360 gradi, fisica e mentale, con un approccio integrato e partecipato.
Per Giovanni Liverani, presidente dell’Ania, “il problema di un Paese che invecchia rischia di tradursi in una vita fragile, fisicamente ed economicamente. Per questo è fondamentale diffondere la cultura della prevenzione tra i giovani: andiamo nelle scuole per parlare ai capifamiglia di domani, spiegando cosa può fare l’assicurazione per proteggere le famiglie e le imprese quando avviene un imprevisto ma anche prima che questo avvenga per prevenirlo”. Il settore assicurativo, spiega, è anche uno strumento potentissimo “per affrontare i grandi problemi socio-economici che colpiscono tutte le economie occidentali, ed è fondamentale che diventi parte della cultura condivisa”. Un messaggio che guarda oltre la dimensione educativa, toccando quella sociale e civica.