L’inquinamento dovuto ai materiali non correttamente smaltiti è dovuto alla bravura ed ingegnosità dell’uomo. Quella che potrebbe sembrare una provocazione è in realtà un dato di fatto. L’efficienza nella produzione di materiali quali plastiche, alluminio e materiali compositi ha raggiunti livelli tali che è meno costoso produrne nuovi che recuperare quelli usati. Sempre alla bravura ed ingegnosità dell’uomo è affidata la sfida di rendere anche il riciclo un’attività conveniente, eliminando così la vera ragione che sta dietro il non riciclo, ovvero la ricerca del profitto.
“La plastica è stata definita il materiale che Dio si era dimenticato di inventare - spiega Vincenzo Palermo, responsabile del laboratorio di nanochimica dell’istituto Isof del Cnr di Bologna - Essa ha sostituito in modo talmente efficiente e potente materiali critici e costosi che la sua stessa sovrabbondanza è diventata un problema. Le generazioni più giovani fanno fatica persino a immaginare come potesse essere la vita senza plastica. Pensiamo a quando tutte le bevande venivano trasportate in contenitori pesanti e costosi, come le bottiglie di vetro. Esistono splendide pubblicità d’epoca di piatti e bicchieri monouso, che per la ‘casalinga americana’ del tempo rappresentavano una rivoluzione: usare, non lavare e semplicemente buttare via”.
Lo stesso discorso vale per l’alluminio. Pochi sanno che, subito dopo la sua scoperta, è stato uno dei metalli più preziosi e costosi della storia, addirittura più del platino. “La punta del monumento più famoso di Washington, l’obelisco nella capitale americana che si vede in tanti film - prosegue l’esperto del Cnr - fu realizzata in alluminio proprio perché allora era un materiale di grande prestigio. In seguito abbiamo sviluppato processi sempre più efficienti per produrlo e oggi l’alluminio è ovunque: nell’arredamento, nelle strutture, nei mezzi di trasporto. Siamo diventati così bravi a fabbricarlo che ormai lo utilizziamo quasi con leggerezza, per esempio per le lattine che usiamo una volta sola e spesso non ricicliamo o per il Domopak con cui avvolgiamo il cibo”.
Un settore particolarmente impattato da queste dinamiche è quello degli allestimenti fieristici, a cui Palermo ha dedicato particolare attenzione come membro del comitato scientifico dell’Osservatorio Allestimenti, un think tank dedicato ad analizzare ed anticipare le tendenze riguardanti l’architettura temporanea per l’economia sostenibile. Gli allestimenti sono infatti per loro natura temporanei e il crescente business delle fiere porta con sé un aumento dell’utilizzo di materiali. Non stupisce dunque che le società fieristiche e in particolar modo quelle specializzate nell’allestimento degli stand siano particolarmente impegnate nello sviluppo di materiali ecosostenibili e nella corretta gestione degli stand una volta che l’evento è finito.
“Oggi - dice Palermo - grazie a strutture in alluminio e plastica, possiamo creare sistemi estremamente leggeri e versatili: pensiamo ai tendoni o agli stand espositivi che si aprono con un solo gesto e in pochi minuti diventano grandi strutture per fiere o eventi, o alle tende abitative. Un materiale molto usato negli allestimenti temporanei è il truciolato. Quando fu inventato, cambiò radicalmente il modo di costruire: è costituito da particelle e polveri di legno legate con polimeri, colle e resine. È, di fatto, una sorta di ‘legno ingegnerizzato’: estremamente versatile, molto meno costoso del legno massello e facile da lavorare. Anche questo materiale, però, è difficile da trattare a fine vita, perché è in parte legno e in parte plastica. Nell’ultima edizione di Ecomondo, ad esempio, abbiamo discusso di come rendere più sostenibili questi truciolati e materiali compositi, sostituendo i polimeri derivati dal petrolio con polimeri “verdi”, ottenuti da scarti di lavorazioni agricole”.
In aiuto dei ricercatori arrivano anche le nuove tecnologie che aprono scenari fino a poco tempo fa impensabili. Basti pensare alle stampanti in 3D oppure agli innovativi modi di lavorare i metalli. Esistono addirittura ricerche che permettono di realizzare strutture elettroniche direttamente sulla plastica o addirittura sul legno, e studi che rendono il legno quasi trasparente.
Grazie alla stampa 3D si possono per esempio realizzare produzioni su richiesta e ridurre significativamente gli scarti. Le nuove lavorazioni dei metalli, incluse l’ottimizzazione topologica e i processi laser, permettono riduzioni di peso del 20-50% mantenendo la resistenza. L’elettronica stampabile su plastica, carta o legno, grazie a inchiostri con una conduttività non troppo lontana da quella del rame, riduce cavi e componenti non riciclabili. Il legno trasparente, con trasmittanza superiore all’80% e resistenza 3-5 volte maggiore del vetro, sostituisce materiali plastici più impattanti. L’insieme di queste soluzioni permette allestimenti più leggeri, modulari, riciclabili e a minore impatto lungo l’intero ciclo di vita. “La scienza dei materiali e la ricerca ci hanno già stupito nei secoli passati, cambiando la storia dell’umanità, e continueranno a farlo anche nel prossimo futuro”, conclude Palermo.