“Lo scenario demografico italiano non è una dinamica da gestire: è una bomba a orologeria strutturale alimentata da fattori differenti che agiscono contemporaneamente”. È l’allarme lanciato da Giovanni Liverani, presidente dell’Ania (l’associazione delle compagnie assicurative), che richiama tre fattori: l’allungamento della vita, il calo delle nascite e i redditi bassi di chi comincia a lavorare. Una combinazione che mette sotto pressione il sistema pensionistico e rischia di lasciare i giovani di oggi senza risorse sufficienti per la vecchiaia.
Da qui il sostegno degli assicuratori a una dote previdenziale per ogni neonato, entrata nel disegno di legge di bilancio approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri e ora atteso all’esame del Parlamento. Per l’Ania resta un punto fermo: la gestione deve essere aperta a più operatori in concorrenza, lasciando alle famiglie la possibilità di scegliere. “È di fondamentale importanza, a nostro avviso, che questa iniziativa non sia gestita in via esclusiva da un solo soggetto pubblico, ma da un sistema di più attori in concorrenza tra di loro”, afferma Liverani.
Secondo quanto illustrato dal governo, dal 2027 l’Inps aprirà per ogni nuovo nato una posizione alimentata dallo Stato con 100 euro all’anno fino ai 18 anni, integrabili con i versamenti dei familiari. Le somme saranno non tassabili, non pignorabili e indisponibili fino ai 18 anni, salvo emergenze straordinarie autorizzate dal giudice tutelare. Alla maggiore età potranno essere utilizzate per gli studi universitari, per avviare un’attività oppure mantenute con una finalità di previdenza complementare. La pensione sarà dunque una delle possibili destinazioni del capitale. “Deve esserci una reale libertà di scelta per il cittadino”, insiste il presidente dell’associazione delle compagnie. Nella sua impostazione, previdenza pubblica, fondi pensione collettivi e polizze individuali assicurative devono operare in un regime di competizione. “Solo il confronto competitivo tra modelli stimola l’efficienza dei costi, le performance di rendimento, l’innovazione dei prodotti e lo sviluppo complessivo dell’intero settore”.
La previdenza complementare resta però ancora poco diffusa. Secondo il dato richiamato da Liverani, soltanto il 38% dei lavoratori ha aderito a un fondo pensione. La maggioranza resta quindi priva di una copertura integrativa, mentre le carriere diventano più discontinue e l’ingresso nel lavoro si sposta in avanti. Salari iniziali insufficienti e periodi senza occupazione pesano sui contributi versati e, di conseguenza, sull’assegno che si riceverà al termine della vita lavorativa.
“Immaginiamo che società può mai essere quella in cui, dopo una vita di lavori precari e a reddito discontinuo, si va in pensione con meno di quello che serve per vivere dignitosamente”, osserva Liverani. Il presidente dell’Ania sottolinea che per i futuri pensionati si prospettano riduzioni del tenore di vita nell’ordine del 40, 50 o 60% e sollecita un’estensione della previdenza integrativa attraverso incentivi fiscali e divulgazione. La prospettiva indicata è una copertura progressivamente universale, capace di raggiungere anche chi oggi rimane fuori. “Non possiamo permetterci una frattura sociale di queste proporzioni”.
Il salvadanaio avrebbe anche la funzione di avvicinare le famiglie a uno strumento spesso conosciuto troppo tardi. Dopo il bonus per i diciottenni proposto a luglio, Liverani sostiene la dote per i neonati: “Ma poco importa se parliamo di diciottenni o di neonati: l’importante è fare, e fare oggi, senza rimandare a domani la soluzione di un problema gigantesco”. I versamenti dei familiari permetterebbero di costruire una tutela prima dell’ingresso nel lavoro.
C’è poi il possibile impiego dei capitali raccolti. Le risorse destinate alla previdenza possono finanziare investimenti di lungo periodo. Con adeguati incentivi regolatori e fiscali, sostiene Liverani, questo “risparmio paziente” potrebbe sostenere transizione energetica, digitalizzazione e infrastrutture. La protezione del reddito nella vecchiaia si accompagnerebbe così a una maggiore disponibilità di capitali per lo sviluppo del Paese.
Il fisco è anche al centro della richiesta finale rivolta alla politica. Liverani ricorda che nell’ultimo anno il settore ha risarcito 18 milioni di cittadini e imprese per 42 miliardi di euro ed erogato prestazioni previdenziali e assicurative per oltre 93 miliardi. “Non siamo un giacimento fiscale da sfruttare per logiche di cassa di breve periodo”, afferma. Alle tassazioni straordinarie contrappone la richiesta di condizioni normative e fiscali stabili per avviare progetti di lungo periodo. Con l’ingresso del salvadanaio nella manovra, il confronto si sposta ora sulle regole: chi investirà le risorse e quali possibilità di scelta avranno le famiglie. Per l’Ania, l’apertura alla concorrenza resta la condizione essenziale.