Chi investe oggi sopravvive domani

Chi investe oggi sopravvive domani

Per Mario Corti, senior partner della società di consulenza Kpmg, l’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente molte aree chiave delle aziende. E questo è soltanto l’inizio

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“Questo è il momento di investire per farsi trovare pronti nel momento in cui ci potrà essere una stabilizzazione e una ripresa della crescita con ritmi più sostenuti”. Mario Corti, senior partner di Kpmg, non ha dubbi sul fatto che l’atteggiamento dei manager in questo determinato frangente sia quello giusto, soprattutto perché l’elevato livello di fiducia che essi hanno nelle prospettive delle aziende che guidano rappresenta “un segnale importante di visione a lungo termine e di comprensione di quelle che sono le priorità strategiche in questa fase così complessa”. Questo non significa ovviamente che essi ignorino i rischi che vengono dal quadro macro-economico e dagli shock geopolitici. Le difficoltà ci sono e sono anche significative, ma oggi “restare fermi comporta il rischio di perdere competitività e, nei casi più estremi, uscire anche dal mercato”, chiarisce l’esperto della società di consulenza. Anche lo stesso processo di investimento, soprattutto quello in intelligenza artificiale, presenta delle criticità.

L’80% di coloro che hanno dichiarato che l’IA è la principale priorità di investimento si dice consapevole delle complessità legate alla sua adozione. “In questo periodo - prosegue Corti - quello che stiamo vedendo è un passaggio da una prima fase legata alla sperimentazione e all’introduzione di progetti pilota, ad una in cui l’IA viene adottata su larga scala con obiettivi trasformativi di lungo periodo. La sfida adesso non è più solo guardare al ritorno d’investimento del progetto ma capire gli impatti trasformativi su aree chiave dell’organizzazione come supply chain, innovazioni di prodotti, processi decisionali e modelli operativi. Si tratta di un processo gigantesco, una vera rivoluzione industriale che modificherà i tradizionali modelli manageriali che abbiamo adottato finora. Ma siamo solo all’inizio”.

L’aspetto positivo è che fra i dipendenti c’è molta meno resistenza all’utilizzo dell’intelligenza artificiale rispetto a qualche tempo fa. Loro stessi stanno sperimentando quotidianamente i vantaggi di questa tecnologia, che porta con sé un incremento della qualità del lavoro e della produttività. “La sfida principale adesso - spiega Corti - è quella di investire massicciamente sulla formazione delle persone, che fino a ieri era un’attività tutto sommato abbastanza marginale nel business delle imprese ma che ora diventa un’attività centrale per creare nuovi modelli basati sulla collaborazione tra persone ed intelligenza artificiale. Il futuro del lavoro sarà sempre meno una separazione netta fra uomo e macchina e sempre più una combinazione delle rispettive capacità”.

E proprio per questo motivo sta anche cambiando la domanda di figure professionali sul mercato del lavoro. “Bisognerà - spiega il partner di Kpmg - formare sempre di più profili ibridi, capaci di combinare competenze tecnologiche e conoscenza del business. Non basta sviluppare una soluzione: bisogna saperla applicare ai processi, valutarne i rischi e comprenderne l’impatto sull’organizzazione. Per questo, accanto alle competenze tecniche, diventeranno ancora più importanti il pensiero critico, la capacità di giudizio e le capacità relazionali. Più cresceranno le possibilità offerte dall’IA, più sarà prezioso ciò che permette alle persone di orientarla e di valutarne i risultati”.

La sfida per il futuro non sarà però limitata all’ambito tecnologico. I fattori geopolitici sono sempre più rilevanti e sono ormai da tempo usciti dalla ristretta cerchia degli specialisti per entrare in azienda. Per Corti è oggi necessario portare la geopolitica dentro i processi decisionali, rafforzando la capacità di analisi, la produzione di scenari, la capacità di mettere in relazione strategia, gestione dei rischi, finanza, tecnologia, sicurezza e catene di fornitura. “Le imprese più strutturate - spiega - stanno investendo per far crescere la conoscenza del quadro geopolitico a livello manageriale e stanno inserendo il tema geopolitica a livello di board. Più che creare necessariamente una funzione dedicata, si sta lavorando per diffondere nell’organizzazione una maggiore consapevolezza su questi temi”.

Questo fattore è importante per l’Italia, un’economia con una forte vocazione all’export, minacciata dalla chiusura di alcune rotte commerciali. “Il caro energia incide direttamente sui costi di produzione, mentre le interruzioni lungo le rotte commerciali allungano i tempi, aumentano i costi logistici e rendono meno prevedibili le forniture. Il problema non è soltanto assorbire un costo maggiore, ma operare in un contesto più volatile. Le imprese reagiscono in due modi. Da una parte attraverso la diversificazione dei mercati di sbocco, dall’altra cercano di mitigare i rischi sulle catene di fornitura ricorrendo al nearshoring e friendshoring. Se prima i ceo guardavano al massimo di efficienza ed efficacia ora pensano prima alla capacità di garantire continuità operativa al loro business”.

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