Gestire i cambi minimizza i rischi

Gestire i cambi minimizza i rischi

Le variabili internazionali suggeriscono alle imprese di coprirsi sul fronte valutario nel momento in cui esportano o investono all'estero. Tarocchi (Unicredit): "É l'ora di considerare nuove geografie per crescere"

2 minuti di lettura

Le nuove rotte del commercio globale, lo scoppio di nuovi conflitti bellici e, da ultimo i dazi statunitensi che hanno complicato le relazioni con un partner commerciale storico. Per le imprese europee, e quelle italiane in particolare, si pone la necessità di riconsiderare le strategie di espansione internazionale per seguire i nuovi trend della domanda e le variabili geopolitiche. Con la consapevolezza al tempo stesso che non è possibile ripiegare lo sguardo verso il mercato interno, caratterizzato da una crescita asfittica di tipo strutturale. “Le barriere tariffarie introdotte dall’amministrazione Trump impongono alle nostre imprese di ripensare ed eventualmente rafforzare la propria presenza negli Stati Uniti”, ricorda Attila Tarocchi, responsabile corporate treasury Sales Italy di UniCredit. “Per adeguarsi alle nuove condizioni occorre mettere in campo strategie tutt’altro che banali: serve una riflessione non solo sugli assetti societari, ma anche sulla gestione dei rischi finanziari e valutari”.

Il riposizionamento competitivo richiesto in America implica scelte ponderate sugli investimenti. “Alcune imprese italiane hanno già optato per investimenti diretti negli States, rafforzando le subsidiary esistenti oppure acquisendo realtà locali”, ricorda l’esperto. Che poi segnala come si tratti della strada più immediata per mitigare l’impatto dei dazi, ma non è certo alla portata di tutti per gli sforzi economici e organizzativi che richiede. In entrambi i casi, l’azienda si espone a un rischio valutario significativo: bisogna tener conto sia della volatilità del cambio, sia del modo in cui viene strutturata l’operazione. “Investire oltreoceano senza strumenti adeguati di copertura è un azzardo che le aziende oggi non possono permettersi, in quanto andrebbe ad aggiungere un ulteriore rischio a uno scenario già di per sé complesso”.

In ogni caso, la crescita anemica del Vecchio Continente non permette di chiudersi nel mercato interno. “Cercare nuovi sbocchi è indispensabile, ma se la consapevolezza in merito è diffusa, ben più complesso è metterlo in pratica”, ricorda. Le aziende che si spingono in Paesi emergenti devono affrontare rischi valutari anche maggiori: la volatilità delle divise esotiche è una variabile non certo secondaria. In questi mercati, ricorda Tarocchi, non solo le monete subiscono oscillazioni violente, ma spesso sono negoziabili solo localmente e i sistemi finanziari sono complessi. “È importante quindi pensare, oltre che alle strategie di copertura, anche a come gestire i pagamenti internazionali, sia quelli in entrata, sia quelli in uscita”.

UniCredit rileva tra i Paesi che maggiormente si stanno facendo spazio nelle strategie di internazionalizzazione delle imprese italiane India, Brasile o Vietnam, accomunati da tre caratteristiche: la convertibilità della valuta non sempre è scontata, i sistemi di pagamento sono diversi da quelli occidentali e spesso esistono limiti agli afflussi e deflussi di capitali. “Tutto ciò si traduce in una maggiore attenzione alle soluzioni di copertura contro il rischio valuta: la volatilità, infatti, può impattare pesantemente sui margini aziendali, compromettendo la profittabilità attesa”, sottolinea Tarocchi. Detto dello scenario, la banca punta su un’offerta caratterizzata da piattaforme specifiche per la gestione attiva dei cambi e per la gestione dei pagamenti in valuta. “L’obiettivo è fornire supporto concreto alle aziende, sia sul fronte operativo sia tramite specialisti dell’advisory in materia di rischi finanziari”. Il valore della consulenza cresce di pari passo con la complessità dei mercati. “La digitalizzazione e il supporto umano sono complementari: affiancare l’impresa non significa solo fornire strumenti, ma anche competenze professionali in grado di leggere i segnali di rischio e di orientare le scelte”, aggiunge. “Proponiamo soluzioni che includono piattaforme per il monitoraggio dei rischi di cambio, la funzione di gestione centralizzata dei pagamenti internazionali e una consulenza su misura garantita da team di specialisti con esperienza sui mercati internazionali”.

I rischi non riguardano solo le valute. “Pensiamo all’aumento e alla volatilità dei prezzi dell’energia elettrica o delle materie prime industriali, che incidono molto più del passato sulla pianificazione finanziaria dell’azienda”. L’esperto segnala non è più solo la direzione acquisti a doversi occupare dei prezzi dell’energia o dei metalli, ma la questione investe direttamente la direzione finanziaria. Riflessioni che chiamano in causa la necessità di riorganizzazione delle responsabilità aziendali per competere su scala globale.

I commenti dei lettori