Rina Prime cerca la crescita selettiva

Rina Prime cerca la crescita selettiva

L’amministratore delegato Giordano: “Il mercato oggi premia disciplina, gestione del rischio e governo degli asset lungo l’intero ciclo di vita”. Un approccio che guida l’espansione della società del gruppo Rina in Europa e America Latina

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Il 2025 ha segnato una fase di assestamento per il real estate italiano. “È stato un anno di transizione matura”, osserva Ugo Giordano, ad di Rina Prime, società del gruppo Rina dedicata al mercato immobiliare. “Le turbolenze più acute legate al periodo 2020-2022 sono state superate, senza entrare in una fase di crescita euforica, e oggi il settore ha ritrovato dinamismo, maggiore disciplina, una gestione del rischio più attenta e una selettività molto accentuata nelle scelte di investimento”.

I numeri confermano questo quadro: gli investimenti corporate hanno raggiunto circa 12,3 miliardi di euro, in crescita del 16% rispetto al 2024. “Non parlerei di un semplice rimbalzo tecnico”, precisa Giordano. “È piuttosto il segnale di un cauto ottimismo strutturale, basato sulla qualità degli asset, sulla loro capacità di riposizionamento e soprattutto sui criteri Esg, che non rappresentano più un elemento accessorio ma un vero prerequisito per l’accesso al capitale”. In questo contesto si inserisce il percorso di Rina Prime, che negli ultimi anni ha puntato su un modello di crescita selettivo. “Abbiamo scelto di non inseguire il mercato, ma di anticiparne le trasformazioni”, spiega l’ad. “Il 2025 si è chiuso con ricavi vicini ai 69 milioni di euro, una marginalità solida e una buona capacità di generazione di cassa. Ma il dato più rilevante è la qualità della crescita: abbiamo ampliato le competenze, integrato nuove discipline e rafforzato il nostro ruolo di partner lungo l’intero ciclo di vita degli asset immobiliari, per investitori istituzionali, banche, fondi e pubblica amministrazione”.

Un passaggio chiave di questo percorso è stato il rafforzamento della presenza internazionale. L’acquisizione del 100% di Gloval, terzo operatore spagnolo nel settore delle valutazioni immobiliari, ha esteso il presidio di Rina Prime in Spagna, Portogallo e America Latina, che si aggiungono a Polonia, Regno Unito e Germania. “È un tassello strategico”, sottolinea Giordano. “Ci consente di operare come piattaforma di servizi integrati anche su scala sovranazionale, accompagnando i clienti dal greenfield all’exit”.

Alla base di questa evoluzione c’è un cambiamento più profondo del mercato real estate. “Il settore è diventato un sistema complesso che integra competenze tecniche, modelli di finanza strutturata, soluzioni digitali avanzate e una gestione sempre più consapevole dell’energia. Governare un asset oggi significa tenere insieme aspetti economici, ambientali e sociali nel tempo”. Le direttrici di trasformazione sono chiare: transizione energetica, rigenerazione urbana, asset management, data-driven, infrastrutture digitali e modelli di gestione evoluti. “Chi saprà integrare questi elementi potrà generare valore reale e duraturo, mentre chi rimarrà ancorato a logiche tradizionali rischia di essere marginalizzato”, aggiunge l’ad. In questo quadro, la digitalizzazione è spesso evocata come parola chiave, ma fatica ancora a tradursi in pratica. “Il real estate resta uno dei settori più ‘Excel-centrici’”, ammette Giordano. “Patrimoni eterogenei, dati frammentati e processi poco standardizzati hanno rallentato l’adozione tecnologica. Ma oggi la digitalizzazione non è più una tendenza: è una necessità industriale. Disporre di informazioni integrate e verificabili consente di ridurre i rischi e migliorare le decisioni di investimento”. Tecnologie come AI e digital twin entrano in gioco solo se inserite in un disegno coerente.

“Il salto non passa dal singolo strumento”, chiarisce. “Serve l’orchestrazione di piattaforme di asset management, IoT, AI predittiva e modelli digitali degli edifici, con una governance solida del dato. I benefici sono concreti: più efficienza operativa, maggiore controllo dei cantieri, tracciabilità end-to-end dei processi”.

Un esempio emblematico di questo approccio è il progetto Atlante, sviluppato con Roma Capitale. “Abbiamo lavorato su uno dei patrimoni immobiliari pubblici più complessi d’Europa”, racconta Giordano. “Integrando basi dati storiche e amministrative in un unico sistema interoperabile, siamo riusciti a migliorare l’efficienza interna e la trasparenza verso cittadini e amministrazione. Atlante non è un progetto IT, ma una piattaforma abilitante e replicabile”. Il modello è già stato esteso al Comune di Palermo e alla Regione Sardegna. “Il valore sta nella scelta strategica delle amministrazioni”, dice Giordano. “Digitalizzazione e sostenibilità funzionano solo se poggiano su una base informativa solida”. Guardando avanti, il sentiment resta prudente ma positivo. “Il mercato premia chi sa interpretare la complessità”, conclude l’ad.

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