L’integrazione della sostenibilità nelle strategie e nei processi aziendali è ormai una realtà consolidata. Secondo una survey realizzata da Kpmg sulle rendicontazioni di sostenibilità, l’83% delle società dispone di un comitato interno dedicato alla sostenibilità o ai rischi e sostenibilità. Allo stesso tempo, le aziende stanno rafforzando i sistemi di gestione dei rischi, adottando politiche dedicate ai principali temi Esg e definendo obiettivi e piani d’azione sempre più strutturati.
L’indagine, giunta alla seconda edizione, ha analizzato i bilanci di sostenibilità relativi all’esercizio 2025 di 160 società italiane con l’obiettivo di fotografare il reporting nel secondo anno di applicazione della Corporate sustainability reporting directive (Csrd). Il documento della società di consulenza ha particolare rilevanza anche perché arriva in una fase di aggiornamento della normativa europea: il 3 luglio scorso la Commissione europea ha infatti adottato la versione aggiornata degli Esrs (European sustainability reporting standards), denominata “Esrs revised”, insieme a uno standard volontario destinato alle imprese di minori dimensioni. Gli Esrs sono gli standard tecnici sviluppati da Efrag (European financial reporting advisory group) e adottati dalla Commissione europea per applicare la Csrd. Queste nuove regole fanno parte del pacchetto di semplificazione Omnibus I e puntano a ridurre gli obblighi informativi, rendendo la rendicontazione più semplice e proporzionata senza compromettere la qualità delle informazioni.
"La Crsd - scrivono gli esperti di Kpmg - si inserisce come leva trasformativa in questo percorso di evoluzione, richiedendo alle imprese di adottare una prospettiva strategica e prospettica e fornire informazioni non solo sui risultati conseguiti, ma anche sulle modalità con cui le questioni di sostenibilità vengono governate, integrate nei processi aziendali e tradotte in politiche, azioni e obiettivi. È importante ricordare che la Csrd non definisce specifici target di sostenibilità né impone alle imprese determinati livelli di performance. Il suo obiettivo è quello di promuovere trasparenza, comparabilità e qualità dell’informativa, lasciando alle organizzazioni la responsabilità di definire il proprio livello di ambizione e il proprio percorso di trasformazione”.
Dall’analisi emerge anche un cambiamento nel modo di presentare le informazioni. Alcune imprese stanno superando una logica puramente orientata alla conformità normativa e cercano di rendere i documenti più chiari e accessibili. Ad esempio, 28 aziende hanno già introdotto un executive summary all’inizio della rendicontazione, soluzione prevista anche dagli Esrs Revised per facilitare la lettura dei contenuti principali. Circa la metà delle imprese utilizza inoltre appendici separate per raccogliere gli indici Esrs, le informazioni richieste da altre normative europee e le tabelle relative alla tassonomia Ue, migliorando così la leggibilità del documento. Nonostante questi miglioramenti, la lunghezza media delle rendicontazioni rimane pressoché invariata rispetto al primo anno di applicazione della Csrd e si attesta intorno alle 150 pagine.
“Sarà, pertanto, interessante - annota Kpmg per l’edizione dell’anno prossimo - osservare se la prevista riduzione degli obblighi informativi contenuta nella proposta di Esrs revised si tradurrà, nei prossimi esercizi, in una diminuzione dell’estensione delle rendicontazioni e se le imprese continueranno a cogliere l’opportunità di diversificare gli strumenti di rendicontazione con forme di disclosure volontaria per supportare il dialogo con i diversi stakeholder: investitori, collaboratori, fornitori, clienti, comunità e altri stakeholder chiave”. Per quanto riguarda la doppia rilevanza, cioè l’analisi degli impatti dell’impresa sull’ambiente e sulla società e dei rischi e opportunità che la sostenibilità genera per il business, i risultati confermano quanto osservato nel primo anno di applicazione della direttiva. Cambiamento climatico, gestione della forza lavoro e governance restano i temi più importanti in tutti i settori.
L’indagine evidenzia inoltre come molte imprese continuino a concentrarsi soprattutto sulla gestione dei rischi, mentre dedicano ancora poca attenzione alle opportunità offerte dalla sostenibilità. Queste rappresentano infatti solo il 14% degli impatti, rischi e opportunità rendicontati. Cresce però il numero di aziende che integra l’analisi di doppia rilevanza con i processi di enterprise risk management e con la pianificazione strategica: rispetto al 2024 l’incremento è del 12%, anche se questa integrazione riguarda ancora solo circa il 40% delle imprese analizzate. “Il successo dell’implementazione della Csrd - conclude Kpmg - dipenderà dalla capacità delle imprese di superare una logica di mera compliance e di cogliere l’opportunità di rafforzare i propri sistemi di governance, gestione e reporting attraverso un cambiamento culturale profondo”.