Guerra ibrida, minaccia per l'Europa

Guerra ibrida, minaccia per l'Europa

Pressioni economiche, interferenze politiche, sabotaggi infrastrutturali e cyberattacchi sono una strategia ostile sempre più sofisticata

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Infrastrutture delle reti elettriche, porti e aeroporti, assetti politici e istituzionali. Sono tanti e appartengono a differenti settori gli ambiti esposti alla minaccia crescente della guerra ibrida, espressione utilizzata per indicare le azioni coordinate in più domini e che non possono definirsi propriamente come conflitti armati, il cui scopo è colpire un bersaglio strategico, ad esempio uno Stato o un’istituzione. Queste minacce non sono più un rischio marginale, né un fenomeno confinato ai dossier di intelligence. Secondo un recente studio della Commissione europea e dell’European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats, la competizione strategica tra democrazie e attori autoritari sta entrando in una fase nuova, più sofisticata e pervasiva. Le società europee – si legge nel documento – sono oggi esposte a un insieme di strumenti di influenza e coercizione che combinano cyberattacchi, pressioni economiche, interferenze politiche e sabotaggi critici. Tra gli obiettivi più frequenti figurano: l’erosione della fiducia nelle istituzioni; la manipolazione dell’opinione pubblica tramite disinformazione; l’interferenza nei meccanismi politici e amministrativi; lo sfruttamento delle dipendenze economiche, comprese materie prime strategiche e tecnologie.

Il report presenta diversi casi di studio – tra cui la crisi del Nord Stream, le interferenze in Catalogna, la pandemia di Covid-19 e l’influenza cinese nei Balcani – per mostrare come le minacce ibride inneschino effetti a cascata che colpiscono simultaneamente più domini e più livelli territoriali (ad esempio l’Ue nel suo insieme, singoli Stati o aziende di peso). Un attacco alle infrastrutture energetiche colpisce non solo la sicurezza fisica, ma anche la stabilità economica, la fiducia pubblica, la diplomazia comunitaria e la coesione sociale. Oltre a costituire un rischio per la sicurezza, le tattiche ibride costituiscono anche una minaccia per la democrazia, in quanto ne colpiscono i valori fondamentali e mirano a frammentare la società e a compromettere il processo decisionale politico.

Inoltre questi attacchi raramente si manifestano in modo improvviso: sono spesso precedute da “segnali deboli”, come variazioni anomale nei flussi informativi, nei comportamenti digitali o in quelli economici, che anticipano la possibilità di un attacco: esempi in tal senso sono picchi improvvisi di traffico cyber da Ip non tracciabili, un aumento anomalo di account social falsi che amplificano narrazioni divisive, o fluttuazioni inspiegabili nei prezzi di materie prime strategiche prima di un sabotaggio. Individuarli è complesso, perché isolati non destano allarme, ma nel loro insieme costituiscono la prima traccia di un’azione ostile coordinata.

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo 

Contrastare le minacce ibride, sottolinea un documento del Consiglio europeo, costituisce una sfida complessa e in costante evoluzione. Da qui la decisione comunitaria di adottare un pacchetto di strumenti che comprende le misure preventive, di cooperazione, di stabilità, restrittive e di sostegno, in modo da affrontare tutte le situazioni possibili. La spesa militare globale è cresciuta bruscamente dall’invasione dell’Ucraina per mano russa in avanti. Secondo l’ultima indagine annuale del Sipri, think tank sulla difesa con sede a Stoccolma, nel 2024 è arrivata a 2.718 miliardi di dollari, pari al 2,5% del Pil, registrando un massimo storico all’apice di un’ininterrotta crescita annua a partire dal 2015. Nella graduatoria degli Stati, al primo posto si colloca l’Ucraina con il 34% del Pil destinato alle spese militari (un dato che non ha precedenti nelle serie statistiche), seguita da Israele (8,8%) e Algeria (8%). Gli incrementi maggiori in termini di spesa rapportata al Pil si sono registrati a Israele (+34% nel confronto annuo), nel Myanmar (ex Birmania, +3%) e in Russia (+1,7%). Di pari passo, le entrate dei primi cento gruppi industriali del settore hanno registrato un incremento anno su anno pari al 5,9% per un fatturato complessivo di 679 miliardi di dollari.

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo 

In questa cornice si inquadra il non paper “Il contrasto alla guerra ibrida” firmato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il senso è che non si può pensare di superare la minaccia ibrida con un approccio settoriale, in quanto le crisi generate saranno sempre più sistemiche e condotte in contemporanea. L’evoluzione tecnologica porta con sé nuovi strumenti per contrastare le minacce terroristiche, ma offre anche il fianco agli attacchi. Secondo le analisi condotte dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, nel corso del 2024 sono stati gestiti 1.979 eventi cyber e 573 incidenti, numeri che stanno a indicare un progresso rispettivamente del 40% e dell’89% rispetto al 2023. Né la situazione appare in miglioramento in tempi più recenti, dato che nel primo semestre 2025 gli eventi censiti sono stati 1.549, il 53% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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