Nel quinquennio 2018-2022 ben un’azienda su tre ha effettuato investimenti green. I risultati di questo sforzo finanziario sono ben visibili sul fronte dell’occupazione, dove ormai ben il 13,9% degli occupati totali è rappresentato da figure legate alla green economy. Sono queste le principali evidenze che emergono dalla quattordicesima edizione del rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, con la collaborazione del Centro Studi Tagliacarne e con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Secondo lo studio, a cui hanno collaborato Conai, Novamont, Ecopneus, European Climate Foundation, molte organizzazioni e oltre 40 esperti, la quota di lavoratori le cui competenze sono legate all’ambiente è destinato a crescere ulteriormente, visto che l’anno scorso più di un assunto su tre (35,1%) rientrava in questo campo. Tra le aree aziendali più interessate sul totale delle attivazioni troviamo quelle della progettazione e sviluppo (incidenza 87%), della logistica (81,7%) e del marketing e comunicazione (79,2%). Guardando in maniera allargata alla richiesta di competenze e cultura green, nel 2022 - su un totale di quasi 5,2 milioni di contratti previsti nel mercato del lavoro - questa conoscenza è stata ritenuta necessaria nell’81,1% dei casi, per circa 4,2 milioni di contratti.
“GreenItaly, con i suoi numeri e le sue storie d’impresa pone in chiara evidenza l’impegno del sistema produttivo italiano nella transizione verde - dice Andrea Prete, presidente Unioncamere - Grazie a un trend di investimenti aziendali nella direzione della sostenibilità ambientale che non si è arrestato neanche nei periodi di maggiori difficoltà - come quelli legati alla crisi pandemica e ai conflitti mondiali - da anni siamo infatti tra i Paesi eco leader in Europa”.
A livello territoriale, il Nord-Ovest si conferma l’area con il maggior numero di assunzioni green programmate, 598.250 unità nel 2022, segnando un +13,5% rispetto all’anno precedente. Il tasso di crescita più significativo si registra al Centro, +15,9% tra il 2021 ed il 2022 (323.590 nuovi contratti green a fine periodo), mentre cresce meno della media nazionale il Mezzogiorno, +11,2% (453.620 contratti). A chiudere il quadro il Nord-Est che nel 2022 fa registrare un +14,1% rispetto al 2021 (440.660 attivazioni).
In termini di incidenza delle attivazioni programmate di green jobs sul totale delle assunzioni attese nel 2022 per macro-area, il Nord-Ovest è ancora una volta leader con il 39,2%, seguito dal Nord-Est (35,4%), entrambi con valori superiori alla media nazionale (35,1%). Al di sotto della media nazionale, invece, il Centro con il 31,7% di contratti green sul totale macro-area (è aumentata di ben 1,2 punti percentuali rispetto al 2021), ed il Sud e Isole con un’incidenza sostanzialmente identica a quella dello scorso anno (32,7% nel 2022 contro il 32,8% del 2021).
“Accelerare gli investimenti nella transizione verde e nelle energie rinnovabili aumenta la stabilità finanziaria, come dimostrano gli studi della Bce e della Banca D’Italia, dà forza al made in Italy, riduce i costi a medio termine per famiglie e imprese, rafforza la nostra indipendenza energetica - afferma Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola - Siamo una superpotenza europea dell’economia circolare e questo ci rende più competitivi e capaci di futuro. Nel rapporto GreenItaly si legge un’Italia che va verso un’economia più a misura d’uomo che punta sulla sostenibilità, sull’innovazione, sulle comunità e sui territori”.