La birra Ichnusa punta sul sole

La birra Ichnusa punta sul sole

“L’impianto fotovoltaico di Assemini è un modello per tutti i birrifici del nostro gruppo”, spiega Koch, ad di Heineken Italia. Genera 8,6 MW ed è entrato in funzione nei primi mesi di quest’anno

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In Sardegna il sole di certo non manca. Lo sanno bene i turisti che visitano ogni anno l’isola ma anche le imprese che puntano a ridurre le emissioni di carbonio. Fra queste va annoverato a pieno titolo il gruppo Heineken che nello stabilimento di Assemini vicino a Cagliari, dove produce la birra Ichnusa, ha realizzato un impianto fotovoltaico da 8,6 MW che è entrato in funzione nei primi mesi di quest’anno. Formato da oltre 15mila pannelli e con una produzione stimata di circa 15 GWh di energia rinnovabile all’anno, l’impianto è stato costruito da Engie Italia con cui Heineken ha sottoscritto un Power purchase agreement (Ppa) della durata di 15 anni. Grazie alle sue dimensioni l’impianto è in grado di coprire il 100% del fabbisogno diurno di energia elettrica del birrificio.

“Quello di Assemini - spiega Alexander Koch, amministratore delegato di Heineken Italia - rappresenta un progetto molto importante perché unisce scala industriale, produzione locale di energia rinnovabile e forte radicamento territoriale. Parliamo di uno dei più grandi impianti fotovoltaici on-site all’interno di un sito produttivo in Italia e di uno dei più rilevanti del gruppo Heineken in Europa. Il percorso era già iniziato negli altri nostri birrifici italiani, dove abbiamo installato impianti fotovoltaici con configurazioni diverse, ad esempio su coperture industriali come a Massafra e Comun Nuovo. Assemini rappresenta un ulteriore salto di scala, reso possibile anche dalle sue caratteristiche. Quello che accomuna tutti questi investimenti è l’idea di produrre energia all’interno dei luoghi di produzione e integrare sostenibilità e competitività industriale in una stessa visione”.

Grazie a questa e ad altre iniziative il birrificio Ichnusa è riuscito a tagliare del 52% le emissioni di CO2 dal 2015 e di oltre il 40% il consumo di acqua. E altri miglioramenti arriveranno dagli interventi programmati nel piano di investimenti, che comprende una nuova centrale frigorifera, impianti di stoccaggio di CO2 e torri di raffreddamento.

“La parte più complessa da decarbonizzare - prosegue Koch - è quella legata alla produzione di calore. Produrre birra richiede energia termica continua e ad alta intensità, soprattutto nei processi di brassaggio, pastorizzazione e packaging. È una sfida comune a gran parte dell’industria manifatturiera europea. Per questo stiamo investendo su più fronti: energia rinnovabile, efficienza energetica, recupero di calore ed elettrificazione dei processi dove possibile. In Italia abbiamo già raggiunto il 100% di elettricità da fonti rinnovabili certificate nei nostri birrifici. Oggi il lavoro più importante riguarda i processi produttivi più energivori”.

Le soluzioni realizzate da Heineken in Italia sono spesso state così all’avanguardia da essere esportate negli altri 58 impianti europei del gruppo per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette in produzione entro il 2030 (e la carbon neutrality lungo l’intera catena del valore entro il 2040), così come previsto dal piano “Brew a Better World 2030”.

“L’Italia negli ultimi anni è diventata un laboratorio molto interessante all’interno di Heineken - dice il numero uno del gruppo nel nostro Paese - soprattutto su energia, acqua ed efficienza industriale. Ci sono progetti che stanno generando interesse anche a livello internazionale. Penso al grande impianto fotovoltaico di Assemini, alle soluzioni di water recycling sviluppate a Massafra in un contesto caratterizzato da stress idrico, ma anche al lavoro sull’efficienza energetica e sulla circolarità sviluppato nei nostri birrifici”.

Alexander Koch, amministratore delegato di Heineken Italia
Alexander Koch, amministratore delegato di Heineken Italia 

Alcuni importanti risultati sono già stati raggiunti: dal 2010 Heineken ha ridotto del 57% il consumo di acqua per ogni ettolitro di birra prodotto, raggiungendo un risparmio complessivo di 12,8 milioni di ettolitri di acqua. “Dieci anni fa - aggiunge Koch - servivano circa nove litri di acqua per produrre un litro di birra. Oggi Heineken Italia è arrivata sotto i tre litri. È uno dei risultati di cui vado più orgoglioso perché racconta bene cosa significa sostenibilità per Heineken: fare meglio, consumando meno risorse e continuando a garantire la stessa qualità”.

Un percorso possibile con investimenti nell’efficienza produttiva, nell’ottimizzazione dei processi industriali e nell’adozione di tecnologie orientate alla sostenibilità. “Oggi la sostenibilità - conclude Koch - è parte integrante delle decisioni industriali. Quando valutiamo un investimento guardiamo competitività, qualità e produttività, ma anche consumi energetici, gestione dell’acqua, resilienza climatica e impatto nel lungo periodo sul territorio. In Heineken la sostenibilità è integrata. In uno scenario con volatilità energetica, pressione sulle risorse e attenzione ambientale, sostenibilità e competitività sono sempre più legate tra loro”.

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