L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando anche il settore dell’automazione industriale e lo sta facendo a una velocità sorprendente. Restare indietro su questo fronte non è un’opzione, soprattutto se l’ambizione di un operatore è quella di offrire soluzioni all’avanguardia. Si spiega così la recente acquisizione da parte di Schneider Electricdella statunitense Ptc, che sviluppa software che consentono di progettare, gestire e mantenere prodotti e macchinari industriali lungo tutto il loro ciclo di vita. In precedenza il gruppo francese aveva rilevato anche Aveva, che è specializzata nel software industriale, e Cognite, che è attiva nell’industrial data operations e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per trasformare i dati in informazioni a supporto delle decisioni. «Le soluzioni di intelligenza artificiale - spiega Claudio Giulianetti vice presidente industrial automation di Schneider Electric Italia - sono oggi in grado di fare cose che, fino a pochi mesi fa, pensavamo avrebbero richiesto anni per diventare possibili. Oggi, per esempio, il nostro operatore non siede più a fianco del cliente per scrivere codice ma per supportarlo nella progettazione delle macchine. Alla programmazione ci pensano gli agenti di intelligenza artificiale».
Per il manager della multinazionale francese non siamo più di fronte ad un’evoluzione semplicemente incrementale del business ma a un vero e proprio cambio di paradigma. Non basta più aggiungere macchinari per aumentare la produzione ma bisogna ripensare i modelli di fabbrica. E la cosiddetta software defined architecture è la chiave per affrontare questa sfida. Si tratta di un’architettura in cui una parte sempre maggiore delle funzioni della macchina o dell’impianto viene definita e gestita dal software, anziché essere vincolata all’hardware specifico.
Ed è proprio per questo motivo che Schneider Electric ha sviluppato EcoStruxure Automation Expert, una soluzione di automazione aperta, basata sullo standard Iec 61499. Separando le applicazioni software dall’hardware e favorendo l’integrazione dei dati di Operational technology (Ot) e Information technology (It), la soluzione consente di realizzare sistemi più flessibili, interoperabili e facilmente riconfigurabili. Questo approccio può contribuire a migliorare la produttività, accelerare il ripristino dopo eventuali guasti e ridurre l’impatto dei fermi macchina. La maggiore disponibilità di dati può inoltre supportare strategie più ampie di ottimizzazione dei processi e dei consumi energetici.
«La complessità dei sistemi - prosegue Giulianetti - sta crescendo rapidamente: le tecnologie sono sempre più avanzate e, allo stesso tempo, aumenta la necessità di essere veloci e di riuscire a scalare la produzione in funzione della domanda. A questo si aggiunge un tema che sta avanzando con grande forza, quello della cybersecurity, insieme a un quadro regolatorio europeo sempre più articolato. Queste sfide diventeranno sempre più determinanti per la competitività delle imprese, sia a livello locale sia su scala globale».
Giulianetti fa riferimento al Cyber Resilience Act (Cra), che entrerà in vigore a partire dall’11 settembre 2027 e che prevede requisiti obbligatori di cybersecurity per hardware e software venduti nell’Ue: «La compliance al Cyber Resilience Act sarà un tema centrale. E in questo percorso l’hardware avrà un impatto molto forte: non possiamo limitarci a rendere il software conforme, dobbiamo progettare sistemi che siano realmente Cra-ready fin dall’inizio», precisa. D’altra parte la stessa intelligenza artificiale, che da un lato apre enorme possibilità, dall’altro introduce nuovi rischi, rendendo necessario affrontare il tema della sicurezza in modo strutturale.
I benefici che l’intelligenza artificiale sarà in grado di garantire alle aziende saranno dati dall’evoluzione dell’interazione fra uomini e tecnologia. Gli agenti Ai potranno guidare un operatore, supportarlo nelle decisioni e portare a termine delle task che verranno loro assegnate. I vantaggi si faranno sentire anche nell’ambito nella manutenzione degli impianti e della gestione energetica.
«L’asset performance management e la manutenzione condition-based - dice il vice presidente di Schneider Electric Italia - sono ambiti nei quali vediamo un potenziale enorme. L’obiettivo è utilizzare i dati e l’intelligenza artificiale per anticipare i problemi, migliorare le prestazioni degli asset e aumentare l’efficienza complessiva degli impianti. Un altro tema fondamentale è l’efficienza energetica. La capacità di raccogliere e interpretare i dati provenienti dagli impianti ci permette di capire dove intervenire per ridurre i consumi».