Investimenti per un miliardo e mezzo di euro nel corso del 2026, destinati soprattutto all’intelligenza artificiale e al data management, nonché al rafforzamento dei canali distributivi. Un ammontare in sensibile crescita rispetto a 1,2 miliardi censiti nel corso del 2025, che farà definitivamente uscire il settore da una dimensione di nicchia. È la stima del nuovo report targato Italian Insurtech Association (Iia), che verrà presentato a luglio e che Repubblica Affari & Finanza ha potuto visionare in anteprima. “Il 2026 è l’anno in cui l’Insurtech italiano si gioca una partita decisiva: non si tratta più di sperimentare, ma di tradurre la tecnologia in valore concreto per assicurati, distributori e compagnie”, commenta Simone Ranucci Brandimarte, presidente di Iia.
"Il nostro obiettivo è rendere l’assicurazione più accessibile, più trasparente e più integrata nella vita quotidiana delle persone, attraverso modelli distributivi evoluti e un uso maturo dell’intelligenza artificiale”, aggiunge. “I numeri confermano che il settore ha imboccato con decisione questa strada, ma perché il potenziale si traduca in valore reale, una parte significativa degli investimenti deve essere convogliata sulla formazione: è l’unico modo per governare davvero queste nuove tecnologie, per usarle con consapevolezza e per garantire che l’innovazione generi fiducia, oltre che efficienza”.
Passando ai dati acquisiti, le rilevazioni dell’Insurtech Investment Index 2025, realizzato da Iia ed elaborato dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, indicano che il grosso degli investimenti nel settore continua a essere realizzato dalle grandi compagnie assicurative tradizionali. Nel corso del 2025, il 55% degli intervistati ha effettuato almeno un investimento in startup insurtech, segnando un aumento consistente rispetto al 38% del 2024. Ancora più significativo è l’incremento del capitale investito, che ha raggiunto i 541,6 milioni di euro, rispetto ai 38 milioni dell’anno precedente, un balzo che riflette operazioni di dimensioni molto più rilevanti da parte di un numero selezionato di grandi player. Il numero di operazioni è invece sceso da undici a nove, a conferma di un approccio sempre più mirato.
Ancora più marcato è stato l’aumento degli investimenti in progetti innovativi interni: le compagnie hanno totalizzato 489 milioni di euro nel 2025, in crescita rispetto ai 375 milioni del 2024. Il 91% delle compagnie del campione ha avviato almeno un progetto al proprio interno rispetto all’85% dell’anno precedente. A tirare le fila di questi numeri è Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, per il quale la crescita degli investimenti è senza dubbio positiva, ma il fatto che sia dovuta soprattutto all’azione di pochi, grandi player tradizionali lo porta a dire che il mercato nazionale non è ancora riuscito a fare quel salto verso una collaborazione strutturata con le realtà più innovative: “Le compagnie assicurative preferiscono internalizzare l’innovazione piuttosto che co-svilupparla con l’ecosistema”.
La selettività degli investimenti non è un fenomeno solo italiano. Secondo il consuntivo annuale del Gallagher Re Global Insurtech Report, mentre i capitali totali investiti nel mondo sono cresciuti del 19,5% tra 2024 e 2025, toccando quota 5,08 miliardi di dollari, il numero complessivo di deal ha registrato una contrazione rilevante. Questa forbice dimostra che i mega-round (operazioni superiori ai 100 milioni di dollari) stanno drenando la stragrande maggioranza della liquidità disponibile. Le ragioni sono diverse.
In primo luogo i fondi di venture capital e le strutture di investimento delle compagnie assicurative tradizionali hanno drasticamente ridotto le scommesse sulle aziende che muovono i primissimi passi. Se tra il 2021 e il 2023 si finanziava l’idea, oggi si analizza con grande prudenza il valore industriale delle operazioni. I capitali si stanno concentrando esclusivamente su scale-up che dimostrano una chiara traiettoria verso la redditività o che hanno già raggiunto il break-even. Un altro motore del cambiamento è l’innalzamento del ticket medio: la strategia dei grandi player è di concentrare le risorse su poche iniziative, ma di grandissima portata, per evitare la frammentazione delle partnership. Anche perché il settore non sfugge alla corsa agli investimenti nell’AI, che richiede di mettere in campo risorse ingenti.
Le startup specializzate nella nuova frontiera tecnologica attraggono l’attenzione delle compagnie strutturate soprattutto quando si concentrano sul core business assicurativo, vale a dire la valutazione e la gestione del rischio in tempo reale. Una delle frontiere più promettenti è l’evoluzione verso modelli di algorithmic underwriting as a service. Le piattaforme insurtech avanzate non si limitano più ad analizzare i dati storici statici, ma elaborano flussi informativi complessi per quotare i rischi e personalizzare le coperture in pochi secondi. Ma più che una sfida tecnologica, quella dei prossimi anni sarà una sfida organizzativa e culturale: portare queste innovazioni fuori dai progetti pilota, estenderle all’intera filiera assicurativa e formare le competenze necessarie per governarle.