La sicurezza di una diga, l’efficienza di una rete idrica, la conservazione di un monumento storico dipendono anche dalla capacità di individuare un problema prima che provochi danni. Riconoscerlo tempestivamente significa intervenire con maggiore precisione, contenere i costi e prolungare la vita delle opere. Una necessità crescente per proteggere il patrimonio del Paese in un contesto profondamente mutato.
È su questo terreno che lavora Cesi, multinazionale italiana partecipata da Enel e Terna, specializzata in consulenza, testing e ingegneria per l’energia e le infrastrutture. Il suo approccio combina sistemi di monitoraggio, diagnostica avanzata e modelli digitali per seguire l’evoluzione delle strutture e trasformare i dati raccolti in informazioni utili a programmare gli interventi.
"Per anni abbiamo gestito molte infrastrutture e risorse sulla base di dati storici e verifiche periodiche”, osserva Riccardo Mozzi, environment project center director di Cesi Consulting. “Oggi le condizioni stanno cambiando troppo rapidamente perché il passato sia sufficiente a spiegare il futuro. Adesso è necessario trasformare i dati e le informazioni in capacità di previsione e di controllo delle decisioni”.
La gestione delle risorse idriche offre un esempio concreto. “Il tema non è soltanto quanta acqua derivi dalle precipitazioni”, spiega Mozzi. “La vera questione è capire come evolve il bilancio idrico di un territorio, come cambiano disponibilità, domanda e vulnerabilità e quali effetti potranno avere gli scenari climatici futuri. Per questo il monitoraggio sarà sempre più integrato con i modelli previsionali e gli strumenti di simulazione”.
La stessa impostazione si applica alla sicurezza delle opere. “Per decenni abbiamo considerato le infrastrutture soprattutto come opere da controllare periodicamente”, osserva Matteo Biello, direttore Mercato Italia per Cesi Consulting. “Oggi disponiamo di tecnologie che consentono di osservarne il comportamento in modo continuo, comprenderne le dinamiche e stimarne l’evoluzione nel tempo. È un cambiamento di paradigma che permette di passare da una manutenzione reattiva a una gestione basata sul rischio e sulla previsione”.
In un Paese con molte infrastrutture costruite decenni fa, Biello indica come priorità il recupero degli invasi esistenti. “Mettere in sicurezza e restituire piena funzionalità agli invasi esistenti è oggi una delle leve più efficaci per rafforzare la resilienza idrica nazionale. Significa valorizzare un patrimonio già presente, con tempi e impatti limitati, in un contesto nel quale, purtroppo, si fatica a realizzare nuovi invasi”.
Un esempio è la diga Cimia, in Sicilia, dove Cesi è impegnata nella progettazione degli interventi di adeguamento sismico e riqualificazione. Il progetto si inserisce in una regione dove la scarsità d’acqua è diventata un problema concreto per l’agricoltura e l’approvvigionamento delle comunità locali. “Interventi come quello sulla diga Cimia hanno l’obiettivo di garantire la sicurezza e il recupero della piena capacità dell’invaso, accompagnando così il territorio nella rifunzionalizzazione degli impianti a uso irriguo e potabile”, aggiunge Biello.
Le tecnologie di monitoraggio trovano applicazione anche nella tutela dei beni artistici. Cesi ha svolto attività di monitoraggio e diagnostica sulla Torre di Pisa, agli Uffizi e alla Loggia dei Lanzi a Firenze, al Cenacolo Vinciano a Milano e alla Cappella della Sindone a Torino. Le misurazioni aiutano a comprendere il comportamento delle strutture senza comprometterne l’integrità.
"Oggi possiamo rilevare spostamenti e deformazioni davvero minimi, monitorare vibrazioni e correlare il comportamento di una struttura a variabili ambientali e climatiche”, spiega Davide Palumberi, structural design & monitoring product leader di Cesi Consulting. “L’aspetto più interessante è che queste informazioni non servono soltanto a descrivere una situazione presente, ma aiutano a comprendere le tendenze evolutive”. Individuare il deterioramento nelle fasi iniziali può evitare restauri complessi e chiusure prolungate.
"La sfida della conservazione sta diventando sempre più predittiva”, continua Palumberi. “Quando si riesce a riconoscere un’anomalia nelle sue fasi iniziali, aumenta enormemente la possibilità di intervenire in modo mirato, riducendo costi, tempi e impatto degli interventi”.
Dalla gestione dell’acqua alla sicurezza delle dighe, fino alla conservazione del patrimonio artistico, emerge un principio comune. “La vera innovazione non consiste nell’avere più dati”, conclude Mozzi, “ma nel trasformarli in conoscenza utile per decidere. Quando si riesce ad anticipare un rischio invece di limitarsi a gestirne le conseguenze, cambia completamente il modo di proteggere il patrimonio di un Paese”.