“Il settore dell’autonoleggio continua a crescere e gioca un ruolo fondamentale nella mobilità in Italia”, ha detto Italo Folonari presentando il bilancio Aniasa 2025. I numeri parlano chiaro: il giro d’affari dell’intero comparto è stato pari a 17 miliardi di euro, il record di sempre, la flotta è salita a 1,5 milioni di veicoli e le immatricolazioni sono state 526.500, ovvero poco più di un terzo di tutte quelle effettuate in Italia.
“In un mercato dell’automotive stagnante - ha proseguito il presidente dell’associazione che all’interno di Confindustria si occupa di mobilità - le nostre associate hanno investito 15 miliardi di euro, una cifra in crescita del 10% rispetto al 2024, sostenendo l’innovazione grazie all’inflottamento di veicoli ibridi ed elettrici”.
Il noleggio a lungo termine ha visto il fatturato superare quota 13 miliardi di euro, grazie ad una flotta composta da 1,3 milioni di veicoli. Le immatricolazioni sono state 411mila immatricolazioni (+10%), anche grazie alla crescita dei clienti privati (185mila e +4%). Sul fronte delle alimentazioni, continua a diminuire il diesel (sceso al 28% delle immatricolazioni), mentre elettrico e plug-in hanno raggiunto complessivamente il 20%. Sempre più lunghi i contratti: il 78% supera i 36 mesi.
Anche il noleggio a breve termine è cresciuto, ma a velocità variabile. Sono aumentati fatturato (1,6 miliardi, +6,4%), noleggi (quasi 5 milioni) e immatricolazioni (+8,4%), mentre sono rimasti stabili i giorni di noleggio (38 milioni) e si sono ridotte durata media dei noleggi (-3%) e flotta (-2%). Il vero traino per il settore è il canale aeroportuale, che ha generato il 60% del business ed è cresciuto dell’11%. In aumento anche i clienti diretti (34% del totale), mentre i broker si sono confermati fondamentali (31%) per sostenere i volumi.
Decisamente meno brillante il car sharing, che continua ad attraversare una fase critica. “Il settore non ha raggiunto il break-even - spiega Folonari - e paga l’effetto congiunto dello scarso supporto degli enti locali, dell’assenza di regole nazionali uniformi, di un adeguato impianto normativo, dell’aumento dei costi operativi (furti, usi impropri, sanzioni) e di una fiscalità sfavorevole (Iva al 22%, anziché al 10% come per il Tpl)”. I numeri certificano l’involuzione del servizio con i noleggi passati dagli oltre 13 milioni del 2019 a meno di 4 milioni e la flotta ridotta di oltre il 70% rispetto al periodo pre-pandemia.
Il numero uno di Aniasa fa però anche notare come il buon andamento del settore dell’autonoleggio avvenga in un contesto normativo penalizzante: “La fiscalità frena lo sviluppo e gli investimenti. Auspichiamo che nel 2026 si intervenga finalmente sulla fiscalità dell’auto aziendale: l’appuntamento è l’attuazione della Legge Delega per la riforma tributaria che prevede proprio la revisione dei costi parzialmente deducibili per le imprese. Auspichiamo parallelamente che nell’attuazione della riforma possa essere adottata l’aliquota Iva agevolata del 10% per i noleggi di veicoli a breve termine con finalità turistiche e per i servizi di car sharing”
Folonari rileva inoltre come sul settore gravi anche il possibile recepimento della proposta Ue su quote obbligatorie di elettrico per le flotte aziendali e le società di noleggio: 45% delle immatricolazioni al 2030 e 80% al 2035%. “Un obbligo stringente - dice - lontano dalle reali dinamiche di mercato, che potrebbe costringere gli operatori, soprattutto nel breve termine, a ridurre o rinviare ulteriormente il rinnovo delle flotte per via dei costi più elevati e delle difficoltà operative legate all’infrastruttura di ricarica. Il risultato sarebbe paradossale: meno ricambio del parco auto, aumento dell’anzianità dei veicoli in flotta, forti criticità per il turismo nei centri minori che necessita del noleggio a breve termine, un pericoloso ritorno al rimborso chilometrico con veicoli datati e possibili forme di evasione fiscale. Di fatto, un rallentamento concreto del percorso di decarbonizzazione”.
Per il settore dell’autonoleggio è partito con piede giusto anche il 2026. I primi tre mesi hanno infatti confermato il trend di crescita del long term, anche se con primi segnali di rallentamento, e quello altalenante dello short. Il breve termine ha registrato uno sviluppo del fatturato (+3,6%), dei noleggi (+1,5%) e un incremento significativo delle immatricolazioni (+51%), ma, contestualmente, un calo dei giorni di noleggio (-3%) e della consistenza della flotta (-2,5%).
Nel lungo termine alla crescita del giro d’affari (+5,6%) e della flotta, che ha raggiunto 1.337.000 veicoli (+3,2%), fa da contraltare il calo delle immatricolazioni (-4,3%), su cui pesano i numerosi rinvii dei rinnovi delle flotte decisi dalla clientela aziendale per evitare di incorrere nelle nuove penalizzanti regole sul fringe benefit. In crescita la presenza di vetture di brand cinesi, che hanno complessivamente raggiunto il 12,4% delle immatricolazioni; nel breve termine addirittura una vettura su cinque arriva dalla Cina.