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Emissioni, lo spettro dell’urbanizzazione

Emissioni, lo spettro dell’urbanizzazione

Più 70% di residenti nelle metropoli entro il 2050. Italia al top: per dimezzare l’inquinamento vanno investiti 10 miliardi di euro all’anno

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Con il 60% della popolazione mondiale già residente nei centri urbani e una previsione di crescita al 70% entro il 2050, le città saranno in futuro sempre di più al centro dei temi legati allo sviluppo sostenibile ed altre sfide globali, tra cui i cambiamenti climatici, con un impatto senza precedenti su infrastrutture e risorse esistenti, in primis su quelle idriche. Una inarrestabile rivoluzione che, secondo il rapporto delle Nazioni Unite (“World Urbanization Prospects”), favorirà il fenomeno delle “mega-città”, ovvero le aggregazioni urbane con più di 10 milioni di abitanti. Attualmente se ne contano 44, di cui 25 localizzate nel continente asiatico e le altre 19 nel resto del mondo. In questo scenario, il rapporto segnala che l’Italia presenta la minore percentuale di popolazione residente nelle aree urbane tra i Big 5 europei (oltre all’Italia, Regno Unito, Francia, Spagna e Germania), pari al 72,6%. Questo dato è inferiore di 5,4 punti percentuali (pp) rispetto a quello registrato in Germania (78%), 9,5 pp rispetto alla Spagna (82,1%), 9,7 pp rispetto alla Francia (82,3%) e 12,5 pp rispetto al Regno Unito (85,1%). Secondo le stime delle Nazioni Unite, al 2050 in Italia però si prevede una percentuale di popolazione residente nelle aree urbane pari all’81,1%. Un valore superiore di 8,5 pp (20,9 milioni) rispetto a quello atteso per il 2025 (17,7 milioni). Considerando che, a oggi, l’Italia presenta un valore più basso di urbanizzazione rispetto ai peer europei, tale crescita risulta la più elevata tra i Big 5 al 2050: Regno Unito (5,1 pp), Francia (6 pp), Spagna (6 pp), Germania (6,3 pp).

È in questo contesto che si inserisce lo studio realizzato da A2A e The European House – Ambrosetti (Teha), con il supporto di ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), dal titolo “Sostenibilità urbana. Decarbonizzazione, elettrificazione e innovazione: opportunità e soluzioni per città future-fit”. La ricerca, presentata durante la 50ª edizione del Forum di Cernobbio, offre una riflessione sul ruolo dei centri urbani italiani nella transizione ecologica e sulle opportunità che quest’ultima può generare.

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo 

I risultati dimostrano che nel 2050, con l’attuale trend di urbanizzazione, le emissioni potrebbero crescere del 18% per 112 comuni presi a campione dalla ricerca dove si concentra il 7% della superficie nazionale, il 30% della popolazione e il 60% del Pil generato dal Paese. Applicando le leve tecnologiche già oggi a disposizione, è possibile invece ridurre le emissioni di oltre il 50%. In valori assoluti: 32 milioni di tonnellate di CO2, pari all’anidride carbonica assorbita da 210 milioni di alberi. Ne beneficerebbe anche l’attuale mix di consumi delle città, con un aumento del peso di energia elettrica, Fer e calore di scarto, di 20 punti percentuali sul totale, riducendo l’uso di combustibili fossili.

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo 

In termini di efficacia, l’analisi costi-benefici identifica 8 leve tecnologiche “pronte all’uso”: installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici residenziali, elettrificazione dei trasporti, installazione di pompe di calore elettriche, diffusione del teleriscaldamento, ottimizzazione della gestione del ciclo idrico e dei rifiuti (water e waste management), sostituzione dei punti luce con illuminazione a Led (relamping), sviluppo di verde urbano e riqualificazione degli edifici residenziali. Le stime dello studio indicano che queste leve richiedono investimenti annuali per circa 10 miliardi di euro, per un totale di 270 miliardi fino al 2050. Investimenti attivabili anche grazie alla capacità economico-finanziaria di operatori industriali che possono ricoprire un ruolo di abilitatore e partner per accelerare il percorso verso la sostenibilità delle città.

“Per realizzare queste strategie, indicate nell’obiettivo 11 dell’Agenda 2030 dell’Onu (“Città e comunità sostenibili”), ogni Paese deve poter contare su una governance chiara e ben definita – spiega Enrico Giovannini, co-fondatore e direttore scientifico di ASviS - Purtroppo, in Italia questa governance non esiste perché ancora manca un coordinamento delle politiche urbane. Il Cipu, il coordinamento interministeriale ricostituito dal governo Draghi, non si è mai riunito dal 2022 in avanti”. Per Giovannini, questo vuoto rischia di privare il Paese di ‘occasioni straordinarie’, come quelle offerte dalle risorse del Pnrr o dai fondi Ue di coesione e strutturali. “Il pericolo – avverte - è di utilizzare questi soldi per tanti micro-interventi, magari utili ma non certo funzionali a realizzare una governance per il sistema-Paese”.

In ordine sparso, però qualcosa si muove in Italia. Lo studio, infatti, ha approfondito i casi di 7 città italiane in cui si stanno sviluppando progetti che coniugano il benessere dei cittadini e la sostenibilità dei territori (Milano, Brescia, Messina, Bergamo, Varese, Cremona e Cosenza). Tra queste, la città più all’avanguardia è Milano, che può vantare il più grande impianto fotovoltaico su tetto del Paese, 390 km di rete di teleriscaldamento, 0% dei rifiuti conferiti in discarica, 94% di illuminazione pubblica a Led e una mobilità elettrica che la pone nella top ten delle metropoli europee.

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