La Pa punta sulla formazione

La Pa punta sulla formazione

Vicchiarello (capo dipartimento Pa): "L'obiettivo è garantire un'organizzazione capace di leggere i bisogni, analizzare i dati, programmare e valutare le perfomance"

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“La trasformazione in atto è profonda e irreversibile: il nostro sistema pubblico sta abbandonando il modello burocratico che è stato il suo tratto caratteristico nella storia per assumere un’identità basata su competenze, responsabilità e capacità di adattamento”. Così Paolo Vicchiarello, capo dipartimento Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il cambiamento è già evidente nei nuovi modelli organizzativi, nelle strategie di gestione del personale e nella centralità della formazione continua, diventata uno strumento strategico e non più un adempimento formale, come indicato nella direttiva emessa a gennaio dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo. La sfida principale, sottolinea il dirigente, è “costruire una PA capace di stare al passo con la velocità del presente, capace di leggere i bisogni, analizzare i dati, programmare e valutare le performance”. Una rivoluzione culturale, prima ancora che organizzativa, che avvicina l’organizzazione pubblica a quella degli operatori di mercato e che punta a valorizzare il merito e investire nel capitale umano.

Uno dei pilastri del nuovo corso è Syllabus, la piattaforma per la formazione dei dipendenti pubblici. Attualmente oltre 1,1 milioni di lavoratori risultano abilitati all’accesso, 700 mila sono iscritti e oltre 525 mila hanno completato almeno un percorso formativo, spesso focalizzato sulle competenze digitali, l’area in cui si concentra più del 70% delle attività svolte. In linea con le pratiche internazionali, Syllabus adotta un modello “competency-based” che consente alle amministrazioni di pianificare i fabbisogni in modo coerente con gli obiettivi di servizio. La seconda leva del cambiamento è il portale InPA, nato per rendere il reclutamento più trasparente, efficiente e meritocratico. “Per anni abbiamo avuto procedure di selezione disomogenee, tempi lunghi e difficoltà nel raggiungere i profili più qualificati. Con InPA l’ingresso nella PA sta diventando semplice e comparabile”, racconta Vicchiarello. I numeri confermano il salto di qualità: le amministrazioni accreditate sono passate da 1.100 prima del 2023 a oltre 8 mila oggi, con più di 650 mila posizioni pubblicate. La piattaforma conta 2,8 milioni di utenti iscritti, in maggioranza donne. Lazio, Campania e Sicilia raccolgono un terzo delle registrazioni totali. “Il reclutamento digitale non serve solo a fare concorsi più veloci; ci permette di attrarre competenze che prima sceglievano solo il settore privato”, aggiunge. La possibilità di filtrare candidature, profilare professionalità e monitorare i fabbisogni consente un matching più accurato.

Per sostenere questa evoluzione, serve anche una governance interna più solida. Qui entra in gioco Minerva, la piattaforma che supporta enti e amministrazioni nella pianificazione strategica delle risorse umane. Cooprogettata coinvolgendo inizialmente 58 organizzazioni — tra Regioni, amministrazioni centrali, Comuni grandi, Università ed enti di ricerca — permette di mappare competenze, gap formativi e fabbisogni futuri, per un totale di circa 925 mila dipendenti coinvolti. “Minerva ci aiuta a fare ciò che per anni è mancato: una fotografia reale del capitale umano e uno strumento per programmare la forza lavoro del futuro”. È una piattaforma che integra analisi, pianificazione e formazione, allineando i bisogni organizzativi ai percorsi di sviluppo individuali.

Il cambiamento riguarda anche il modo di lavorare. La mobilità organizzativa, sempre più utilizzata, è passata da 9 mila richieste nel 2021 (di cui circa 4.500 accolte) a 10.500 nel 2024, con 6.500 trasferimenti effettivi. Non è più solo un meccanismo amministrativo, ma un vero strumento di crescita professionale. “La mobilità è un indicatore della maturità del sistema: scegliere di spostarsi significa investire sulle proprie competenze e sulla qualità del servizio”, dice il capo dipartimento. Il lavoro agile è parte strutturale dei nuovi modelli organizzativi: i dirigenti svolgono in media il 15% delle giornate da remoto, i non dirigenti circa il 20%. Complice l’accelerazione impressa dalla pandemia, oggi il lavoro ibrido è associato a flessibilità, riduzione dei tempi di risposta e migliore equilibrio vita-lavoro.

Novità che lasciano intendere come la trasformazione della PA non sia più un auspicio, bensì un processo in corso, sostenuto da investimenti, nuovi strumenti digitali e una strategia chiara sul valore delle competenze. “Dobbiamo costruire un’amministrazione che non si limiti a gestire il presente, ma che sia capace di anticipare i bisogni del Paese”, conclude.

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