“Trasformare il settore idrico in un modello di rigenerazione delle risorse significa dare risposte concrete alla crisi climatica, valorizzando ogni scarto e restituendo valore al territorio in termini di energia e sostenibilità”. È la convinzione di Yuri Santagostino, presidente esecutivo di gruppo Cap, società che negli anni ha ampliato il proprio orizzonte di business oltre quello tradizionale di gestione dell’acqua nella città metropolitana di Milano, configurandosi come un ecosistema industriale complesso dedicato alla transizione ecologica. Infatti, grazie a una struttura che comprende diverse partecipazioni e collaborazioni, l’azienda opera anche nel trattamento dei rifiuti, nella produzione di bioenergia e nel recupero di materia.
Questo ampliamento del raggio d’azione riflette un cambiamento strutturale del mercato delle utility a livello europeo. Il settore idrico, infatti, non è più un comparto isolato. In un’epoca segnata dalla scarsità di materie prime, la capacità di trasformare i depuratori in bioraffinerie urbane — capaci di estrarre nutrienti come il fosforo e produrre biometano dai fanghi — è diventata la discriminante tra la semplice gestione di un servizio e la creazione di valore industriale resiliente. In questo scenario, l’integrazione tra ciclo dell’acqua e gestione dei rifiuti non è un’opzione, ma una necessità per garantire la circolarità delle risorse.
I risultati dell’esercizio 2025 confermano la bontà di questo percorso, con un fatturato aziendale che ha raggiunto il massimo storico di 500,5 milioni di euro, registrando una crescita dell’8% al netto delle poste straordinarie. La gestione finanziaria ha mostrato una tenuta strutturale, chiudendo l’anno con un utile netto di 36,4 milioni di euro, un dato che si posiziona al di sopra della media storica della società. Anche il margine operativo lordo, espresso dall’Ebitda, si è consolidato a 142,2 milioni di euro, confermando un’efficienza operativa in linea con le aspettative industriali. Questi numeri sostengono una base patrimoniale solida, con un patrimonio netto che sfiora il miliardo di euro, garantendo all’azienda la stabilità necessaria per programmare investimenti di lungo periodo.
Lasolidità patrimoniale emerge come un asset critico in un contesto di mercato caratterizzato da un’estrema volatilità dei costi energetici e delle materie prime. Per le utility moderne, l’utile netto e la capacità di autofinanziamento rappresentano oggi il principale scudo contro l’inflazione tariffaria. Senza una struttura finanziaria robusta, i massicci investimenti necessari per l’adeguamento delle reti ai cambiamenti climatici finirebbero inevitabilmente per gravare sulle bollette degli utenti finali. La stabilità economica diventa quindi un prerequisito di sostenibilità sociale, permettendo di pianificare infrastrutture di lungo periodo in un clima di incertezza macroeconomica.
"Il trend di crescita di questi anni ci ha consentito di condividere i risultati con le comunità”, sottolinea il direttore generale Michele Falcone. “Se guardiamo al solo 2025, abbiamo realizzato investimenti per 164,5 milioni di euro, un valore in crescita del 19% rispetto all’anno precedente”. Questo sforzo economico si traduce in un impegno costante per migliorare la resilienza delle reti e supportare le comunità locali, portando il valore investito per singolo abitante a 87,6 euro.
Parallelamente alla crescita economica, l’azienda ha impresso una decisa accelerazione sul fronte della sostenibilità ambientale e dell’autonomia energetica. Nel corso del 2025, la produzione di energia da fonti rinnovabili è balzata del 29% rispetto all’anno precedente. Questo risultato è stato ottenuto grazie all’attivazione di nuovi impianti fotovoltaici e alla valorizzazione del biogas prodotto nei poli di Bresso e Sesto San Giovanni.
L’impegno verso l’economia circolare, sottolinea Falcone, è testimoniato anche dalla gestione dei rifiuti, dove il gruppo mantiene l’obiettivo di arrivare al 2030 con zero fanghi inviati in discarica, recuperandoli integralmente. Anche la tutela della risorsa idrica ha fatto registrare passi avanti significativi, con una riduzione del 2% del volume di acqua prelevata e immessa in rete. Progressi frutto di ricerca e investimenti. Sul piano sociale, l’azienda investe nel capitale umano, anche alla luce della transizione digitale in atto. “Mediamente il turnover annuale si attesta intorno a 70 persone sul migliaio di dipendenti totali, per il 99% assunti a tempo indeterminato. In questa fase reclutiamo soprattutto figure capaci di aiutarci a rendere l’intelligenza artificiale sempre più centrale nella nostra strategia aziendale”, sottolinea il dg. “Resta la necessità di reskilling per tutto il resto del personale, che per buona parte non è nativo digitale”.